mutilazioni sessuali

Oggi è il giorno delle mutilazione sessuali. e il video caricato da Mal e assistenti pennuti è bellissimo.

Noi che siamo dei campioni di politicamente scorretto e ci esercitiamo tutti i giorni per migliorare ci ricordiamo delle mutilazioni sessuali anche tutti gli altri giorni.

Per chi non lo avesse ancora letto

La verità vi renderà liberi. Giovanni 8:31,32
Nell’ora dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. George Orwell.

Questo articolo è molto crudo e contiene immagini che un bambino non dovrebbe vedere, ma ancora di più contiene immagini che un bambino non dovrebbe subire. Ci sono migliaia, milioni di uomini e donne nati nell’islam che sono contrari a qualsiasi tipo di mutilazione sessuale, che ne sono desolati, che ne sono nauseati. Stiamo dalla loro parte.

La verità ci renderà liberi, non il politicamente corretto, qualcosa dove prima si decide cosa “è giusto”, poi si lima e si aggiusta, fino a che la realtà da raccontare riesce a entrare nel contenitore. Perché se è vero che la verità ci renderà liberi, è valido anche che la menzogna ci inchioderà alla schiavitù, quindi facciamoci un pensierino quando sacrifichiamo la verità al politicamente corretto. Potremmo pagarne il conto. E potrebbe essere un conto atroce.
Questo articolo è un approccio politicamente scorretto sulle Mutilazioni Genitali Femminili. E possiamo usare l’acronimo mgf, quando ne parliamo, così risparmiamo qualche sillaba, io a scrivere e voi a leggere, è con queste tre lettere ingentiliamo, il suono diventa emmegieffe potrebbe essere la marca di qualche cosa, un qualche apparecchietto elettronico per ascoltare musica, è un suono dove le urla e la vergogna non risuonano, dove gli avvoltoi scompaiono nel candore asettico della carta stampata.
Questo articolo tratta di mgf. È della necessità etica di fermarle. Non esiste relativismo che possa giustificare la tortura di un bambino.

Sono un chirurgo e ho lavorato anche un Etiopia. Ho visto per la prima volta un’infibulazione all’ospedale di Bushulo, in Etiopia. Le sale operatorie erano sale operatorie african style, vale a dire un unico stanzone con quattro lettini e grandi finestre chiuse da zanzariere. A causa della infibulazione rifatta dopo il parto, una giovane donna non riusciva più ad espellere il sangue mestruale. Era stato lasciato un orifizio, ma la suppurazione che era seguita aveva causato un edema, in altre parole un gonfiore ai tessuti, e l’edema aveva chiuso l’orifizio. Il sangue mestruale non potendo defluire era rimasto a stagnare trasformando la vagina in una sacca piena di sangue, che a causa della presenza di batteri era “marcito”, la vagina era diventata una boccia che premendo sulla vescia le impediva di svuotarsi e la vescica era diventata enorme. La pressione nella vescica era aumentata, perciò i reni non riuscivano a lavorare e si stavano distruggendo. La vescica diventata, a sua volta, una boccia enorme premendo sull’intestino aveva causato un blocco intestinale. Io dovevo svuotare la vagina e la vescica. La cosa più urgente era mettere un catetere che drenasse l’urina, ma in quel disastro di tessuti cicatriziali martoriati e suppuranti era impossibile capire dove fosse l’uretra quindi avevo svuotato la vescica passando per via addominale: si infila un grosso ago attaccato a un tubicino nella vescica attraverso la parete addominale. Una volta svuotata la vescica, reni e intestino avrebbero ricominciato a funzionare. A quel punto avevo svuotato la vagina riaprendo per l’ennesima volta la vulva di quella povera donna. Era uscito il sangue, nerastro, infetto, con un odore nauseabondo e a quel punto gli avvoltoi attirati dall’odore di morte erano venuti a sbattere contro le zanzariere. La donna sarebbe morta da lì a poco per infezioni urinarie ricorrenti e insufficienza renale. Aveva dieci anni meno di me ed era stata condannata a morte, non da un cancro, non da nemici che l’avevano aggredita, ma dalla “sua civiltà”. Mentre cercavo di evacuare il più possibile di quella roba nerastra, gli avvoltoi alle mie spalle si avventavano contro le zanzariere, pazzi per quell’odore di morto, di putrefatto, che invece veniva da ventre vivo di una donna. Questa foto è stata scattata quel giorno: è sottoesposta perché non ho usato il flash, ma si vede il finestrone con l’avvoltoio.

