terrore alla moda

Da qui

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-05-10/terrore-moda-105243.shtml?uuid=AbX01euH

prendo l’articolo

Terrore alla moda

di Paul Berman

e ne approfitto per raccomandare il suo imperdibile libro

Terrore e Liberalesimo ed Einaudi a quelli che non lo abbiano ancora letto.

Perché, perché mai un individuo diventa un terrorista? Ogni volta che scoppia una bomba vediamo le stesse grida di sconcerto che si levano, le stesse ricerche di spiegazioni che si mettono in moto: la ricerca di una spiegazione sociopolitica (l’oppressione provoca il terrore), o socioculturale (è dura essere un immigrato) o psicologica (una certa persona ha squilibri chimici nel cervello, o la mamma di una certa persona è stata una mamma terribile). Ma a questo punto dobbiamo poter dire che il terrorismo è una sorta di mania, che quasi non necessita di spiegazioni. Il terrorismo, come la tossicodipendenza, offre soddisfazioni infinite. C’è la soddisfazione di odiare con intensità, che è elettrizzante o quantomeno coinvolgente. C’è l’attrattiva della tomba, che è potente. E l’attrattiva della celebrità eroica. L’unica cosa di cui ha il bisogno il terrorismo è un’ideologia omicida per giustificare e incoraggiare l’intera impresa. E di conseguenza il terrorismo ha bisogno di ideologi, abili a costruire dottrine folli; e di altri ideologi ancora, abili a costruire scuse e giustificazioni per i loro compari estremisti. A volte gli ideologi ci sono, a volte no. Ma quando ci sono, i giovani entusiasti che smaniano per arruolarsi in eroiche imprese non mancano mai.

E così, qualche settimana fa, due ragazzi hanno attaccato la maratona di Boston e subito si è messa in moto la ricerca di una spiegazione adeguata. Le origini etniche dei due attentatori, provenienti dalla remota Cecenia? Le difficoltà di vivere da immigrato negli Stati Uniti? Qualche altra stramberia che la gente comune non riesce a decifrare? Ma il terrorismo in realtà non ha nulla di strambo. Il terrorismo è una moda, una moda sempre viva in questo o quell’angolo dell’universo politico, dove va avanti finché l’ideologia che lo giustifica non perde slancio, solo per essere sostituita da altre mode ancora in altri angoli dell’universo.

Negli Stati Uniti degli anni Cinquanta e Sessanta c’erano attività terroristiche di ampia portata contro i neri e il movimento per i diritti civili. Poi arrivò la moda del terrorismo di estrema sinistra, che raggiunse l’apice negli anni Settanta (un’onda che in America non arrivò mai al grado di violenza e pericolosità che raggiunsero fenomeni affini in Italia, ma che comunque c’era). Un nuovo tipo di terrorismo emerse negli anni Ottanta e Novanta sul versante dell’estrema destra, diretto contro le cliniche che praticavano l’aborto e in certi casi contro il Governo federale. Poi sono arrivati gli islamisti radicali. Il terrorismo islamista non è venuto fuori perché gli immigrati di religione musulmana negli Stati Uniti vivono in condizioni particolarmente difficili, perché non è così.
I terroristi islamisti sono entrati in azione negli Stati Uniti perché le ideologie terroristiche islamiste sono in pieno rigoglio, e questo è sufficiente. Perché odiare è emozionante, ed è emozionante raffigurare il martirio. Ed ecco gli ideologi – su Internet, in certe librerie, in certe moschee – che spiegano che l’odio è giustificato, e la morte è auspicabile, e la morte di altre persone a casaccio è ancora più auspicabile. E così i terroristi entrano in azione. Quando si fermeranno? Solo e soltanto quando si riuscirà a far apparire grotteschi i loro orrendi ideologi: non prima di allora.

Rispondi