un minuto di silenzio per sei milioni. Non basterebbero sei millenni

 

God … God… God almighty, when will it end?
A moment of silence isn’t enough for six million.
We’ll never be able to understand the magnitude of this tragedy.
They had dreams of a final solution.
Everyone went to sleep, and that was their last day.
One by One a people was almost annihilated.
Even the bravest didn’t survive.
None were human, all were just numbers.
Standing in a long line with no tomorrow in sight.
So much crying without a single tear.
So many endings and that was just the beginning.
Lots of prayers and shouts, but no one heard a sound.
And how could the Messiah not come to rescue us?
We were moving targets in Satan’s shooting gallery.
Impossible to hide and nowhere to run to.
Temperature rising, our feet sticking to the ground.
From dust to dust, our souls go to Heaven.

The trains to death, the web of lies.
The helpless still struggling for life.
Murdered, robbed, that’s it for their souls?
Identified only by numbers but their names won’t be forgotten.
Freedom vanished, yet the hope remained.
The soul survived, our eyes looking towards Eretz Y’Israel.
A massacre without reason.
A sea of victims.
Those tired out with yellow stars on their shirts.
And were sent in to the flames.
How is it possible to steal dreams from kids.
In a time when adults’ memories are stolen?
What did I do so horrible that there’s no forgiveness.
I always said "Amen" after every prayer.
Now running through my head are thoughts of quitting.
Tell me, how did we lose.
our photos of mortals?
Feeling what happened to us in the Holocaust.
Sixty years ago and it’s still engraved in our souls.
A big scream stuck in my throat.
Six Million! Etched in my memory.
What mistake created anti-Semitism?
Who gave man the authority to annihilate a culture?
From the Star of David almost nothing survived.
I’ll wear mine, all my life never taking it off.
So that in the future.
We won’t return to these same mistakes..
To remind me to always keep my eyes open.
And to teach me not to become prey within a cell.
There’s not another life cowering in fear.
To be honoured in life, and to die with honor.
The code for Heaven is survival.
The sun will rise and the sun will set.
The rain will come and wash everything away.
The circle of life is true.
If there’s life after death.
We’ll wait for them there!
God…God…
God Almighty, when will it end?

God…God…
God Almighty, when will it end?

barbara

 

UN SOGNO TRAMANDATO DAL FARAONE AL 1938

Mi chiamo Anna. Ho dodici anni. Ho occhi e capelli castani. La mia adolescenza è appena iniziata. Ma la mia vita sta per finire. Mi chiamo Rebecca. Ho cinque anni. Ho occhi azzurri e capelli biondi. Non festeggerò mai il mio compleanno di sei anni. Mi chiamo Isaac. Non so esattamente quanti anni ho. Forse uno. Forse due. L’unica cosa certa è che mi hanno separato dalla mia mamma. E che non la rivedrò mai più. Mi chiamo Ruben. Sarei dovuto nascere tra due mesi. La mia anima non giungerà mai in questo mondo. Qualcuno ha deciso che non meritiamo di vivere. Che siamo colpevoli di una diversità insopportabile. La lingua parlata dai nostri genitori è troppo differente da quella del posto. Il nostro modo di vestire non segue sempre le mode dettate dagli stilisti. I nostri nomi, durante l’appello, risuonano come suoni stranieri tra le mura di scuola. La nostra identità è troppo sentita per passare inosservata. Il nostro orgoglio come nazione troppo potente per rimanere silente. Coloro che ci hanno negato il futuro avevano un unico progetto in testa. Un sogno tramandato dal faraone fino al 1938. Cancellare per sempre l’esistenza del popolo a cui apparteniamo. Annientare il nostro presente per evitare un nostro domani. Un disegno, grazie a D-o, mai trasformato in realtà. Voi, che vi trovate lì oggi, a leggere comodi in una sinagoga o tra le accoglienti pareti di casa, potete scegliere. Se piangere per noi, commiserandoci e ricordandoci. O riportarci in vita. Quando una bambina di nome Anna compirà dodici anni e prenderà su di sé tutte le mizvot. Quando una bambina di nome Rebecca accenderà una candela al venerdì sera. Quando un bambino di nome Isaac pronuncerà ‘torà’ tra le sue prime parole. Quando un bambino di nome Ruben vedrà la luce e farà il brit milà all’ottavo giorno. Il sogno dei nostri nemici andrà in frantumi. E voi ci avrete ridato la nostra vita rubata.

Gheula Canarutto Nemni