Sessualità e Genitalità 

A proposito di “bisogno e istinto sessuale” vi sono termini, come sesso, sessualità, genitalità, coito, atto genitale, i quali nell’uso quoti­diano sono spesso utilizzati come sino­nimi, come se indicassero lo stesso contenuto, mentre di per sé fanno rife­rimento ad aspetti differenti. Così nascono degli equivoci che compli­cano la chiarezza del contenuto comunicato e anche il contesto della co­municazione. Da un po’ di tempo, per esempio, riferendosi alla sessualità, anche nell’ambito scientifico, per maggiore chiarezza, alla parola sessualità si aggiunge l’aggettivo umana, per distinguerla da quella animale.

Il capirsi è una questione fondamentale, non solo sulla termi­nologia, il che è già molto, bensì sul contenuto sottostante di tale terminologia, il che completa la comprensione.

Prendiamo i termini sessualità e genitalità, che, benché facciano riferimento ad un’unica realtà, la persona umana, non si equivalgono.

Il termine genitalità indica ciò che si riferisce agli or­gani ge­nitali e alle loro funzioni; cioè, è quel feno­me­no fisiologico, che, preso allo stato puro, ha come obiettivo il soddi­sfare l’istinto della perpe­tua­zione della specie. E’ una delle dimensioni che costituiscono la struttura sessuale della persona, quella biofisica.

Solo nella dimensione genitale l’uomo si assomiglia agli animali, sente una forte spinta all’accoppiamento, al cui soddisfacimento sono connessi il piacere orgasmico e la possibilità di perpetuare la specie. La ge­nitalità, che, come tale, si limiti alla scarica fisiologica, è cieca e chiusa in se stessa.

La genitalità si colloca nell’ambito dell’istinto, che, nel caso dell’uomo, è un istinto connotato da caratteristiche  prettamente umane e, come tale, si differenzia da quello degli animali. Così la genitalità è parte integrante della sessualità umana, ma non può essere identificata con essa; anche nel linguaggio il termine non è sostitutivo della sessualità. Per inciso, va ricordato che il processo di maturazione della sessualità infantile, in cui predomina la genitalità, è orientato all’acquisizione di una sessualità adulta, nella quale la genitalità è ricondotta e orientata a favorire una relazione matura con sé e con gli altri.

L’istinto sessuale – L’istinto di per sé è una propensione naturale, geneticamente determi­nata, antecedente ad ogni espe­rienza e indipendente dall’attività razionale, che spinge gli esseri viventi a compiere atti utili alla conservazione dell’esistenza individuale e della specie. E’ conside­rato uno dei fattori d’ogni comportamento.

Nel discorso scientifico contemporaneo la parola istinto tende a scomparire, a vantaggio di voci meno enigmatiche, come pulsione e comportamento pulsio­nale. Il problema , però, del suo contenuto, di che cosa è l’stinto in sé non è eliminabile, quando si tratta dell’uomo, in cui istinto e coscienza sembrano contrapposti, come fossero elementi antitetici.

Nell’animale si può parlare di istinto sessuale come di una pro­pensione, geneticamente de­terminata e codificata, su cui non è possibile intervenire con la volontà. Non è così per l’uomo.

Non si può dimenticare che l’istinto sessuale umano è proprio dell’essere uomo, vale a dire è una realtà fisica, genetica, permeata di razionalità, di capacità di scelta, di dover es­sere, d’eticità, che sono le connotazioni specifiche, fondamentali, di ogni persona. Cioè, quello umano è un istinto sessuale, che assume valore dalla dimensione trascendente e valoriale della persona, in cui radica il senso e significato complessivo della vita dell’uomo e della sua stessa ses­sualità.

In sé l’istinto umano, nel suo aspetto genitale, è parte integrante e non scissa della sessualità. L’uomo, però, con la sua capacità di scelta e di assunzione o meno di respon­sabilità, ha la possibilità di scindere la genitalità dalla sessualità, di sottostare all’istintualità, cioè di vivere la geni­talità come dimensione separata, puramente biologica, soggetta alla pulsione animale.

Nella relazione tra uomo e donna il rapporto coitale (sessuale) può esse­re attuato senza parte­cipazione relazionale, cioè senza una unione affettiva; può prescindere dall’unione delle per­sone. Così diviene solo una funzione, un prodotto genitale puro e semplice. Gli esempi di geni­talità possono­ essere vari: l’u­nione con una pro­sti­tuta per una scarica istintuale; nella coppia sposata, il ridurre il rapporto ad un rituale per scari­care l’eccitazione dell’uomo; lo stesso coito veloce, sper­so­nalizzato.

Vale la pena ricordare, in quest’ambito, una differenza tra uomo e donna nella percezione della pulsione genitale; differenza che, se non accettata,  spesso crea malessere, malintesi, allontanamenti, silenzi. Non è né merito né demerito di nessuno dei due: è una realtà che l’uomo sia più carnale, più istintivo, senta con passionalità l’esigenza di rapporti coitali. La donna sente la carne, ma meno l’istintività genitale all’unione, bensì ad una passionalità affettiva in cui si può accompagnare la genitalità.

La capacità comunicativa e il dialogo sessuale possono facilitare l’incontro, in cui la sessualità assume la genitalità non come forma conflittuale, ma come energia che unisce e fa bene alla vita affettiva e spirituale della coppia.

Integrazione della genitalità – Sotto l’aspetto psicologico, la genitalità ha bisogno di essere collocata nell’ambito di tutta la personalità, per essere compresa e vissuta nella sua pienezza. Presa isolatamente l’esperienza sessuale fisica segue la legge psicologica dell’adattamento e dell’abitudine. La costante ripeti­zione di questa esperienza, come mero atto geni­tale, struttura un’abitudine, che le fa perdere ben presto molta della soddisfazione ad essa inizialmente collegata. Ciò, di norma, pro­duce l’effetto della ricerca ossessiva della frequenza dell’attività coitale, come scarica di piacere fisico e con­temporaneamente  di esperienze sempre più eccitanti e sofisticate. Tali forme, suffragate dalla diffusione dei mass media, che vogliono svelare i segreti e le raffinatezze della sessualità in nome della felicità, sono pure condannate psicologica­mente all’abitudine e a perdere il loro fascino.  Ciò com­porta di conseguenza un’ulteriore insaziabile ricerca  di nuove espressioni genitali ed un arresto ad uno stadio fisiologico e narcisistico della sessualità.

Lo stesso lavoro clinico testimonia che, in diversi casi, una spasmodica ricerca di soddisfazione a livello genitale è in conflitto con il concetto, che la persona ha di sé e del proprio dover-essere. Ne consegue una disgiunzione interiore che crea conflitti tra i vari aspetti dello psichismo.

Il ridimensionamento di una sessualità, vissuta a livello biolo­gico, comporta un lavoro di ri-educazione di sé, del significato del proprio corpo, del valore intrinseco della stessa relazione sessuale. Implica la scoperta che la genitalità va inserita nel complesso delle motivazioni umane e agganciata al servizio della persona e della sua crescita. In questa prospettiva ri-educativa il soggetto si pro­pone un percorso verso la maturità psicosessuale.

Gilberto Gobbi

Sorgente: SESSUALITA’ E GENITALITA’ – Gilberto Gobbi –  | Tempo e Spazio. Il blog di Gilberto Gobbi

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