Su Abramo e Sara

Oggi, argomento religioso.

Se siete credenti è roba che sapete già , se non siete credenti e fare anche parte della folta schiera di gente che di “sta roba qui ” non sa nulla, magari imparare qualcosa di interessante. Padre Abramo e relativa consorte Sara non riescono ad avere figli.

Eppure Dio aveva garantito una discendenza ricchissima, come il cielo è ricco di stelle. Data l’età, però non si può più fare. Abramo dimentica che Dio può tutto e decide di dare un aiutino, non si fida e fa il disastro (il significato anche metaforico di tutto questo è molto chiaro e ognuno di noi può trovarne traccia nella propria vita) e allora lui e Sara decidono di prendere in aiuto il ventre ( e ovviamente ovulo) di Agar la schiava. Agar comunque il suo bambino se lo tiene, quindi il paragone non tiene, ma anche così non è bello usare la schiava.
Quindi questo spiega che usare la schiava si può fare.
No, questo spiega che anche un profeta grandissimo può commettere cose che sono sbagliate, sbagliate e basta. La nascita di Ismaele comincia una serie di follie e ingiustizie e Ismaele diventa il capostipite di un popolo in contrasto con i figli di Isacco: Maometto dichiarando se stesso e i suoi, discendenti da Ismaele, rivendica la discendenza primogenita da Abramo.
Facciamo un esempio: Re Davide ( quello di Golia e della fionda. Ce ne è una statua a Firenze di tale Michelangelo).

Re Davide è il padre della patria . La sua stella, in realtà il suo scudo, fatta da due triangoli intrecciati, uno con la punta verso l’alto cioè verso la spiritualità, e l’altro con la punta verso il basso che con la sua direzione si ancora alla terra, è il simbolo dell’ebraismo ed è molto presente anche nel cristianesimo. Gesù è della stirpe di Davide. Re Davide è il “the best of the best”, il meglio del meglio, eppure Re Davide fa mandare verso la morte certa un soldato onesto e fedele per rubargli la moglie. Se Re Davide fa questo non vuol dire che questo è giusto, ma che gli uomini , anche i più grandi, coloro che sono stati grandissimi, possono commettere qualcosa di ignobile.
Queste storie ci ricordano che tutti possiamo cadere, ma anche che tutti, sempre, possiamo rialzarci. Anche se quello che abbiamo fatto è terribile , la via è sempre aperta.
Non sempre si può essere senza macchia. Ma è previsto che chi ha perso l’onore possa ritrovarlo.
Possiamo sempre decidere che porteremo il fardello e ripareremo.

Se abbiamo sbagliato, qualcuno che ci dice che abbiamo sbagliato, non ci sta offendendo.

Ci sta mostrando la strada e ce la mostra perché sa che possiamo percorrerla. E qui arriviamo a un punto fondamentale: solo dalla vergogna passa la via per la vera gloria, cioè per il pentimento. La vergogna per la colpa compiuta è un dono. E’ un dono farla provare, un dono provarla. Dire al fratello che sbaglia, che sta sbagliando, dirlo con tono severo, è la prima opera di carità. La vergogna dell’innocente creata mediante la punizione ingiusta, la disapprovazione gratuita è un crimine. La vergogna per la colpa commessa è la prima strada per la salvezza. La salvezza nel cristianesimo non è per tutti: è per tutti coloro, veramente per tutti, che si pentiranno delle loro colpe con vergogna. Per chiarire le dimensioni di quel tutti, i Patriarchi, come tutti noi, commettono colpe.

Silvana De Mari

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