Un articolo di Bet Ya Or.

La maggior parte degli europei non ha ancora compreso che le loro strutture nazionali e sovrane si sono già disintegrate nel multilateralismo e il multiculturalismo. Essi credono ancora di poter agire sul proprio destino nazionale restando nella sfera democratica che si sono creati. In realtà, il potere decisionale a livello nazionale relativo alla politica interna ed estera è sfuggito loro di mano. Oggi le popolazioni dell’UE sono gestite da organizzazioni internazionali, come le Nazione Unite, la Fondazione Anna Lindh, l’Alleanza delle Civiltà, l’Organizazione della Conferenza Islamica (OCI) e la sua filiale l’ISESCO, interconnesse in reti che diffondono la governance mondiale in cui predomina l’influenza dell’OCI sull’ONU. Il trasferimento del potere fuori dai confini nazionali dei singoli stati membri dell’Unione Europea verso le organizzazioni internazionali avviene attraverso strumenti detti «dialogo» e «multilateralismo» legati a reti designate dagli stati: Dialogo Euro-Arabo, Medea, Processo di Barcellona, Unione per il Mediterraneo, Fondazione Anna Lindh, Alleanza delle Civiltà, Parlamento Euro-Mediterraneo (PEM) ecc. Queste reti trasmettono direttive a delle sottoreti, a miriadi di ONG e ai rappresentanti delle «società civili» che scelgono essi stessi, attivisti dell’immigrazione e del multiculturalismo. La rete delle istituzioni politiche, i cosiddetti «think tank», spesso finanziata dalla Commissione europea, trasforma tali direttive in opinione pubblica mescolandole sulla stampa, nelle pubblicazioni, nei film, veri e propri inghiottitoi di miliardi. Le popolazioni europee sono chiuse in un gioco di specchi che si rinviano, a tutti i livelli sino all’infinito, le opinioni prefabbricate in base ad agende politiche e culturali che esse ignorano e spesso disapprovano. Questa trasformazione «di un’Europa delle Nazioni» in un’Europa unificata e integrata alle organizzazioni internazionali, come l’ONU, l’UNESCO, l’OCI, ecc., risponde alla strategia dell’UE in particolare nella sua dimensione mediterranea. Una tale ottica motiva le politiche sia dell’UE che dell’OCI, che si oppongono entrambe – per interessi diversi – ai nazionalismi culturali e identitari locali in Europa. Questo movimento promuove il multiculturalismo e l’internazionalismo di una popolazione europea destinata a trasformarsi e a sparire in virtù dell’unione delle due rive del Mediterraneo e di una immigrazione dell’Africa e dell’Asia incoraggiata dalla Dichiarazione Durban 2. Questa Dichiarazione è in conformità alla politica dell’OCI in riguardo all’emigrazione. A tale scopo, la nozione stessa e la coscienza di una civiltà europea peculiare e specifica, nel corso di millenni, si dissolve mentre si continuano a combattere con accanimento le identità culturali europee assimilate al razzismo. L’OCI segue un percorso simile all’Unione europea, organizzandosi come forza transnazionale, ma, contrariamente all’UE, si afferma grazie al radicamento della ummāh nella sfera della religione, della storia e della cultura coranica. Cosa è l’OCI? Questa è un’organizzazione centrale creata nel 1969 per distruggere Israele. Essa riunice 56 stati membri (musulmani o a maggioranza musulmana) e l’Autorita Palestinese. Questi stati sono in Asia, Africa et Europa con l’Albania, la Bosnia Herzegovina e il Kossovo. L’OCI è la seconda organizzazione intergovernativa dopo le Nazioni Unite e rappresenta un miliardo trecento milioni di musulmani. Al l’11° Vertice islamico svoltosi a Dakar il 13 e 14 marzo 2008, l’OCI ha adottato una Carta che ne sancisce i principi e gli obiettivi, il primo dei quali consiste nell’unificazione della ummāh (la comunità islamica mondiale) attraverso il suo radicamento nel Corano e nella Sunna, e la difesa solidale delle cause e degli interessi musulmani sulla pianeta. Questa politica spiega la recrudescenza