Studi sull’omogenitorialità: guida per i (giustamente) perplessi

Il Gender avanza a furia di paradigmi che non sono scientificamente confutabili.

Ancora una volta una serie di prese di posizione e di studi a favore della teoria si dimostrano essere dei pregiudizi.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente articolo di Andrea Pinato che tratta degli studi di genere e delle prese di posizione che vanno diffondendosi riguardo la questione.

Gentile direttore,

Il 17 maggio scorso si è celebrata la giornata nazionale contro l’omo-bi-trans-fobia. L’informazione ne ha dato ampio risalto; il dibattito sulla stepchild adoption, nuovi diritti e omogenitorialità si è riacceso. Fra i molti articoli che ho avuto modo di leggere navigando sul web questo mi ha particolarmente colpito per il titolo: Gli studi sull’omogenitorialità: una guida per i perplessi, di Giuseppina La Delfa ex presidente di Famiglie Arcobaleno. Io gran parte degli studi li ho letti: ero e rimango molto, molto perplesso. Vediamo perché.

Ridefinizione della genitorialità

Il primo documento che ho letto è stata Carta Etica Famiglie Arcobaleno [1]

“La maternità si basa su tre pilastri: i geni, la gestazione, e l’adozione. Ma tutti i figli del mondo per essere figli davvero devono essere adottati psichicamente dai loro genitori: nessuna genetica e nessuna gravidanza farà di te una madre se non hai adottato il bimbo che porti in grembo e che nasce da te”(carta etica Famiglie Arcobaleno)

Colpisce l’enfasi sulla “adozione psichica”, quasi a voler dire che se lo immagino e lo desidero allora concepisco un figlio. E’ un cambiamento di paradigma antropologico epocale che spezza l’identità e le radici dei figli in favore “dell’adozione psichica” degli adulti e nega l’importanza di offrire due figure genitoriali complementari quali maschio e femmina. Questa tesi ormai non è solo sostenuta da Famiglie Arcobaleno, ma si sta pian piano insinuando nella politica, fra gli intellettuali e i professionisti della comunicazione.

E’ una tesi antropologica che percorsa interamente porta inevitabilmente ad affermare che:

“.. Esiste invece il diritto a non essere discriminati. E se la capacità biologica di fare figli non è più l’unico criterio per la genitorialità, la legge ha il dovere di non istituire discriminazioni all’accesso che non siano giustificate da serie ripercussioni sul minore.” [2]

(articolo blog stradeonline)

Questo clima culturale avrà come logica conseguenza la rimozione di ogni cautela e perplessità etica sulla fecondazione eterologa, l’utero in affitto e la rimozione della figura di padre e madre.

“La festa della mamma e la festa del papà, che diverse realtà educative territoriali hanno da tempo abbandonato, è un rituale educativo che perpetra le premesse di una sola forma di relazione famigliare possibile, inserendosi quindi nell’insieme delle pratiche sociali che dalla più tenera età vanno a strutturare il pregiudizio eterosessista ed omofobico.” [3]

(lettera agli educatori del gruppo di psicologi che segue Famiglie Arcobaleno)

 

“Sì, perché poi ci sono grosse spese mediche, soprattutto negli Usa, spese legali, compensi d’agenzia. Però non è una scelta solo per super ricchi. C’è chi fa un mutuo… Certo non è per tutti e questa è un’ingiustizia. Idealmente, secondo me, dovrebbe essere una cosa sostenuta dallo Stato, dalla mutua, ma so di parlare di sogni.”  [4] (intervista a Tommaso Giartosio e Gianfranco Goretti realizzata da Barbara Bertoncin)

Ridefinizione dell’omofobia

Eterosessista e omofobo è la nuova epitome che viene appiccicata ad ogni voce dissenziente: nessuna ragione viene concessa a chi dissente argomentando. Questa negazione delle ragioni si spinge fino in territori in cui razionalità, logica e metodo scientifico dovrebbero farla da padrona.

Nello studio del 2015 Italian Validation of Homophobia Scale HS [5] di Ciocca e alt. omofobo non è solo chi per ignoranza, paura, odio ha preconcetti irrazionali sugli omosessuali. No, fa alzare anche l’indice omofobico chi si oppone con le proprie ragioni a questo cambiamento.

Vediamo infatti come è fatta questa scala di valutazione dell’omofobia e quale sia il focus della ricerca.