Esiste una scienza che si chiama fisiopatologia del dolore, che ci dice come un bambino torturato subisca alterazioni devastanti e permanenti a tutta la sua struttura fisica e psichica. Questo articolo è dedicato alla scrittrice somala Ayaan Hirsi Ali, infibulata a cinque anni come descritto nello straordinario libro L’infedele, ma soprattutto grandissima combattente contro il relativismo che mette sullo stesso piano il rispetto dei diritti dell’individuo e la loro mancanza.
Riporto le parole di Hirsi Ali

In Somalia, come in molti paesi dell’Africa e del Medio Oriente, le bambine sono rese “pure” asportando parte dei loro organi genitali. Non c’è altro modo di descrivere questa procedura, che in genere si esegue verso i cinque anni. Dopo che clitoride e piccole labbra sono state letteralmente raschiati via, nei casi più compassionevoli tagliati, gli organi genitali vengono ricuciti in modo che una spessa fascia di tessuto formi una cintura di castità costituita dalla carne cicatrizzata. Viene lasciata una minuscola apertura, opportunamente posizionata, per la fuoriuscita di un sottilissimo flusso di orina ( Ci si accorge che una donna non è infibulata semplicemente sentendola orinare. Le donne infibulate riconoscono subito la non infibulata, la donnaccia perché orina con un getto forte, cioè “come un uomo”.) Solo con grande forza e sofferenza si potrà in seguito allargare l’apertura, lacerando il tessuto cicatriziale e permettendo così di avere rapporti sessuali.
LA MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE È PRECEDENTE ALL’ISLAM. NON TUTTI I MUSULMANI LA ADOTTANO E TRA COLORO CHE LA PRATICANO ALCUNI NON SONO DEVOTI (E NON SONO MUSULMANI ) MA IN SOMALIA DOVE QUASI TUTTE LE BAMBINE SONO SOGGETTE ALL’INFIBULAZIONE, LA PRATICA È GIUSTIFICATA IN NOME DELL’ISLAM. Le ragazze non circoncise saranno possedute dai demoni, cadranno nel vizio, nella perdizione e diventeranno prostitute. Gli iman incoraggiano tale pratica come garanzia di purezza
( L’infedele Rizzoli, pagina 42).

Ayaan Hirsi Ali ci racconta la sua esperienza. Le parole tra parentesi sono mie

Poi toccò a me. Ormai ero terrorizzata.
– Quando avremo tolto questo “kintir” (clitoride) tu e tua sorella sarete pure.- Dalle parole della nonna e degli strani gesti che faceva con la mano, sembrava che quell’orribile kintir, il mio clitoride, dovesse un giorno crescere fino a penzolarmi tra le gambe. Mi afferrò e mi bloccò la parte superiore del corpo … Altre due donne mi tennero le gambe divaricate. L’uomo che era un cinconcisore tradizionale appartenente al clan dei fabbri, prese un paio di forbici. Con l’altra mano afferrò quel punto misterioso e cominciò a tirare…Vidi le forbici scendere tra le mie gambe e l’uomo tagliò piccole labbra e clitoride. Sentii il rumore, come un macellaio che rifila il grasso da un pezzo di carne. Un dolore lancinante, indescrivibile e urlai in maniera quasi disumana. Poi vennero i punti: il lungo ago spuntato spinto goffamente nelle mie grandi labbra sanguinanti, le mie grida piene di orrore … Terminata la sutura l’uomo spezzò il filo con i denti…Ricordo le urla strazianti di Haweya, anche se era più piccola, aveva quattro anni, scalciò più di me per cercare di liberarsi dalla presa della nonna, ma servì solo a procurarlo brutti tagli sulle gambe di cui portò le cicatrici tutta la vita.