di religiosità musulmana in generale, inclusa l’Europa, e di odio contro Israele e l’Occidente. I suoi organi principali sono: 1) il Vertice islamico, che rappresenta l’istanza suprema di decisione ed è composto dai re e dai capi di stato; 2) il Consiglio dei ministri degli esteri; 3) il Segretariato generale, che costituisce l’organo esecutivo dell’OCI e 4) la Corte islamica internazionale di Giustizia, che diventerà l’organo giuridico principale dell’organizzazione (articolo 14) e giudicherà in conformità con i valori islamici. (art. 15). L’OCI è dotata di una struttura unica fra le Nazioni e le società umane. In effetti, il Vaticano e le varie Chiese non hanno un potere politico, anche se in concreto fanno politica, poiché nel cristianesimo come nel giudaismo funzioni religiose e politiche devono restare rigorosamente separate. Lo stesso vale anche per le religioni asiatiche, i cui sistemi non riuniscono in un’unica struttura organizzativa religione, strategia, politica e sistema giuridico. Non solo l’OCI gode di un potere illimitato grazie all’unione e alla coesione di tutti i poteri, ma a questi aggiunge anche l’infallibilità conferita dalla religione. Riunendo sotto un solo capo 56 paesi, alcuni fra i più ricchi del pianeta, l’organizzazione controlla la maggior parte delle risorse energetiche mondiali. L’OCI è un’organizzazione religiosa e politica che appartiene alla sfera di influenza dei Fratelli Musulmani con cui condivide in tutti i casi la visione strategica e culturale di una comunità religiosa universale, la ummāh, ancorata al Corano, alla Sunna e all’ortodossia canonica della shari’a. Che la religione sia un fattore prioritario per l’OCI si evidenzia dal suo linguaggio e dai suoi obiettivi. Così la conferenza di Dakar (marzo 2008) prende il titolo di Conferenza del Vertice islamico, Sessione della ummāh islamica del XXI secolo. Nel preambolo della Carta dell’OCI, gli stati membri confermano la loro unione e la loro solidarietà ispirate dai valori islamici al fine di rafforzare nell’arena internazionale i loro interessi comuni e la promozione dei valori islamici. Essi s’impegnano a rivitalizzare il ruolo di pioniere dell’islām nel mondo, a sviluppare la prosperità negli stati membri e, al contrario degli stati europei, ad assicurare la difesa della loro sovranità nazionale e della loro integrità territoriale. Dichiarono che la vera solidarietà implica necessariamente il consolidamento delle istituzioni e la profonda convinzione di un destino comune in base a valori comuni definiti nel Corano e nella Sunna (§ 4) che stabiliscono i parametri della buona governance islamica. Essi raccomandano che i mezzi di informazione contribuissero a promuovere e sostenere le cause della ummāh e i valori dell’islām mentre l’OCI si impegna in forme di solidarietà con le minoranze musulmane e le comunità di immigrati nei paesi non musulmani e collabora con le organizzazioni internazionali e regionali per garantire i loro diritti nei paesi stranieri. L’OCI si impegna inoltre a stimolare i nobili valori dell’islām, a preservarne i simboli e la loro eredità comune e a difendere l’universalità della religione islamica, in termini più chiari, la diffusione universale dell’islām (da‘wah). Si impegna a inculcare i valori islamici nei bambini musulmani e a s
