Un anno fa una ragazzina è morta di overdose su una spiaggia.

Sono stata un’adolescente disperata. Mi ricordo i miei 16 anni come un incubo. Ero sola, grassa, imbarazzata, imbarazzante, sola, triste, sola forse l’ho già scritto. A causa dei continui trasferimenti non conoscevo mai nessuno e onestamente mi interessava sempre meno conoscere qualcuno.
E allora?
Non è così terribile l’infelicità , è una delle emozioni umane. E poi non era mica costante. Scompariva quando leggevo, scompariva quando un’equazione di matematica veniva. Scompariva d’estate al mare. Non ho avuto abbastanza libertà per trasformare l’odio di me che è spesso una fase normale in auto aggressione. Non ho avuto la libertà di farmi del male infliggendomi dolorosi pearsing, non ho avuto la libertà della promiscuità sessuale che è sempre nelle ragazze una forma di auto aggressione , non ho avuto la libertà di andare a morire su una spiaggia come uno strofinaccio dimenticato. Mio padre si è assunto la responsabilità del no. Quando diciamo no a un figlio imponiamo una frustrazione, e noi cresciamo solo sulle frustrazioni. La normale infelicità e insicurezza dell’adolescenza si sfogano scrivendo diari e poesie, e poi finalmente capisci che sei tu e vai bene così. Quando finalmente capisci, ti senti un leone. L’adolescenza deve essere una fase di solitudine in cui si costruisce se stessi. La ragazzina morta su una spiaggia, quella notte doveva essere in camera sua a scrivere 1000 volte sul diario: mio padre non mi fa uscire, lo odio. Sarebbe viva. Mia madre non mi permette di fare i pearsing , la odio. Poi un po’ alla volta avrebbe imparato a piantarla di trasformare l’insicurezza in auto aggressione, avrebbe smesso di vendersi per l’attenzione di un branco di tizi senza dignità e senza onore che l’ha lasciata ad agonizzare e morire da sola. Non è vero che basta l’esempio per tirare su un figlio. Occorre l ‘esempio più delle regole, e quindi il coraggio di insegnarle e farle rispettare. Il compito del genitore è proteggere in figlio. O la figlia, anche dalle sue pulsioni autodistruttive. È uno dei doveri inalienabili dell’essere genitore. 

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