Si tratta della validazione di un questionario [6] tramite test statistico coefficiente alfa cronbach. Validazione non significa che la definizione è oggettiva in assoluto: significa che i ricercatori hanno in testa una certa idea di omofobia, costruiscono un questionario a scala likert, individuano sotto aree della omofobia, sottopongono il test a un campione poi calcolano il coefficiente cronbach per capire se gli item afferenti a una certa area indagata sono coerenti.

domande critiche del questionario impiegato:

  1. I gay meritano quello che ricevono. E’ ambigua e sotto intende chissà che. Ve lo immaginate un test di “cattofobia” che chiede se “i cattolici meritano quello che ricevono?
  2. Mi piace stare in compagnia dei gay. Non si capisce per quale motivo se rispondo 3 (opinione neutra sulla scala likert) il mio indice omofobico debba alzarsi. Non giudico il godimento della compagnia di una persona in base a chi va a letto con chi.
  3. Il matrimonio tra omosessuali è accettabile. Ecco, ci siamo. Per matrimonio io intendo matrimonio. Con adozione, con reversibilità, con stepchild. Senza contare il fondamento giuridico reale del matrimonio su cui non mi dilungo. Ma se sono contrario il mio indice omofobico si alza.
  4. Penso che non ci si possa fidare di una persona omosessuale. La mia risposta è 3, neutro. Non misuro l’affidabilità di una persona dai suoi gusti sessuali. Ma, ancora una volta, l’opinione neutra alza l’indice omofobico.
  5. Le organizzazioni che promuovono i diritti dei gay sono necessarie. Io conosco solo Famiglie Arcobaleno che auspica la retribuzione della gestazione per altri e il compenso per il commercio di gameti1 Per tacer del Circolo Mario Mieli di cui diffido solo pensando a chi è intitolato.

 

C’è poi una considerazione di tipo qualitativo (per carità, non quantitativo: io da solo non faccio campione statistico). Il mio indice omofobico è 26 sono proprio le domande 3) e 5)  farmi discostare dalla media nazionale.

Non picchio nessuno, non insulto nessuno, però quando discuto di queste cose mi danno dell’omofobo. Non ho fatto corsi di “educazione sessuale, affettiva” ma rispetto tutti.

La media nazionale è poco sopra 22. Forse la ricerca stessa (campione realmente random, ampio, statisticamente significativo!) prova che in realtà non esiste un’emergenza omofobia?

I 70 studi

La principale fonte di raccolta degli studi sul benessere dei figli di coppie omogenitoriali è il What We Know Project7 della Columbia Law School. Il board [7] di questo portale web è composto da militanti pro LGBT principalmente specializzati in diritto e “nuovi diritti”. Un’altra raccolta di studi, parzialmente sovrapponibile per titoli, è proposta dal sito di Famiglie Arcobaleno [8] .

E’ da questa lista, con integrazioni fatte nel 2015, che si è partiti per arrivare al corpo degli studi consegnati ai Senatori della Repubblica il 9 febbraio 2016.

Partiamo dal portale del What We Know. Prima di leggere gli studi (o, meglio, gli abstract) è bene soffermarsi sulla pagina in cui indicano criteri di raccolta ed eventuali criticità.

La prima, più evidente, è sul campionamento statistico. I campioni sono piccoli, non randomizzati (ne riparlerò più avanti), costruiti usando il reclutamento volontario nel mondo dell’associazionismo LGBT. Queste criticità sono parzialmente ammesse nello stesso portale.

Un’altra criticità è che sono pochi gli studi longitudinali (quelli che seguono negli anni la crescita dei ragazzi). Ma quella più grande e non immediatamente percepibile a una frettolosa lettura, è a chi vengono somministrati i test psicometrici: rispondono gli adulti sul benessere dei ragazzi. Ragazzi spesso in età adolescente e preadolescente all’epoca in cui i genitori sono stati sottoposti ai test.

Ora diamo una occhiata alla lista degli studi consegnata ai Senatori su cui farò una cernita basata su questo criterio:

Verranno presi in considerazione solo gli studi che riguardano il benessere dei ragazzi.

Qui è in gioco il benessere dei ragazzi: poco importa se cresce l’autostima, cala l’omofobia interiorizzata, se il desiderio genitoriale sia di stessa intensità fra etero e omo. No, prendiamo in esame solo gli studi che si concentrano esclusivamente sul benessere dei ragazzi.

Per gli scettici basta cliccare sul link e potete esaminare per conto vostro la lista completa e valutare se la mia cernita è stata quantitativamente corretta.

