cristiani pachistani e utili idioti

Gli utili idioti che con le loro buone intenzioni lastricano gli inferni altrui.

Il secondo punto, la seconda atroce conseguenza dell’equiparazione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo alla Sharia è la persecuzione dei cristiani e delle altre minuscole e disperate  minoranze ancora presenti in terra islamica. Uno dei punti fondamentali della umma è il diritto che in realtà è un dovere, di punire la blasfemia, l’apostasia e l’istigazione all’apostasia.

Apostasia: un islamico che si converte al cristianesimo, al buddismo o al libero pensiero commette apostasia: condanna a morte nei paesi integralisti, solo 3 anni di galera nella laica Algeria e nella moderata e laica Malesia. Una persona che esprima dubbi sull’islam e su Maometto e sia accusato di blasfemia ( Egitto) perde i beni e la famiglia, in Pakistan ci sono diverse possibilità e si aggiungono le pene fisiche, le frustate.

Istigazione all’apostasia, vale a dire fare proselitismo. Un uomo entrato in Pakistan con una croce al collo è stato bastonato a morte e i suoi assassini assolti in quanto hanno punito  un tentativo di conversione. Bibi, cristiana pachistana è stata condannata a morte per aver descritto la bellezza del cristianesimo.

Blasfemia: blasfemia non è solo ritenere che Maometto sia stato un uomo dissoluto e crudele, anche solo pronunciare il padrenostro è blasfemia, perché nell’islam noi siamo servi di Dio, non suoi figli.

Quando il 2 agosto 1990 quando l’onu ( il minuscolo non è un errore, ma una rappresentazione grafica del mio profondo disprezzo per un’associazione che sempre si è battuta a proteggere dittature, crimini, persecuzioni, genocidi, diffondere l’odio per la libertà e l’antisemitismo) ha fatto questa folle equiparazione, cui la “parte migliore del mondo occidentale”, vale a dire l’assembramento degli utili idioti che con le loro buone intenzioni lastricano gli inferni altrui, ha risposto con un educato silenzio, per quell’infernale di impasto di eccesso di buona educazione, ignoranza assoluta e pura imbecillità di ottima qualità che si chiama politicamente corretto.   

O politicamente corrotto? Corrotto dalla denaro che arriva dai regni del petrolio, dalla vigliaccheria che è diventato un merito, una virtù cardinale, corrotto dal terrore delle due accuse, razzismo e islamofobia, con cui si esce dalla società civile, con cui si viene massacrati.

Il risultato è la distruzione di decine di migliaia di vite l’anno in tutto l’islam, il risultato è la dignità e le libertà più elementare calpestata: la libertà  dovrebbe essere un valore della nostra civiltà, e invece non lo è più, non può esserlo.

La verità vi renderà liberi.

“Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.
Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico.
Mi sono state proposte alte cariche al governo e mi è stato chiesto di abbandonare la mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa: «No, io voglio servire Gesù da uomo comune».
Questa devozione mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.
Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.
Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione.
Voglio dirvi che trovo molta ispirazione nella Sacra Bibbia e nella vita di Gesù Cristo. Più leggo il Nuovo e il Vecchio Testamento, i versetti della Bibbia e la parola del Signore e più si rinsaldano la mia forza e la mia determinazione. Quando rifletto sul fatto che Gesù Cristo ha sacrificato tutto, che Dio ha mandato il Suo stesso Figlio per la nostra redenzione e la nostra salvezza, mi chiedo come possa io seguire il cammino del Calvario. Nostro Signore ha detto: «Vieni con me, prendi la tua croce e seguimi».
I passi che più amo della Bibbia recitano: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». Così, quando vedo gente povera e bisognosa, penso che sotto le loro sembianze sia Gesù a venirmi incontro.
Per cui cerco sempre d’essere d’aiuto, insieme ai miei colleghi, di portare assistenza ai bisognosi, agli affamati, agli assetati.
Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna”.

Shahbaz Bhatti, il ministro pachistano per le Minoranze religiose ucciso il 2 marzo 2011 da un commando di fondamentalisti islamici che lo hanno “punito” perché cercava di modificare la Legge sulla blasfemia che in 25 anni di applicazione è costata la vita a centinaia di cristiani.

Giovedì prossimo alle ore 13 sarò davanti al palazzo dell’onu di Ginevra insieme a manifestare contro la legge sulla blasfemia in Pakistan.

Lo so, abbiamo tutti molto da fare, ma dobbiamo anche guardare in faccia i nostri figli e prima o poi lo guarderemo anche in faccia l’angelo della morte, no? Forse sarà anche il caso di avere qualcosa di intelligente da dirgli. Quanti giorni abbiamo nella nostra vita? E se ne usassimo uno per chi, come Shahbaz Bhatti li ha dati tutti?

Saremo in tanti, vero? Riusciremo a farci sentire, vero?

Silvana De Mari