sottoscrivo

 

Perché amo Israele.

21 maggio 2014 alle ore 0.13

“Amo Israele per gli Ebrei Ortodossi, anche quelli che non lo riconoscono come Stato.
Per i Kibbutzim atei e collettivisti, per la loro storia e per la crisi che li attanaglia.
Per gli ultimi sopravvissuti alla shoah e i bambini che riempiono le strade, i parchi, i passeggini.
Per i freakettoni, gli omosessuali, i giovani che affollano le spiagge e i bar di Tel Aviv che la vita è complessa, contraddittoria e c’è posto per tutti.
Amo Israele per gli ebrei che non vorrebbero esserlo o se ne dimenticherebbero volentieri. Li amo con tenerezza commossa perché so che comunque qualcuno in modo tragico glielo ricorderà spulciando le genealogie nei secoli. Perché il Male esiste sulla terra nella sua essenza e se non ha altro da fare, ma anche facendo altro, trova tempo e modo di violentarli, perseguitarli, tentarne l’annientamento.
Amo Israele per Ben Gurion, Golda Meyr, Begin, Rabin, Sharon. Per la loro imperfezione, il coraggio, la dedizione al proprio popolo.
Amo Israele minuscolo paese un po’ europeo, un po’ mediorentale, molto mediterraneo e nonostante tutto molto democratico.
In Israele vivono gli ebrei sabra lì nati ed ebrei arrivati da tutto il mondo. Molti l’hanno scelto, molti non hanno potuto fare altro, troppi sono stati massacrati in paesi che credevano propri o sulla strada che li avrebbe portati verso una patria che andava conquistata e difesa. Sono presenti cento lingue ma si parla ebraico, unica lingua rinata sulla terra a vita quotidiana, a crescere.
Ciò che non cessa di stupirmi, nella variegata propaganda anti ebraico-israeliana, è quell’incantevole propensione ad usare ogni mezzo, dal più soave al più sanguinario, e la capacità di falsificazione che trasforma gli assassini in vittime a caccia di giustificazione anche dubbiosa ma comprensione assicurata.
E’ che gli Ebrei, a maggior ragione gli israeliani, devono essere vittime ma molto per smuovere sentimenti positivi che durano un istante. Subito dopo e per motivi opposti devono giustificare a chi di turno non il loro operare ma il loro essere. Alla sinistra di cui sono orfano non so cosa dire: ascolti chi, c’è per quanto inascoltato, sa del passato, di un ipotetico futuro e di un presente che ci accomuna.
Gli Ebrei sono un popolo non identificabile come razza. Sono neri, scuri, bianchi, rosa, diafani. Tutti i tratti somatici. Tutte le tipologie di capelli e tutti i colori degli occhi. E’ capitato che l’immagine di un giovane ebreo tedesco sia stata usata per propagandare la pura bellezza della razza ariana. E’ capitato che uno non sapesse o non ricordasse, o non volesse sapere, o avesse deciso che – no! non lo era – ma sempre qualcuno per ricordarglielo lo ha ucciso. Perché ebreo.
Credo che, comprensibilmente, molti ne abbiano le palle piene e semplicemente aspirino ad essere normali uomini e donne. Mica facile, praticamente impossibile. Ci sarebbe da montarsi la testa se non fosse che è sempre la prima a cadere: la testa.
Gli ebrei, in Israele, non sono gli unici abitanti. Israeliani sono i beduini, i drusi. In Israele vivono ebrei religiosi che non riconoscono lo Stato ma accettano, beneficiandone, i suoi sussidi. In Israele vivono arabi mussulmani e una minoranza arabo-cristiana. Una lezione di storia e geografia che è doveroso fare. Prendersi il tempo di studiare, approfondire, che ogni semplificazione è solo funzionale alla demagogia politica, al terrorismo.
Israele ha subito ininterrottamente guerre e pressioni da parte di tutti i paesi arabi e, meraviglia, ha vinto. Reagendo ha allargato e fortificato i propri confini. Al contrario dei suoi aggressori non ha annientato la presenza araba. Nessun ebreo vive oggi nei paesi confinanti. In Israele, che è uno stato democratico, gli arabi mussulmani discendenti dell’ultima conquista della patria ebraica e relativa distruzione sono sì vittime ma della contingenza storico-geografica, dei regimi arabi, dei propri dirigenti politico-sociali-religiosi, molto più che di Israele.

 

Quanto alla Palestina, se non esistesse Israele, sarebbe spartita tra Egitto, Giordania e Siria. Se ha una possibilità di costituirsi come Stato indipendente lo deve in virtù del rapporto che ha con Israele.
Se c’è soluzione, non facile, va ricercata con onestà, rispetto, reciprocità, perché la possibilità di vivere in pace è il bene più grande sulla terra.

Io credo che la gran parte di Israele abbia metabolizzato la tragicità della vita, la sua vacuità in dolente saggezza e un uso della forza capace di affrontare ogni tempesta. Tutto può succedere, è successo, succederà ma la vita sopravvive: generazione su generazione. Per quel che si può è meglio essere preparati al peggio, non perdere la speranza, fortificare in ogni senso la comunità. Non lasciarsi condurre mai più inconsapevoli e impotenti al macello.

Io difendo il dovere che gli ebrei hanno sulla terra, per ciò che è in potere all’uomo, di organizzare e difendere uno stato in cui tutti gli Ebrei possano aspirare a vivere in pace, per quello che si può. Con il suo esercito che è il meglio che c’è, unico baluardo e sempre insufficiente ai pogrom, alle persecuzioni, al terrorismo di nuova generazione, totale.

Martiri bimbi, donne incinte. Ambulanze e carri funebri. Santificazione, premi in denaro e quel quarto d’ora di celebrità con annesso videoclip che di questi tempi non si nega a nessuno. Mi auguro che l’esercito di Israele continui ad essere, e sempre più, dimesso, schivo, patrimonio silenzioso del cuore, del braccio e della mente. Giovane, senza accademie, senza marzialità, che l’efficienza non è mai formale ma di sostanza.

Per molti versi molti popoli saranno costretti ad imparare dall’esercito di Israele ma sarà sempre tardi.”

Giovanni Lindo Ferretti