suad Sbai ci parla dell’Arabia Saudita

L’Arabia Saudita conferma ancora una volta di essere all’avanguardia in un campo solo, quello della discriminazione e della segregazione della donna.
Oltre ai numerosi divieti che rendono l’indipendenza delle donne saudite un miraggio, si è aggiunta la trovata dell’sms da inviare al maschio di turno per avvisarlo e avere il suo benestare se una donna tenta di oltrepassare la frontiera.
Ancora una volta ci chiediamo che fine abbiano fatte le femministe occidentali, quelle che si battevano per la libertà delle donne. Saranno troppo occupate, in Italia, a manifestare per la ‘libertà’ di ficcarsi un burqa in testa per rendersi conto della situazione.
Femministe, se pensate di riemergere dal vostro torpore islamicamente corretto, battete un colpo, e protestate per la condizione della donna nei Paesi islamici.


Souad Sbai

Un controllo serrato, stringente, opprimente. Come il caldo del deserto quando cala sugli occhi e appesantisce il passo. Essere osservate ad ogni respiro, ad ogni battito di ciglia e ad ogni pensiero, addirittura. Le anime delle donne saudite sono sempre più soffocate da un regno che ha occhi e orecchie ovunque, strangolando ogni anelito di libertà. Di vita, d’amore e di dignità. Dalla denuncia dell’attivista saudita Manal Al-Sharif emerge l’ultima – ma non ultimissima, temo – frontiera della detenzione in stato di pseudo-libertà delle donne saudite. Che, udite udite, possono partecipare in numero di trenta all’assemblea della Shura, ma nascoste dietro una barriera, ben lontane dagli uomini e senza diritto di parola.
ESPATRII «NON AUTORIZZATI»
Ma veniamo all’oggi. La cosa è agghiacciante: le donne saudite sono già assoggettate a un «custode » o «tutore», che di fatto controlla la donna stessa e decide per lei. Ora è stato introdotto un ulteriore elemento di controllo. E dunque: una donna che volesse andarsene e passare la frontiera,magari in aereo, deve ovviamente oltrepassare i controlli di rito. Ecco, una volta che avrà mostrato il documento o il passaporto, il macchinario che ne controlla l’autenticità invierà automaticamente un sms al «tutore», così da avvertirlo degli spostamenti ed eventualmente evitare un espatrio «non autorizzato». Con questa ultima trovata il regno del Golfo diventa, a tutti gli effetti, una prigione femminile a cielo aperto. Nonostante questo, mi aspetto di sentire di qui a breve qualche considerazione secondo cui questo scempio liberticida potrà servire ad evitare che un cittadino espatri e fugga scomparendo nel nulla. Potenza di un multiculturalismo sulle cui esternazioni ormai non c’è più stupore alcuno. Un sms controlla la vita delle donne, un messaggio di testo avvisa un tutore se una donna decide di lasciare il Paese o di muoversi da sola. Il tutore, in mancanza d’altro, potrebbe anche essere il figlio, anche minore, che avrebbe quindi pieno controllo sulla madre. Solo perché uomo. Credo che a questo punto, senza paura di smentita, siamo al non ritorno. E per le donne saudite, rinchiuse in un carcere di massima sicurezza, nessuna voce si leva e le notizie arrivano lente, pachidermiche, a passo zero. L’Occidente ha abbandonato le donne saudite, le ha dimenticate colpevolmente e volontariamente, per non vedere e per non agire. Perché il nero, liquido e oleoso, ha rallentato fino alla staticità assoluta chi doveva mobilitarsi in difesa di queste anime vaganti nel dolore. Del resto, lo vediamo anche da noi, al di là delle parole non si va. Qualcuno, ieri, parlava della Convenzione di Istanbul come panacea di tutti i mali per le donne, quando una ratifica, lo sappiamo bene, non ha mai salvato una donna. Ricordarsi delle donne, saudite, italiane e di qualsiasi altra parte del mondo, solo quando bisogna crearsi un bel volto davanti ai possibili elettori senza però aver mai visto un centro di accoglienza o un centro antiviolenza, è davvero un esercizio triste, che fa male alle donne. Male dentro e non solo fuori, cosa a cui già pensa chi le opprime e le massacra in nome di una devastante estremizzazione della figura della donna.
DIGNITÀ CALPESTATA
E così, se un sms può fare della nostra giornata una bellissima giornata, un sms per una donna saudita può significare la segregazione o la morte, la possibilità di sfuggire al dolore e alla distruzione della propria personalità che scompare per sempre. Perché lì chi comanda non perdona una donna che per salvarsi osa. Sono piuttosto stanca di lanciare un pensiero all’Onu o all’Unione Europea, ogni volta che la donna saudita o immigrata in Italia perde un pezzo della sua dignità, già al lumicino ma dal quale l’estremismo e il radicalismo riescono sempre a trovare un pertugio per strappare altri lembi di carne. Nessuno le aiuterà, nessuno le salverà. Sfuma nello spiraglio che man mano si assottiglia, il battito d’ali della farfalla, capace di colorare gli occhi di una donna ridotta al silenzio ma talmente fragile da spezzarsi al soffio del vento del male che si sparge.

Comments

  1. Beh, le racconto una cosa che mi ha stravolta: è notizia di un mese fa circa che alcune infermiere spagnole disoccupate hanno rifiutato un’offerta di lavoro in Arabia Saudita perché avrebbero dovuto velarsi completamente ed essere costantemente controllate dalla polizia religiosa. Ho letto delle invettive di donne occidentalissime su Internet contro queste infermiere, in cui venivano accusate di "non essere davvero ridotte alla fame perché per lavorare si fa di tutto", in cui veniva detto che era una vergogna rifiutare una proposta di lavoro del genere e altre amenità del genere. A parte che vorrei vedere queste signore in Arabia Saudita sul serio, ma possibile che non si vuole capire che ci sono diritti non negoziabili, che vengono prima di lavoro, disoccupazione, spread e simili? Questo è un atteggiamento integralista nostrano veramente molto pericoloso, perché per mettersi in tasca quattro soldi non si deve essere disponibili, qui o in un altro Paese, a buttare via decenni di lotte per la libertà e i diritti. Dovremmo semmai esportarle. Auguri, l’incontro di domenica scorsa è stato bellissimo.

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