sesso, erotismo e libanizzazione dell’Europa.

Noi abitanti del Terzo Millennio siamo sempre in bilico sulla corda, da un lato il baratro, dall’altro la definitiva salvazione. Abbiamo un bel po’ di supereroi, sempre più cupi e ammaccati, e parecchie distopie: il contrario dell’utopia cui abbiamo rinunciato definitivamente. Una volta accomunata la fantascienza al fantasy, il fantastico e l’horror regnano incontrastati, riempiendo da soli più di metà degli scaffali delle librerie e degli schermi cinematografici.

Siamo immersi in una cultura di mortesiamo il secolo del genocidio,  prima questa parola non esisteva. Si comincia un secolo fa con gli armeni, un secolo esatto. Libri, film, serie televisive: tutto pullula di cultura di morte; se non sono ciberterminatori, sono vampiri, o extraterrestri predatori o virus. Persino i film per bambini – la serie di I pirati dei Caraibi del capitano Jack Sparrow – sono infarciti di mostri, fantasmi, creature fatte di dolore e putridume.

Dalla loro ossessiva presenza possiamo capire quello che succede nella mente degli uomini, e nella loro storiai. Se non sono Orchi sono Estranei, se non sono licantropi sono fantasmi, se non è Alien è Terminator, o Predator. Voldemort e i suoi Mangiamorte rubano la scena a Sauron e ai suoi Nazgûl, a Saruman con i suoi sterminati eserciti di orchi. Dalle tombe si sono alzati, oltre che gli aristocratici vampiri, ognuno dotato di storia e di nome, eserciti di zombie, la loro versione sottoproletaria e anonima, che film dopo film arrivano con il loro passo claudicante e gli occhi vuoti a mangiare l’anima o più prosaicamente il cervello e le frattaglie dei vivi, che resteranno poi sparse in uno sgraziato disordine. Il piccolo ET che voleva telefonare a casa ha lasciato il posto a extraterrestri cattivissimi in film terrificanti (Alien, La Cosa), involontariamente comici (La guerra dei mondi), o genialmente comici (Men in Black):

 K, impassibile: «Ha detto qualcosa prima di buttarsi?»

J: «Che il mondo sta per finire.»

K, sempre senza cambiare espressione: «Ha detto quando?»


Siamo immersi in una ciclopica danza macabra.  

È l’angoscia per il nostro presente, il terrore per il nostro futuro che abbiamo nascosto nella Terra di Mezzo, tra le aule di Hogwarts, dall’altra parte della Barriera di Ghiaccio, oltre i confini delle terre note. Mentre nemici terrificanti assediano, e all’interno i difensori sono divisi e infiltrati di collaborazionisti e traditori: questo il riassunto estremo della maggioranza delle nostre narrazioni.

Tutta la nostra narrazione fantastica è immersa in una cultura di morte, perché siamo il secolo del genocidio, certo, e poi perché non siamo certi di avere un futuro. Sappiamo che il male assoluto esiste e siamo sull’orlo della fine del mondo.

La regola  della vita è che le società, le civiltà, come gli individui, le famiglie, i gruppi cerchino di sopravvivere. Non è possibile che una civiltà sopravviva se la natalità è inferiore a 2,3 figli per madre: la nostra si aggira attorno all’1,4. Non è pensabile che una civiltà sopravviva se ha una natalità bassa e permette l’ingresso a minoranze con strutture ideologiche e religiose contrastanti e non sovrapponibili, quindi minoranze non integrabili, che per secoli sono state il nemico storico e che nel giro di una generazione o al massimo due diventeranno maggioranza.

Dello sterminio, della cultura di morte, fanno parte le donne che preferiscono che l’ammasso di cellule che portano nel ventre muoia piuttosto che diventare una creatura umana che si rivolgerà a loro dicendo mamma.

Al magnifico atto di sessualità che genera la vita, quello dove lo sperma dell’uomo è nel ventre di una donna dove le due metà si fonderanno in una nuova vita unica  e irripetibile, alla dolcezza del rapporto che tiene insieme in complicità i padre e la madre del nuovo essere,  viene equiparato il gesto erotico fine a se stesso, un erotismo usa e getta slegato da qualsiasi possibilità di creare una nuova esistenza nel mondo

Questa equiparazione vuol dire che la vita non ha valore. È un’affermazione antropologicamente atroce che può venire in mente solo a una cultura che rinnegando Dio non può che diventare cultura  di morte.  

Madre natura non è stupida. Quello che le interessa è la generazione successiva.  Il sesso serve per generare la vita, ed è lì che è divertente. L’erotismo fine a se stesso, dove non si genera nulla, sulle lunghe distanze, è di una noia mortale, bisogna farsi di qualche cosa o passare a 50 sfumature di sadomaso per non essere assordati dalla mancanza di senso. Esattamente la stessa differenza che c’è tra mangiare a una tavola imbandita qualcosa di preparato con intelligenza o  amore oppure mangiare e vomitare cibo spazzatura. 

Il mondo occidentale è immerso in una ipererotizzazione e in una iposessualizzazione. 

La nostra estinzione e conseguente libanizzazione dell’Europa non può essere possibile senza un calo nella natalità. L’aborto è sempre un suicidio differito, una manifestazione dell’odio di sé della donna, spesso è sufficiente un’unica domanda, mi scusi, signora, ci ha pensato bene, questo è il suo bambino, per fermarlo, sempre lascia reliquati, perché l’inconscio della donna vede l’uccisione del figlio come un’autoprofanazione. Non è un caso che gli stessi poteri forti, ONU ed UE, che difendono il diritto della donna a seguire l’impulso dell’aborto fino alla fine senza il rischio di incontrare qualcuno che causi un ripensamento, sono gli stessi che hanno tra i loro scopi ufficiali l’islamizzazione mediante libanizzazione dell’Europa. 

Usciamo dalla cultura di morte adesso. Un uomo e una donna che si amano, che prendono l’impegno di proteggersi a vicenda e di proteggere i figli, lo prendono davanti alla comunità e lo mantengono, fino alla fine.

L’ultima riga delle fiabe: e vissero sempre felici e contenti. Sempre no. Qualche volta hanno litigato, ma non hanno mollato. E quando non si molla i decenni passano e si diventa la coppia illuminata: la tenerezza ha riempito tutti gli spazi. Amo il tuo corpo anche se ha le cicatrici della coronaroplastica o dell’asportazione del cancro, amo il tuo corpo ancora di più di quando era perfetto e forte.

Questo salverà il mondo.


Silvana De Mari.