Cosa succede alla lista dopo la cernita e che caratteristiche ha:

  1. da 70 si passa a 24 studi favorevoli, 4 contrari
  2. in 15 studi viene dichiarata l’età dei figli: in 9 casi si tratta di preadolescenti (meno di 12 anni)
  3. in uno studio italiano l’età media dei figli è 28 mesi, in un altro (non lo dichiarano ma lo leggeremo) è di 40 mesi.
  4. Inevitabilmente rispondono i padri sul benessere dei figli (ed è ai genitori  infatti che vengono somministrati i test psicometrici) e questa è una costante negli studi pro LGBT
  5. gran parte degli studi non ha campioni di controllo
  6. solo in 10 casi si ha un campione con più di 50 membri di cui 4 con 100, 1 con 130, 1 con 315 e 1 con 500; quello di 500 è di Sullins D. P. ed è randomizzato ovvero estratto da un campione di 200.000 bambini dal database National Health Interview Surveys (NHIS) e fa parte degli studi contrari
  7. quante di queste ricerche interrogano figli ormai adulti? 0, ovvero zero.
  8. Quante di queste ricerche hanno come focus principale se e come la negazione delle proprie origini, il prender coscienza di come sono stati concepiti, la mancanza di una figura genitoriale maschile o femminile abbia loro causato un disagio? 0, ovvero zero
  9. Quante di queste ricerche considerano come unico fattore di rischio lo stigma sociale? 24, ovvero tutte quelle favorevoli.

Come è fatta una ricerca tipo: lettura di uno studio italiano

La scelta è Lesbian Mother Families and Gay FatherFamilies in Italy: Family Functioning, Dyadic Satisfaction, and Child Well-Being [9] 2015, di Biaiocco et alt. E’ evidenziata in verde ( verde: particolarmente significativa) nella lista consegnata ai Senatori e compare anche fra gli studi selezionati dal What We Know Project.

  • Focus

verificare se il funzionamento familiare, l’adattamento diadico [10] e il benessere psicologico e sociale dei bambini allevati da genitori omosessuali è differente dai bambini allevati da genitori eterosessuali.

  • Il campione statistico

40 famiglie omogenitoriali di cui 32 di Famiglie Arcobaleno, 8 indicate dalla stessa associazione Famiglie Arcobaleno, 40 famiglie eterosessuali come campione di controllo. Un campione così costruito  viene detto di “convenience sampling”: è una pratica comune in statistica, tuttavia quando questa metodologia viene applicata alla psicometria 11,  il rischio di Bias, ovvero pregiudizio o preconcetto nel rispondere è alto. Nella tabella consegnata ai Senatori la provenienza del campione statistico non è indicata e questo è significativo: ma chi ha avuto la pazienza di leggere direttamente le ricerche o tutti gli abstract inseriti nel What We Know Project sa che questa è prassi comune fra gli studiosi pro LGBT quando devono comporre i campioni statistici 12 . Il tasso di mancata adesione alla ricerca è 85% famiglie etero contro 66% [13]

  • La metodologia

Somministrazione questionari autovalutativi ai genitori

  • Questionari

Dyadic Adjustment Scale Short Form DAS-7

The Family Adaptability and Cohesion Evaluation Scale FACES IV

Aree soddisfazione di coppia e funzionamento familiare

Emotion Regulation Checklist ERC

The Strengths and Difficulties Questionnaire SDQ

Area interazioni e benessere psichico prole

  • Risultati

 

Alcuni commenti:

 Non c’è dubbio, i risultati fra famiglie etero e omo sono assolutamente analoghi. Hanno la stessa capacità genitoriale e vien da chiedersi se non sia la stessa che si avrebbe con un campione di bambini cresciuti dai nonni o da zii premurosi. Questa è una costante implacabile degli studi eseguiti in tutti questi 30 anni: non ci aiutano a capire cosa succederà quando quel cambiamento di paradigma di genitorialità fluida, senza radici sarà completo.

Questo, lo ribadisco, non è mai oggetto di ricerca. Ce lo dicono anche Baiocco et alt:

“Keywords Child health .Same-sex parent family .Gay parent family . Lesbian parent family . Sexual stigma”

“Due to Italian culture and its social sexual stigma regarding nonheterosexual identities

and same-sex families we hypothesize higher levels of peer relationship problems reported by LG parents”

“However, as already underlined, same-sex couples in Italy have to face several prejudices as well as feelings of rejection due to cultural and religious influences.”

 

Se ci sono problemi è sempre e solo correlato allo stigma sociale. Se poi esista questo stigma e in cosa consista è un problema tutto da discutere: stigma per i ricercatori è anche il solo semplice fatto che io non accetto l’introduzione di un matrimonio egualitario? E’ accettabile definire così lo stigma? Si può definire un indice scientifico di livello di stigma?

