spettacolo teatrale poesie

Un saluto a tutti e in particolare agli assistenti piumati.

Lo spettacolo teatrale Io mi chiamo Yorsh è stato bellissimo.

Tutta la mia gratitudine a Mimmo Manella per sua musica e ad Alessia Pratolongo per la dolcezza e la forza e la disperazione che sa mettere nella sua voce.

Per chi lo desiderasse il testo delle due poesie inedite lette durante lo spettacolo.

Chi ha letto la saga ne riconoscerà gli echi.

 

1944, uno dei treni

 

Non avere paura di niente, bambino mio.

Non avere paura.

Ci aspettano prati infiniti, sotto cieli sterminati.

I prati si riempiranno di fiori al nostro arrivo,

i cieli si riempiranno di stelle.

Tieni i tuoi piccoli occhi chiusi,

e non vedrai più il treno;

non lo sentirai nemmeno.

La tua bocca è secca, perché abbiamo il deserto da attraversare.

Il rumore che dai nelle orecchie è quello del vento nelle dune.

La manna cadrà dal cielo, e noi non avremo mai più fame.

Noi impareremo a volare.

La terra del latte e del miele è dall’altra parte del sole.

Per arrivarci bisogna morire.

La morte ha i colori dell’alba, il rumore delle onde, e l’odore del sale.

 

Gli uomini e le donne un giorno dissero a Dio,

il cui santo Nome non si può nominare,

mai sui treni tutto è permesso, anche questo:

-Signore ci hai abbandonato.

Anche la Speranza se n’è andata.-

E l’Altissimo rispose:

-Non era lei l’ultima compagna che vi avevo lasciato,

ma sono le storie,

la forza di raccontare.

Anche nel fondo dei ghetti

dove vi hanno chiuso,

nei lazzareti, sui treni,

dietro i fili spinati,

potete ancora chiudere gli ochi

e aprire le ali.-

E allora ascolta bambino mio, non smettere mai di ascoltare.

E non avere paura di niente, bambino mio.

Non avere paura.

Al di là del sole

la terra del latte e del miele non aspetta che noi.

I cieli si riempiranno di stelle,

tra cui impareremo a volare.

 

La morte è un bel gioco;

è lei l’ultima compagna,

quando la speranza è finita,

quando le labbra spaccate dall’arsura,

le lingue tagliate

non riescono più a raccontare.

Quando l’orrore ha tagliato le ali.

È lei l’ultimo dono.

Sia lode all’Altissimo per la sua pietà.           

 

 

 

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Bosnia 1994

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Io vorrei essere ricco, giovane, bello.

Vorrei essere un re per regalarti il mio regno.

Vorrei essere un ladro, così potresti riavere  una bicicletta.

Vorrei essere Dio per poter mettere l’Universo ai tuoi piedi.

Vorrei essere Lucifero: io svuoterei i miei regni e li distruggerei,

così da essere certo che non abbiano a ospitarti mai.

Libererei le anime dei dannati e le lascerei libere di volare oltre le stelle

dove il buio è infinito,

con l’unica obbligazione

di  portarti gratitudine e cantare le tue lodi.

 

Io non sono niente e nessuno:

tutto quello che ho da offrirti sono io stesso,

un uomo senza niente che vaga in lande desolate

cercando un posto dove stare.

Non cacciarmi. Senza di te la vita è un deserto inutile,

un ammasso di ieri idioti e atroci.

La scuola dove ci siamo seduti insieme è crollata sotto le bombe.

Il cinema dove siamo andati a tenerci per mano nel buio

lo hanno usato farci morire gli uomini e violentare le donne.

Vorrei poter ricostruire la scuola.

Vorrei cancellare il presente.

Vorrei riinventare il passato.

Tutto quello che posso fare è vegliare il tuo sonno pieno di incubi.

Posso inventare favole perché tu scordi i tuoi ricordi.

Insieme, la notte sarà meno fredda, la luce si alzerà prima.

Soli, il mondo ci schiaccerà

e anche se nessuno si disturberà a ucciderci,

la nostra stessa tristezza soffocherà il nostro respiro

prima che il giorno ritorni.

Non possiamo nulla contro i torturatori,

gli assassini, gli stupratori

se non questo:

rendere vana la loro opera su di noi

essendo felici nonostante loro.

Diventa la mia sposa.

Io ti amerò sopra ogni cosa.

Il tuo viso sarà di nuovo intatto,

il tuo corpo inviolato,

perché così sei nei miei occhi e così sarai anche nei tuoi.

Gli uomini che hanno distrutto la tua gente

e penetrato il tuo ventre

saranno solo il sogno confuso di una notte di vento.

Il bastardo che ti hanno seminato

Sarà in nostro primogenito

e l’amore che gli daremo

affonderà per sempre

la distruzione e l’odio

nella melma delle cose inutili.