Mi addormentai, credo, perché solo molto più tardi mi resi conto che le mie gambe erano state legate insieme, per impedire i movimenti e facilitare la cicatrizzazione (dato che c’è stata una perdita di sostanza, clitoride e piccole labbra, le gambe legate insieme permettono la cicatrizzazione, ma la cicatrizzazione avviene in retrazione. Non c’è più tutto il tessuto necessario perché le gambe possano essere divaricate completamente. Nessuna farà più la spaccata. Anche dare un calcio a un pallone può essere impossibile, come andare a cavallo o, nei casi più gravi, nuotare a rana. Nei casi più gravi, dove infezioni riducono ulteriormente il tessuto, le donne non possono più divaricare le gambe per accovacciarsi e urinare e, dove non esistono water, devono urinare dalla posizione in piedi con l’orina che scola tra le gambe, scola un filino alla volta, una goccia alla volta.) Era buio e mi scoppiava la vescica, ma sentivo troppo male per fare pipì. Il dolore acuto era ancora lì e le mie gambe erano coperte di sangue. Sudavo ed ero scossa dai brividi. Soltanto il giorno dopo la nonna mi convinse a orinare almeno un pochino. Oramai mi faceva male tutto. Finché ero rimasta sdraiata immobile il dolore aveva continuato a martellare penosamente, ma quando urinai la fitta fu acuta come nel momento in cui mi avevano tagliata. Impiegammo circa due settimane a riprenderci. La nonna accorreva al primo gemito angosciato. Dopo la tortura di ogni minzione ci lavava con cura la ferita con acqua tiepida e la tamponava con un liquido violaceo, poi ci legava di nuovo le gambe e ci raccomandava di restare assolutamente ferme o ci saremmo lacerate e allora avrebbe dovuto chiamare quell’uomo a cucirci di nuovo. Lui venne dopo una settimana per esaminarci. Haweya doveva essere ricucita. Si era lacerata urinando e lottando con la nonna…L’uomo ritornò a togliere il filo dalla mia ferita. Ancora una volta furono atroci dolori per estrarre i punti usò una pinzetta. Li strappò bruscamente mentre di nuovo la nonna e altre due donne mi tenevano ferma. Ma dopo questo anche se avevo una ruvida spessa cicatrice tra le gambe che faceva male se mi muovevo troppo, almeno non fui più costretta a restare sdraiata tutto il giorno con le gambe legate. Haweya dovette attendere un’altra settimana e ci vollero quattro donne per tenerla ferma… Non dimenticherò mai il panico sul suo viso e nella sua voce…Da allora non fu più la stessa…aveva incubi orribili. La mia sorellina un tempo allegra e giocosa cambiò. A volte si limitava a fissare il vuoto per ore. (svilupperà una psicosi) … cominciammo a bagnare il letto dopo la circoncisione.

Do per scontato che tutti abbiano letto almeno un articolo sull’argomento. Vi invito lo stesso a fare l’esperimento di andare su Google, digitare mgf e dare una scorta ai risultati. Ci sono anche articoli molto buoni scritti da dermatologi, ginecologi e chirurghi. Più o meno le affermazioni saranno queste.
L’intervento di infibulazione consiste nell’asportazione della clitoride, e nella sutura dopo scarnificazione delle piccole labbra vaginali. La sutura viene spesso fatta con spine di acacia. È una pratica tribale africana
L’escissione asporta il clitoride.
La circoncisione asporta solo pelle del prepuzio. Un taglietto che asporta un pezzetto di pelle. In molti siti è specificato come sia una pratica che non lascia conseguenze sulla donna. In tutti i siti ufficiali è specificato che la pratica delle mgf non ha nulla a che fare con le religioni:l’affermazione che siano legate all’islam è un pregiudizio dovuto al razzismo islamofobo.
Dunque, riassunto: l’infibulazione è una roba da tribù disperse nella savana, l’ulteriore particolare delle spine di acacia ci inchioda all’immagine del sonnacchioso villaggio con i muri di fango e sterco di capra.
Falso. L’infibulazione era diventato retaggio delle campagne, completamente cacciata dalle città dalla diffusione del cristianesimo e dei costumi occidentali, negli anni ’50 e ‘60. È stata rilanciata dai leader anticoloniali come affermazione terzomondista di africanità (cfr Alice Walker, Possedere il segreto della gioia). La scrittrice somala Hiirsy Ali, infibulata a cinque anni, in un quartiere dove tutti hanno l’acqua corrente e l’elettricità, l’anno prima di cominciare le elementari, racconta il martirio delle bambine infibulate, ma anche la persecuzione di quelle non infibulate, additate come mostri di oscenità dall’iman alla scuola coranica, per poter essere massacrate di botte dagli altri ragazzini.
L’infibulazione è una pratica sempre più diffusa anche nelle zone non rurali, cui non è più possibile sfuggire nella Somalia delle corti islamiche,e per cortesia lasciamo perdere le spine di acacia. Restano le due piccoline. Escissione del clitoride e la semplice circoncisione.
Andiamo a leggere cosa ne dicono gli islamici.