Bias in Recruited Sample: i campioni di convenienza e influenza sui risultati.

Abbiamo visto che la gran parte degli studi pro LGBT usano campioni reclutati. La risposta tipica a questa obiezione è la difficoltà di intercettare le coppie omogenitoriali specie in quei paesi in cui non vi è un riconoscimento legale. E’ certamente vero per il caso italiano e non stupisce quindi che la ricerca di Baiocco et alt. costruisca il suo campione appoggiandosi all’associazione famiglie arcobaleno. Ma ove la legislazione è favorevole e il matrimonio egualitario riconosciuto da tempo i ricercatori sono più prudenti nella costruzione dei campioni? Pare di no e porto due esempi:

Anna Leddy, Nanette Gartrell & Henny Bos (2012): Growing Up in a Lesbian

Family: The Life Experiences of the Adult Daughters and Sons of Lesbian Mothers

questo è uno studio longitudinale focalizzato sui figli di famiglie omogenitoriali in età adulta. Come è stato costruito il campione? Parlano i ricercatori:

“This study consists of an open-ended questionnaire administered via the Internet to individuals 18 years or older N = 35 (35 partecipanti!).

Participants were solicited through advertisements posted on the online

networking Web site Facebook (www.facebook.com), and through flyers

posted throughout the University of California Berkeley campus.”(il sottolineato è mio)

Nel 2012. E non credo ci sia da aggiungere altro. E gli studi recentissimi? Aprile 2016:

Bos, H. M. W., Knox, J. R., van Rijn-van Gelderen, L., Gartrell, N. K. (2016). Same-Sex and Different-Sex Parent Households and Child Health Outcomes: Findings from the National Survey of Children’s Health

lasciamo parlare ancora gli autori:

“Methods: Parental and child characteristics were matched for 95 female same-sex parent and 95 different-sex parent households with children 6 to 17 years old. One parent per household was interviewed by telephone. Multivariate analyses of variance and multiple linear regressions were conducted.”

Intervista telefonica al genitore 1, che risponde sulla coppia anche per il genitore 2 oltre a rispondere sul benessere dei figli 1, 2, 3,..,n.

Fatte queste doverose puntualizzazioni passiamo al “bias”.

E stato indagato l’effetto del “bias”? Effettivamente si. Lo studio che propongo,

Bias in Recruited Sample Research on Children with Same-Sex Parents Using the Strength and

Difficulties Questionnaire (SDQ) 2015 Paul Sullins, non compare nella lista consegnata ai Senatori e  analizza criticamente studio uno Crouch (evidenziato in verde nella lista consegnata ai senatori, quindi indicati come particolarmente significativi).

L’autore si concentra sui risultati del questionario psicometrico SDQ [15] applicato ad un campione ampio, random estratto dal National Health Interview Survey e li confronta con i risultati dello studio Crouch ottenuti da un campione di convenienza.

Le conclusioni sono:

“Conclusion: Evidence suggests strong bias resulting in false positive outcomes for parentreported SDQ in recruited samples of same-sex parents.”

Mi preme evidenziare che non è tanto la critica al singolo studio ad essere rilevante, quanto la critica alla metodologia. Ad essere sotto esame è l’uso dei “convenience sampling” nell’ambito della psicometria ed invito i lettori a verificare quanti studi adottino questa tecnica di campionamento statistico.

Dimmi cosa chiedi e ti dirò dove vai a parare.

Gli strumenti statistici sono fondamentali in queste ricerche: di uguale importanza sono però anche i questionari psicometrici e la loro scelta fra quelli a disposizione.

Nel leggere i titoli che vengono citati negli articoli giornalistici bisogna sempre esercitare la massima cautela nell’accettare i risultati proposti e chiedersi “che domande hanno fatto”, “cosa hanno realmente indagato”?

Un esempio è il già citato Growing Up in a Lesbian Family: The Life Experiences of the Adult Daughters and Sons of Lesbian Mothers.

Cosa hanno chiesto, quale il focus?

  • What do the adult daughters and sons of lesbian mothers perceive as the most positive aspects of being raised in a lesbian family?
  • Do they believe that society discriminates against lesbians?
  • How did their peers react to learning about their lesbian family?
  • Were they stigmatized because of their mothers’ lesbianism?
  • What mechanisms did they employ to cope with the stigma they faced?

 

Se chiedono gli aspetti positivi è lecito aspettarsi che indaghino anche quelli negativi. Questo aspetto invece non è nel focus: ampio spazio viene dato però allo stigma sociale.