ostenere le minoranze e le comunità di immigrati musulmani all’esterno degli stati membri al fine di preservarne la loro dignità, identità culturale e religiosa e i loro diritti. Affermano il loro sostegno alla Palestina con capitale Al-Quds Al-Sharif, il nome arabizzato di Gerusalemme. L’OCI sostiene tutti i movimenti musulmani di lotta come quello del popolo turco di Cipro, in Sudan, in Cina, dei Palestinesi, condamna l’occupazione dell’Armenia in Azerbaigian, del Jammu e Kashmir, l’oppressione dei musulmani in Grecia, in Myanmar, in Caucasia, in Thailandia, in India e nelle Filippine. Sulla scena della politica internazionale, l’OCI ha creato vari comitati per coordinare le iniziative e la politica in campo politico, economico, sociale, religioso, mediatico, educativo e scientifico sul piano interstatale degli paesi musulmani e internazionale. Gli obiettivi strategici della Carta sono tesi a: «Assicurare una partecipazione attiva degli stati membri [dell’OCI]al processo mondiale di presa di decisione nei campi della politica, dell’economia e del sociale, al fine di garantire i loro interessi comuni» (I-5); e a «promuovere e difendere posizioni unificate sulle questioni di interesse comune nei forum internazionali». Fra i suoi obiettivi, la Carta dell’OCI elenca la diffusione, la promozione e la preservazione degli insegnamenti e dei valori islamici, la diffusione della cultura islamica e la salvaguardia del patrimonio islamico (I-11); la lotta alla diffamazione dell’islām, la preservazione dei diritti, della dignità e dell’identità religiosa e culturale delle comunità e delle minoranze musulmane negli stati non membri (I-16). Questo punto indica la tutela sugli immigrati musulmani all’estero e le pressioni esercitate dall’OCI, attraverso il canale dei dialoghi e dell’Alleanza delle Civiltà, sui governi dei paesi di accoglienza non musulmani. Essendo un’organizazione musulmana religiosa, come lo dice pure essa stessa, l’OCI dichiara essere l’organo rappresentativo del mondo musulmano. Rivendica la sua solidarietà con tutte le minoranze musulmane che abitano negli stati non membri dell’OCI (vale a dire i paesi non musulmani). Per queste minoranze, l’OCI domanda il godimento degli diritti dell’uomo elementari, fra cui la protezione dell’identità culturale, il rispetto delle loro leggi in modo da proteggersi contro qualsiasi forma di discriminazione, oppressione ed esclusione, il salvataggio del patrimonio culturale dei musulmani negli stati non musulmani. L’OCI considera suo compito proteggere il diritto alla cultura, alla religione e all’identità culturale degli immigrati musulmani e di promuoverli nelle sfere del potere, di autorita e di influenza. Onde assicurare la protezione delle minoranze musulmane immigrate e stabilite in Occidente, e preservarne l’identità, l’OCI ha deciso di internazionalizzare la lotta all’islamofobia attraverso la cooperazione fra l’OCI e le altre organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa, l’OSCE, l’Unione africana e così via. Anche in questo caso la politica dell’Unione Europea intesa a sostenere «la legalità internazionale» dell’ONU rinforza in realtà il controllo mondiale dell’OCI che predomina in tutte le istituzioni internazionali. Ma la priorità politica dell’OCI è naturalmente la distruzione di Israele e l’islamizazione di Gerusalemme. L’OCI prevede di trasferire la sua sede da Gedda (Arabia Saudita) a al-Kuds, la Gerusalemme islamizzata. Come l’OCI ha i caratteri di uno califfato universale, la Gerusalema ebraica e cristiana diventata al Kuds e sarà la sede dove la sharia governerà, come a La Mecca, Gaza e i luoghi tenuti dai Talebani. Questa strategia si sviluppa in associazione con molte chiese e l’Europa. L’OCI vuole che l’eliminazione di Israele sia fatto come un atto di profondo odio dall’insieme del pianeta, ma specialmente dagli Occidentali. In altre parole vuole che siano i Cristiani che destruggano la radice della loro spiritualità. Questo sarebbe un altro parricidio dopo la Shoah. La propaganda globale di odio contro Israele che si manifesta nei canali occidentali con l’argomento della vittimologia e l’innocenza palestinese provienne dell’OCI. L’Europa palestinizzata, e volontariamente colpevolizzata, continua a dare sostegno, finanziario, diplomatico, politico e mediatico alla Palestina e a promuovere l’emergenza del Califfato universale a al-Kuds sulle rovine dell’antica Gerusalemme. (Bat Ye’Or)