Riporto dal Sito http://islam.forumup.it [Sito Ufficiale dei Fedeli Islamici in Italia] :
"A proposito della Circoncisione Femminile"

Dal momento che ultimamente è capitato di parlare di circoncisione femminile, e dal momento che si è constatato esserci molta confusione sull’argomento, è sembrato opportuno spendere due parole sulla questione. Il calderone mediatico sotto cui soffia il fuoco dell’islamofobia tende spesso a fare una grande confusione sulla questione, accusando l’Islam di atti incivili che, al contrario, gli sono del tutto estranei. Dal momento che questa situazione si viene a creare spesso e volentieri, non è inopportuno spiegare bene quale sia la posizione del Fiqh sull’argomento. Si è anche potuto osservare come l’uso di cenni e linguaggi allusivi per pudore (considerato che l’oggetto della discussione è l’intimità femminile) possa essere utile a far capire la questione solo a chi… già la conosce. Ergo, userò qui un linguaggio anatomico esplicito, in modo da non lasciare adito a nessuna confusione.

Prima di spiegare la posizione della Shari’ah in merito alla circoncisione femminile, è necessario comprendere l’oggetto di cui stiamo parlando. Possiamo distinguere le principali forme di escissione genitale femminile in tre categorie:

1) Circoncisione femminile shariatica, che consiste nel taglio di una piccola estremità del prepuzio clitorideo.
2) Clitoridectomia, che consiste nell’asportazione dell’intero clitoride.
3) Infibulazione o circoncisione faraonica, che consiste nell’asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale.

Mentre la prima forma di escissione non ha alcuna seria conseguenza per il normale svolgimento della vita di una donna (come la circoncisione maschile non ha alcuna seria conseguenza per la vita di un uomo), le ultime due forme di escissione sono pratiche altamente lesive, e vietate categoricamente dalla Shari’ah, che invece parla (con diversi gradi di raccomandazione, a seconda della scuola giuridica) esclusivamente della prima.

Soprattutto, se è abbastanza palese come la circoncisione femminile sancita dalla Shari’ah non si possa confondere con l’infibulazione, essa non deve essere confusa nemmeno con la clitoridectomia, come invece alle volte accade. La differenza tra queste due forme di escissione sta nel fatto che la clitoridectomia, come già detto, implica l’asportazione dell’intero clitoride, mentre la circoncisione femminile di cui parla la Shari’ah no. Il clitoride è un organo erettile posto poco al di sopra della vulva, e appena sopra le grandi labbra della vagina. Da un punto di vista anatomico presenta diverse rassomiglianze col pene maschile, e difatti condivide con esso gran parte della terminologia medica. Infatti, il clitoride è costituito da una sorta di asta composta di corpi cavernosi (che, proprio come il pene maschile, fanno si che essa si erga durante l’eccitazione sessuale), e da un glande sormontato da un prepuzio, chiamato, per l’appunto, prepuzio clitorideo. Ora, la circoncisione di cui parla la Shari’ah consiste esclusivamente nel taglio di un minima parte del prepuzio clitorideo, e precisamente delle sue estremità, in modo molto simile a quanto accade per la circoncisione maschile (che però consiste nell’asportazione dell’intero prepuzio che ricopre il glande del pene).

