Tebe.

la peste ha colpito Tebe, una peste che uccideva i corpi, come non era mai successo prima, ma soprattutto uccideva le anime. La nausea di vivere prendeva alla gola, vivere era talmente difficile, talmente ingiustamente doloroso che ci si aiutava con sostanze ricavate da piante o ottenute chimicamente per annegare il cervello, sostanze di cui sedicenti sapienti negavano la pericolosità tragica. Tebe aveva altissimi due indici: il suicidio e il divertimento, non il divertimento pieno di tenerezza delle feste di paese, del Natale insieme ai cugini a fare il presepe, ma il divertimento becero e nauseante del rave, della discoteca aperta a ore folli, con l’inversione del ritmo sonno veglia data per normale. Comportamenti strani sono diventati abituali, come il farsi tagli sull’avambraccio ( cutting) con relativo selfie di documentazione , l’ingestione a canna di forti quantità di alcool fino al coma etilico di primo grado (binge drinking) la sessualità desacralizzata, profanata e ridotta a 50 sfumature di sado maso, una disperazione profonda e stagnante, che ha attanagliato l’anima, un’ossessione per la statura, il peso, i capelli, il tatuaggio, il nulla che offusca tutto. Tutto questo ha portato la spettacolare civiltà di Tebe alla morte. Non sappiamo nemmeno se tra cinquanta anni Tebe esisterà ancora o se le sue strade e le sue piazze saranno occupate da un’altra popolazione che avrà reso gli originali abitanti minoritari e avrà importato a Tebe leggi diverse ed estranee.
Eppure Laio e Giocasta non hanno violato la legge, decidendo di sopprimere il loro bambino. Era legale. Se qualcuno avesse loro contestato questo loro diritto di scelta, avrebbero protestato per questo voler imporre il giogo di un figlio anche se non voluto, quasi come punizione per la sessualità che lo aveva generato, sarebbero insorti e Tebe con loro. La stessa legge afferma che l’assassinio del figlio è un diritto. Un diritto che non è imposto a nessuno, certo, se uno non lo vuole non lo usa, ma non si sogna di andare a dire agli altri cosa devono fare: questo direbbero Giocasta e Laio.
Ma Tebe sta morendo. Tutta Tebe sta morendo. Laio e Giocasta hanno deciso la morte del bambino, e Tebe non lo ha difeso.
In ambiente cristiano la storia non avrebbe potuto avvenire. Il cristianesimo è intolleranza, la morte del bambino non era più tollerata, fu vietata anche a quelli che lo volevano fare, la loro libertà di scelta fu violata. E il risultato fu che i bambini non morirono e furono salvati, e Tebe divenne la più incredibile e straordinaria civiltà mai esistita dall’inizio dei tempi. Ma poi la tolleranza è tornata, tollerare di uccidere il bambino, purchè all’interno delle legge. Ci sono state leggi che volevano che gli ebrei fossero uccisi, altre che i neri fossero schiavi. Eppure la legalità imperversa, insieme alla tolleranza.
La legge ha permesso l’uccisione dei bambini.
Tebe sta morendo.
C’è una sola strada, se volete salvare Tebe.