Si può imporre la virtù?

Si può imporre la virtù?

In questi giorni di grandi dibattiti – peraltro piuttosto inconcludenti -, sul tema dell’immigrazione, in cui l’Italia, al momento al centro di sempre più massicci sbarchi, chiede con forza all’Europa di essere più accogliente nei confronti dei migranti, mi son posto, e vorrei porre a chi mi legge, una domanda. Possono gli stati imporre la virtù dell’accoglienza? Posso imporre a un cittadino di accogliere in casa un povero, se lui non lo vuole? Non dovrebbe essere l’accoglienza il frutto di una società davvero cristiana, ovviamente secondo le possibilità dei soggetti accoglienti? Mi sembra che nemmeno il Dio di Gesù Cristo abbia imposto qualcosa ai suoi discepoli, tanto è vero che a coloro che gli facevano notare che il suo discorso era duro da comprendere e che per questo molti lo avevano abbandonato, Egli disse: “Volete andarvene anche voi?”. Solo Pietro, ispirato dallo Spirito Santo, disse: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!”.

Ora gli stati vorrebbero imporre sanzioni a chi non accetta di essere virtuoso e accogliente.

Il guaio però è che questa imposizione, che ci viene da quegli stessi stati che hanno permesso la non accoglienza  del “prodotto del concepimento”, con la legge dell’aborto, definito dalla neolingua “interruzione volontaria di gravidanza”, considerata dalla cultura “illuminata” un “diritto di libertà”, vorrebbero imporre la virtù dell’accoglienza dei figli altrui. Non c’è in tutto ciò una grave contraddizione di una società che ha perso, oltre alla fede, anche il lume della ragione?

Claudio Forti