Prima di chiedersi se sia scientifico tale modo di procedere viene da chiedersi se sia onesto. Quante volte nei giornali affermano che ci sono “centinaia di studi”? Quante volte si legge “sono anche più di 70!”

Ma lo studio più significativo per capire la mentalità che pervade certi ricercatori in bilico fra attivismo e ricerca è questo: The Rainbow Families Scale (RFS): A Measure of Experiences Among Individuals with Lesbian and Gay Parents Charlotte J. Patterson et alt. 2011

Qui i ricercatori avevano carta bianca: si sono costruiti il loro test psicometrico da zero perché, come affermavano,

“Still, there are gaps in the literature regarding social experiences specific to offspring of lesbian and gay parents.”

 

vediamo la scelta degli item da indagare per costruire il questionario:

Factor Loadings for the Adulthood Subscale of the RFS. Item

Teachers regarded me differently

Thought about family’s queerness

Others teased me

Easy to talk about parent

Difficulty telling romantic partners

Nervous bringing new friends over

Closer to my parents

Hid evidence of L/G parent

Lifelong friends

No one to talk to

Nervous about harassment

Did not have to follow norms

Kept parent’s sexuality secret

Parent’s sexuality embarrassed

Comfort in L/G community

Family faced threats

Uncomfortable talking to parents

Had to protect my family

Others judged my family

Had to be on best behavior

Did not know families like mine

Sensitive to other minorities

Stressful family gatherings

Questioned my sexuality

Participated L/G community

Feel good about how I was raised

Accepting of sexual minorities

Difficult childhood

Missed not having nuclear family

HIV concerns

Struggles

Friends not allowed to visit

Pressure not to be L/G

Hanno fatto la loro scelta.

Il “gap da colmare” in letteratura riguarda UNICAMENTE la socializzazione e lo stigma. Se sia mancato ai ragazzi avere due figure genitoriali complementari, maschio e femmina, se e in che modo il non conoscere le proprie origini, la propria identità, li abbia influenzati o abbia recato loro disagio o sofferenza questo non era il gap da colmare [16].

Parlano gli esperti (e mi danno ragione)

Naturalmente in chi legge può sorgere il dubbio che le mie argomentazioni siano dettate unicamente da una omofobia malcelata. Quella che propongo ora è la lettura di alcuni passi significativi di una intervista al dottor Lombardo Alessandro, presidente dell’ordine dei psicologi Piemonte,  rilasciata al blogger Niccolò Carradori.

L’intervista ha il sobrio titolo Basta stronzate: l’Ordine degli psicologi su “utero in affitto” e famiglie arcobaleno

Ecco i passi significativi:

domanda:

 Cosa vi ha spinto a prendere una posizione ufficiale in merito ai presunti disturbi psicologici a cui i figli di coppie omosessuali andrebbero incontro? La recente presentazione del dossier al Senato per la discussione della Cirinnà?

risposta:

 Diciamo non in particolare. Con l’ordine del Lazio siamo in stretta collaborazione, e conoscevamo da tempo il contenuto del dossier che sarebbe stato presentato al Senato: da diverso tempo stiamo lavorando sulle questioni LGBT, e visto che vengono tirati in ballo presunti danni psicologici quando si parla di figli cresciuti in famiglie omogenitoriali noi ci teniamo a rettificare che le evidenze degli studi smentiscono queste ipotesi.

Quindi il dottor Lombardo Alessandro è stato direttamente coinvolto nella preparazione del dossier inviato ai Senatori, conosce gli studi. Ma ecco il punto cruciale:

domanda:

Passando infine al dibattito sull’utero in affitto e della maternità surrogata—che comunque riguarda in modo trasversale sia famiglie etero che famiglie omogenitoriali—pensa che la situazione sia più complicata? Potrebbero esistere delle problematiche legate al modo in cui il bambino—o comunque quelli che vengono chiamati “cryokid”— ha coscienza di essere stato concepito e all’impossibilità di risalire a una parte della propria storia? Perché è l’altro grande tema di cui si sta discutendo dopo il caso Vendola.

risposta:

Io sul tema della maternità surrogata ho dei dubbi, sono in una posizione di sospensione. Però partiamo dai dati. In Italia è vietata, ma la situazione in altri paesi è molto variegata e lascia da pensare: in Canada e negli Stati Uniti le normative sono molto particolareggiate, c’è una contrattazione economica ma la donna è tutelata. In altri invece, come ad esempio l’Ucraina, ci sono meno tutele e il lato economico può prevalere, con tutto quello che può comportare.