Quindi l’affermazione che l’islam non c’entri nulla con le mutilazioni femminili? Qui abbiamo la risposta. L’islam, ufficialmente, condanna l’escissione del clitoride e l’infibulazione. Se poi qualche iman la raccomanda in qualche sperduto villaggio, o in tutta la Somalia, la teoria non cambia. Ogni civiltà ha la sua quota di gente che non ha capito niente. La posizione ufficiale è questa. A questo punto nessuno ha più dei dubbi che la circoncisione femminile, asportazione di un pezzetto del prepuzio, sia raccomandata dalla sharia. E sia sempre più diffusa. È stata introdotta negli ultimi quattro anni anche in Indonesia, ora è la volta della Malesia. Rende le donne più belle e delle musulmane migliori.
E l’affermazione che le mgf non c’entrino con l’islam? Nessuna contraddizione, ci spiegano sul sito.
Semplicemente la circoncisione femminile non è una mutilazione sessuale, perché non lascia conseguenze né fisiche né psichiche, come sostengono sul sito e come cinguettano le antropologhe islamicamente corrette, la Pasquinelli, per esempio, antropologa ed esperta di infibulazione (sic!) autrice del libro Infibulazione, uno dei libri dove appunto si parla di spine di acacia. La circoncisione femminile è un taglietto che leva un pezzetto di pelle e basta, non è una mgf. L’islam, condanna escissione e infibulazione, che, quelle sono mgf, raccomanda la circoncisione, ma la circoncisione non è una mgf, e quindi il conto torna.

La circoncisione femminile shariatica, che, ripeto perché deve essere chiaro, consiste nel taglio di una piccola estremità del prepuzio clitorideo, un taglietto che leva un pezzetto di pelle, non lascia conseguenza sulla donna, come garantiscono i siti islamici e le antropologhe simpatizzanti, che non considerano sui loro libri la circoncisione una vera mutilazione perché è solo un taglietto che leva un pezzetto di pelle. ( avete notato la ricchezza di diminutivi, mentre si parla di dolore? ) Certo:la cicatrice però è devastante. Chi non ha studiato fisiopatologia chirurgica non ha l’allenamento mentale a pensare che il peso di un intervento non è dato da quanto si è tolto, ma da come si forma la cicatrice. Nella lobotomia non si leva nulla. In realtà anche levando solo un pezzetto di pelle, la cicatrizzazione è tale da annullare la funzione. Nella circoncisione maschile il prepuzio resta un cilindro, solo più corto. Nella circoncisione femminile il clitoride è piccolo, non ce la fa a sporgere tenendo aperto il varco. Il prepuzio cruentato si chiude. La cicatrice si forma al di sopra del clitoride, il cilindro diventa un cappuccio. Il clitoride resta incarcerato dalla cicatrice, coperto, separato, al riparo da qualsiasi stimolazione che causi l’orgasmo. Non solo, se la donna si eccita i corpi cavernosi vanno in erezione, urtano la cicatrice e si crea dispareunia.(dolore nell’atto sessuale) In più la distinzione tra semplice asportazione del prepuzio e asportazione del clitoride è una pia illusione. Sarebbe possibile senza problemi dopo la pubertà, dove una volta preso il prepuzio e tirato c’è sempre uno spazio di millimetri al di sopra dei corpi cavernosi. In una bambina il clitoride è piccolo, siamo prima della pubertà. La operatrice ( come diavolo si chiama costei? La tagliatrice, la mammana?) mette due dita sul prepuzio, tira e con una forbice grande su una bimba che si agita e urla, dà la sforbiciata sotto alle dita. Nei casi dove il prepuzio è lungo, c’è lo spazio perché la sforbiciata sia al di sopra dei corpi cavernosi, in tutti gli altri li prende in pieno. La cosiddetta circoncisione nel 50% dei casi diventa una clitoridectomia parziale, con le caratteristiche della clitoridectomia: dolore ed emorragia enormemente superiore alla semplice circoncisione, che già quella era insopportabile.
Sono tessuti sensibilissimi, ricchissimi di terminazioni nervose. Il dolore subito da bambini, esiste una fisiopatologia del dolore, è distruttivo per la psiche umana. Il dolore ingiusto configura la vergogna. La circoncisione maschile può avere una funzione di cura, evitare la fimosi (restrinigimento dell’ultima parte del prepuzio dovute alle infezioni ricorrenti) nei luoghi dove non è possibile una buona igiene e possono instaurarsi balanoprostiti, cioè infezioni ricorrenti del prepuzio. La circoncisione maschile è sempre accompagnata da ammirazione e fierezza per l’organo sessuale del bambino ed è esterna, riguarda un organo esterno: il corpo del bambino non deve essere spalancato per arrivarci, non è vissuto come sé stesso, ma come il proprio pene. La circoncisione femminile è sempre accompagnata da disprezzo, il disprezzo che le madri hanno per il proprio corpo di donna: è sempre accompagnata da vergogna. Il dolore è modulato dalle emozioni: il sentirsi amato, accudito, forma endorfine e diminuisce il dolore. Il dolore è moltiplicato dalla vergogna e diventa un danno strutturale, può diventare un danno epigenetico, una danno cioè che altera l’espressione dei geni: se nella persona ad esempio c’è un gene che favorisce una determinata malattia, aumentano le probabilità che questa malattia si instauri. Il dolore segue una via ascendente, la via spino talamo corticale, e quando è un dolore prolungato, per esempio quello che si ha in un’ustione, oppure nella clitoridectomia o nella infibulazione, dove a causa della perdita di sostanza la cicatrice impiega un mese a formarsi e la bambina deve restare un mese con le gambe legate l’una all’altra, può succedere che la via del dolore, la via spino talamo corticale, resti stimolata talmente a lungo che il secondo neurone di questa via non riesce più a ritornare silente, non eccitato. Il dolore si autonomizza. Il dolore, cioè, diventa malattia autonoma, sganciato dalla stimolazione dolorosa. Si hanno il fenomeno dell’allodinia ( la parte risponde con la sensazione di dolore alla semplice stimolazione) oppure alla completa autonomizzazione del dolore: dolore in assenza di stimolazione. Un bambino torturato mantiene per tutta la vita gli ormoni da stress alti e quindi la sua soglia del dolore è sempre più bassa: quando da adulto deve andare dal dentista sente più dolore degli altri. Esattamente come un bambino che è stato terrorizzato, per esempio perché è rimasto sotto un bombardamento, per tutta la vita sarà più spaventato degli altri. Le bambine torturate possono perdere la capacità, tipicamente femminile e materna, dell’empatia e possono diventare con facilità le torturatrici delle figlie ( la perdita dell’empatia è dovuta alla perdita di particolari cellule nervose chiamate neuroni a specchio) e tutto il popolo aumenta le sue potenzialità di ferocia, o, almeno, diminuisce le sue capacità di compassione.

