torniamo a parlare di libri.

Un’amica mi ha scritto questa mail

ho letto della morte del GiudiceamministratorediDaligarecontradelimitrofe ("Gli ultimi incantesimi" pagg 370-376) 

Mi faccia capire:
E’ la storia di un padre che sposa una donna che non ama per i suoi doni.
Da lei vuole una discendenza ma femminile.
Un maschio sarebbe un erede, prenderebbe infine il suo posto. Accogliendo in sé i doni della madre (essa è stata scelta per trasmettere tratti determinanti alla prole, come si sceglierebbe la monta per migliorare una razza animale) e le qualità (la virilità?) del padre, sarebbe presumibilmente migliore.
Ne offuscherebbe i traguardi, l’onore.
Il padre è l’unico degno, si misura solo su se stesso. I suoi percorsi, gli orizzonti raggiunti, i progetti… è tutto in lui.
Avere accanto uno specchio, qualcuno cui insegnare che amplifichi le sue virtù ed il suo onore…
E’ una bestemmia! Lui è tutto ciò che serve, alfa ed omega, unica misura del (suo) mondo.
 
Invece tutte le suddette qualità incarnate in un femmina non costituiscono minaccia: ella sarebbe una custode, giammai un erede.
Tralasciamo per un attimo l’incesto che nel caso di Aurora non è stato consumato.
Questo padre nel suo delirio di onnipotenza confessa di aver fatto maledire la figlia attraverso il suo ventre.
Anzi no, è fiero: o la figlia sarà sua, ed allora sarà completa (ragazza e donna, figlia e madre) o non sarà.
Sarà morta. Morte dov’è la vita.
O vergogna, paura, schiavitù e la sovversione di una legge così sacra che la consideriamo naturale: l’incesto.
-L’incesto, certo, in natura esiste… penso però che non sia la stessa cosa, no?-
 
Questo mi ricorda Chahdortt Djavann lo stralcio dal suo libro che ha ripreso sul suo sito.
Quello che dice che, nell’islam, il pudore e la vergogna della donna proteggono l’onore sessuale e lo zelo dell’uomo, e definiscono l’identità maschile come tale.
 
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sdm