 

Resta poi la questione dell’identità del donatore, anche quella molto variegata: io non sono in grado di esprimermi in merito agli eventuali problemi che una situazione del genere può comportare, ed è lì che nascono i miei dubbi—può darsi che ci siano eventuali problematiche legate alla particolarità della nascita, e al fatto che comunque il bisogno di individuare le proprie origini è una componente molto forte dell’essere umano.

Faccio fatica, però, a pensare che proibire sia la soluzione: io credo che ci sia da interrogarsi in modo approfondito per trovare una soluzione consapevole. Tenendo presente appunto che non sono sicuro sia possibile legiferare riguardo a quello che viene fatto in un paese straniero. Sono temi che son vent’anni che son lì, e stanno scoppiando adesso, questo forse è il problema.

 

Dopo 30 anni di studi non è in grado di esprimersi! Vale la pena ripeterlo e incorniciarlo, gridarlo ogni volta che si sbandierano i 70 studi, ogni volta che si parla di utero in affitto ed eterologa, ogni volta che ci dicono che siamo omofobi, ogni volta che si difende la famiglia naturale, vale la pena ricordarlo a intellettuali, giuristi, associazioni LGBT, vale la pena tenerlo a mente e ricordarlo ai politici che prenderanno decisioni di esiziale importanza culturale:

 

Andrea Pinato

Sorgente: Studi sull’omogenitorialità: guida per i (giustamente) perplessi

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Riferimenti:

1 http://www.famigliearcobaleno.org/it/associazione/statuto-e-carta-etica/

2 http://stradeonline.it/diritto-e-liberta/1866-adozioni-e-maternita-surrogata-ottimi-genitori-cattivi-regolatori

3 Festa del papà e della mamma, che problema c’è? http://www.famigliearcobaleno.org/it/news/news50/

4 Intervista a Tommaso Giartosio, Famiglie Arcobaleno http://www.unacitta.it/newsite/intervista.asp?id=2209

5 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4599558/

6 I fondamenti statistici per la costruzione di scale psicometriche. Pietro Giorgio Lo vaglio

7 http://whatweknow.law.columbia.edu/

8 la rassegna originale è stata curata dalle dottoresse Silvia De Simone e Jessica Lampis dell’Università degli Studi di Cagliari le integrazioni effettuate nel 2016 sono curate dalla dr.ssa Paola Biondi

9 ARTICLE in SEXUALITY RESEARCH AND SOCIAL POLICY: JOURNAL OF NSRC · FEBRUARY 2015

Impact Factor: 0.87 · DOI: 10.1007/s13178-015-0185-x

10 l’adattarsi, il venire in contro e relazionarsi alle esigenze del compagno

11 da Wikipedia: la psicometria è il campo di studio della teoria e della tecnica della misura in psicologia, incluse la misura della conoscenza, delle abilità, degli atteggiamenti e delle caratteristiche della personalità.

12 riporto solo due esempi, ma potrei farne altri cinquanta volendo: ACHESS – The Australian study of child health in same-sex families: background research, design and metholodgy 2012  Recruitment: Initial recruitment will involve convenience sampling and snowball recruitment techniques that have been successful in other survey-based Australian studies of same-sex attracted populations including the Work, Love, Play Study and the Lesbian and Gay Families Study [59,60]. This will include advertisements and media releases in gay and lesbian press, flyers at gay and lesbian social and support groups, and investigator attendance at gay and lesbian community events. Discussion pieces and interviews with mainstream media outlets will help target families not engaged with the gay and lesbian community, as well as rural and remote families. Primarily recruitment will be through emails posted on gay and lesbian community email lists aimed at same-sex parenting. This will include, but not be limited to, Gay Dads Australia and the Rainbow Families Council of Victoria. Any parent over the age of 18 years, who self-identifies as being same-sex attracted, lives in Australia, and has children under 18 years of age will be eligible to participate in the study. Children aged ten years or over will also be asked to complete a questionnaire.

Growing Up in a Lesbian Family: The Life Experiences of the Adult Daughters and Sons of Lesbian Mothers Anna Leddy a , Nanette Gartrell a & Henny Bos 2012 Recruitment: Participants were solicited through advertisements posted on the online networking Web site Facebook (www.facebook.com), and through flyers posted throughout the University of California Berkeley campus

13 è difficile pensare che tale differenza sia a causa di un pregiudizio verso gli sperimentatori: Baiocco è responsabile di 6 come 6, SERVIZIO DI CONSULENZA SULL’ORIENTAMENTO SESSUALE E IDENTITÀ DI GENERE, partecipa a numerosi convegni pro LGBT ed è fra i firmatari del documento pubblicato sul portale di Famiglie Arcobaleno in cui si denuncia lo “strutturamento del pregiudizio eterosessista ed omofobico attraverso la celebrazione di Festa del Papà e Mamma” di cui si è già parlato.