“…questa pratica fa delle donne delle migliori musulmane, le rende più belle agli occhi dei loro mariti, le rende più equilibrate psicologicamente e soprattutto al riparo della libido…” dicono gli uomini dell’Assalaam Foundation Organis, sauditi e ricchissimi, che stanno finanziando la campagna di capillare diffusione della circoncisione shariatica, cioè islamica. In Indonesia la mutilazione sessuale non c’è mai stata, mai MAI; MAI; MAI; MAI; la stanno diffondendo ora, la insegnano nelle scuole perché in Indonesia non la conoscono.
Le foto sono state scattate a Bandung,in Indonesia, nel 2006. Siamo in una scuola media. Le foto non sono state fatte di nascosto. Le signore guardano compiaciute la fotografa che loro stesse hanno invitato.

La necessità e l’urgenza di fermare le mutilazioni sessuali sono assolute. Si comincia dal coraggio di affermare che la “semplice circoncisione”, quella che queste bimbe hanno subito, è in tutto e per tutto una mutilazione. Il relativismo e il politicamente corretto stanno proteggendo queste pratiche. In Indonesia è arrivata la voce dell’Assalaam Foundation Organis, ma non è arrivata la nostra voce. Noi che queste pratiche sono atroci non lo abbiamo mai urlato, spesso non lo abbiamo nemmeno detto, imbavagliati dal politicamente corretto e dalle farneticazioni delle antropologhe islamicamente corrette.

Comments

  1. Le religioni sono la materia di cui è costituito l’Orrore .

  2.  Non tutte, Spartac.
    Penso proprio che se Gesù Cristo ha rovesciato i tavoli delle bancarelle nel tempio in un momento di rabbia per il sacrilegio della casa del signore, in questa scuola dove sono state scattate queste foto sarebbe entrato mulinando un palo della luce.

    Sono contenta che ti sia piaciuto, Silvana. 

  3. E’ vero che dovremmo alzare la voce ma non sembra che l’Europa e l’Occidente in generale sia molto attento a tutto ciò che non concerne l’economia e la finanza. Ho letto con orrore la testimonianza di Hirsi Ali e le farneticazioni di chi difende l’escissione considerendola non invasiva.

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