15 www.sdqinfo.com

16 questo è il questionario finale: Section One

The following questions refer to your experiences growing up with a lesbian or gay parent. Please

read each statement and decide how strongly you agree with it in consideration of your daily experiences

growing up with a lesbian or gay parent.

  1. My teachers regarded me differently than other students because of my parent’s sexuality.
  2. I thought about my family’s queerness.
  3. Others teased me because of my parent’s sexuality.
  4. It was easy to talk to my teachers / administrators about my family.
  5. I had difficulty telling my romantic partners and significant others about my parent’s sexuality.
  6. Bringing new friends home to meet my family for the first time made me nervous.
  7. I was closer to my parents than my friends were with their heterosexual parents.
  8. My childhood friends who knew about my parent’s sexuality have proven to be lifelong friends.
  9. When I was growing up, I had no one to talk to about my feelings concerning my parents.
  10. When I was growing up, I felt nervous that I may face harassment due to my parent’s sexuality.
  11. I felt like I did not have to fit into gender norms.
  12. When I was growing up, I felt comfortable in the gay community.
  13. My family faced verbal and / or physical threats because of my parent’s sexuality.
  14. I felt uncomfortable talking to my parents about my concerns regarding gay / lesbian harassment.
  15. When I was growing up, I felt like I had to protect my family with regards to issues about sexual

orientation.

  1. People judged my family because of my parent’s sexuality.
  2. I felt like I had to be on my best behavior because my parent’s sexuality placed us under constant

scrutiny.

  1. I didn’t know many other families with gay or lesbian parents.
  2. Because of my parent’s sexuality, I was sensitive to the difficulties faced by other minorities.
  3. Extended family gatherings (holidays, weddings, etc.) were stressful because certain relatives

do not / did not accept my parent’s sexuality.

  1. My parents participated in the queer community.
  2. When I look back on my childhood, I feel good about how I was brought up.
  3. My childhood was more difficult than most because of my parent’s sexual orientation.
  4. I missed not having one mom and one dad.
  5. HIV was a concern for me and my family.
  6. My parent’s sexuality caused struggles for me.
  7. I had friends whose parents did not allow them to come over to my house because of my parent’s

sexuality.

  1. I felt pressure NOT to be lesbian or gay when I was younger.

Section Two

The following questions refer to your current feelings about and experiences with your family. Please

read each statement below and decide how strongly you agree with it in consideration of your current

feelings about your family.

  1. I continue to feel nervous that I may face harassment due to my parent’s sexuality.
  2. I feel fortunate to have been raised outside of the “norm.”
  3. I worry about telling romantic partners and significant others about my parent’s sexuality.
  4. I worry that my parents face harassment and discrimination and do not tell me.
  5. Today, I feel comfortable and at home in the gay community.
  6. I am anxious when introducing friends to my gay / lesbian parents for the first time.
  7. My parent’s sexuality embarrasses me.
  8. Because of my family, I have grown to understand romantic relationships better than most people.
  9. Because of my family, I am open and accepting of all types of diversity.
  10. I feel comfortable talking with my friends about my parent’s sexuality.
  11. Due to the stress of living in a minority family, I feel like my family has come to be particularly close.

Note sull’autore: mi chiamo Andrea Pinato. Non sono laureato in psicologia o psichiatria ma in ingegneria meccanica.

Ho iniziato a leggere questi studi circa sei mesi fa. Il perché l’ho fatto è inusuale: sono un lettore di  Tempi.it; un commentatore assiduo, favorevole al matrimonio egualitario e alla gestazione per altri secondo legislazione canadese, iniziò a postare i titoli di questi studi. Ogni volta che io sollevavo un dubbio lui mi citava un altro titolo e io andavo a leggerlo. Siamo andati avanti così per mesi ed a un certo punto ho voluto leggere anche tutti i documenti pro LGBT.

Volevo comprendere, anche dal punto di vista umano, tutto: perfino la scelta della gestazione per altri che io, credo sia chiaro, non condivido nemmeno a titolo assolutamente gratuito.

Probabilmente vorrete sapere se sono pure cattolico: si, lo sono, anche se il più improbabile e “adulto” che ci sia.

Comunque ho preso la scala omofobica, trasformata in “cattofobica” e ho fatto il test: sono più cattofobico (33) che omofobico (26). Sembra uno scherzo17, però è una cosa su cui riflettere quando si pretende di definire scientificamente l’omofobia.

17

Scala Italiana Omofobia di Ciocca et alt.: Scala Italiana Cattofobia di Andrea Pinato:
1 I gay mi rendono nervoso.2 I gay meritano quello che ricevono.

3 Per me l’omosessualità è accettabile.

4 Qualora scoprissi che un amico è gay metterei fine alla nostra amicizia.

 

5 Penso che gli omosessuali non dovrebbero lavorare con i bambini.

6 Rivolgo commenti offensivi ai gay.

7 Mi piace stare in compagnia dei gay.

8 Il matrimonio tra omosessuali è accettabile.

9 Rivolgo commenti offensivi quali “frocio” o “finocchio” a persone che sospetto siano gay.

10 Non mi importa se i miei amici sono gay o eterosessuali.

11 Non mi infastidirebbe venire a sapere che un mio amico stretto è omosessuale.

12 L’omosessualità è immorale.

13 Derido e prendo in giro i gay.

14 Penso che non ci si possa fidare di una persona omosessuale.

15 Temo che gli omosessuali facciano avance sessuali nei miei confronti.

16 Le organizzazioni che promuovono i diritti dei gay sono necessarie.

 

17 Ho danneggiano proprietà di persone gay, ad es. “ho graffiato con le chiavi” le loro macchine.

18 Mi sentirei a mio agio se avessi un gay come compagno si stanza.

19 Picchierei un omosessuale se cercasse di sedurmi.

20 Il comportamento omosessuale non dovrebbe essere punibile.

 

21 Evito i gay.

22 Non mi disturba vedere due omosessuali insieme in pubblico.

23 Quando vedo una persona gay penso “Che spreco”.

24 Quando incontro qualcuno cerco di capire se è gay.

25 Ho relazioni consolidate con persone che sospetto siano gay.

1 I ciellini mi rendono nervoso2 I cattolici meritano quello che ricevono

3 Per me il cattolicesimo è accettabile

4 Qualora scoprissi che un amico è ciellino metterei fine alla nostra amicizia

5 Penso che i preti non dovrebbero lavorare con i bambini

6 Rivolgo commenti offensivi ai ciellini

7 Mi piace stare in compagnia dei preti

8 La castità prima del matrimonio religioso è accettabile

9 Rivolgo commenti offensivi quali “pedofilo” o “bigotto” a persone che sospetto siano cielline

10 Non mi importa se i miei amici sono cattolici o atei

11 Non mi infastidirebbe venire a sapere che un mio amico stretto è ciellino

12 La chiesa è immorale

13 Derido e prendo in giro i ciellini

14 Penso che non ci si possa fidare di una persona ciellina

15 Temo che i ciellini mi invitino a scuola di comunità

16 Le organizzazioni che promuovono il diritto alla vita contro l’aborto sono necessarie

17 Ho danneggiano proprietà di persone cattoliche, ad es. “ho graffiato con le chiavi” le loro macchine

18 Mi sentirei a mio agio se avessi un prete come compagno si stanza

19 Picchierei un prete se cercasse di battezzarmi

20 L’obiezione di coscienza sul matrimonio gay non dovrebbe essere punibile

21 Evito i ciellini

22 Non mi disturba vedere un prete predicare in pubblico

23 Quando vedo un Memores Domini penso “Che spreco”

24 Quando incontro qualcuno cerco di capire se è ciellino

25 Ho relazioni consolidate con persone che sospetto siano cielline

 

Punteggio: 1 assolutamente d’accordo 2 d’accordo 3 neutro 4 contrario 5 assolutamente contrarioCome calcolarlo:

·          Invertire i punteggi delle domande 1, 2, 4, 5, 6, 9, 12, 13, 14, 15, 17, 19, 21, 23, 24, 25 (es: 1=5, 2=4, 3=3, 4=2, 5=1).

·          Fare la somma e sottrarre 25 al totale: 100 è omofobia massima, 22,54 media italiana

·          Sottoarea disagio: somma (dopo le inversioni!) punteggi domande1, 2, 4, 5, 6, 7, 9, 10, 11, 22 poi sottrai 10. 8,15 media italiana

·          Sottoarea aggressività: somma (dopo le inversioni!) punteggi domande 12, 13, 14, 15, 17, 19, 21, 23, 24, 25 poi sottrai 10. 8,08 media italiana

·         Sottoarea ignoranza: somma (dopo le inversioni!) punteggi domande 3, 8, 16, 18, 20, poi sottrai 5. 6,31 media italiana

 

Sorgente: Studi sull’omogenitorialità: guida per i (giustamente) perplessi

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