Separazione e divorzio: i problemi dei figli

[I figli che soffrono per la separazione e il divorzio dei genitori si stanno moltiplicando. Ognuno di loro – figli e genitori – reagisce  a suo modo a questa realtà. Ri-propongo alcuni fogli elaborati per le coppie che vengono in  consulenza sul come comportarsi per i loro conflitti e per le conseguenze della separazione sui figli.]

SEPARAZIONE E  DIVORZIO: I PROBLEMI DEI FIGLI – Gilberto Gobbi –      

searchIL DIVORZIO E’ MEGLIO DEI LITIGI? – E’ una di quelle domande che uno psicologo non vorrebbe sentirsi fare. Eppure, nella mia lunga carriera, me la sono sentita rivolgere più e più volte.

Ho sempre affermato che, a livello psicologico, non si può dare una risposta a priori, ma che occorre analizzare situazione per situazione, secondo determinati criteri. Si possono dare degli orientamenti generali, che, di norma, fanno da cornice per la continuità della vita della coppia o per la sua interruzione con la separazione e il divorzio. I criteri di valutazione del meglio o del peggio sono costituiti da un insieme di valori generali e dalle situazioni che sono proprie di ogni coppia e famiglia.

Quello che viene presentato costituisce una serie di appunti e spunti, che necessitano di ulteriori approfondimenti.

ALCUNI DATI STATISTICI – Partiamo da alcuni dati statistici e poi le risposte verranno a mano a mano che si procede nell’analisi dei contenuti legati all’interruzione della vita di coppia e l’incidenza che take interruzione ha sulla vita delle singole persone coinvolte.

Viviamo in una società, quella occidentale, pervasa da ciò che è definito instabilità matrimoniale, che mette in evidenza quanto sia fragile il legame della coppia sposata e ancor più di quello della coppia convivente, a fronte della costante e insistete richiesta di valorizzazione dell’individuo e della sua autorealizzazione.

I dati, a cui ci si ferisce, sono quelli dell’ISTAT del 2011, in cui vi sono stati 88.797 separazioni e 53.806 divorzi. I tassi della separazione e dei divorzi, confrontati con quelli degli ultimi decenni, dicono che:

  • nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni si contavano 158 separazioni  e 80 divorzi;
  • nel 2011 le separazioni sono state 311 su 1.000 sposati e 182 i divorzi.
  • Come si vede, le separazione sono aumentate di oltre il 68% e i divorzi praticamente raddoppiati.
  • Se, poi, analizziamo la presenza dei figli, vediamo che il 72% delle separazioni e il 62,7% dei divorzi sono coppie con figli avuti durante il matrimonio. In tale contesto il 93% delle separazioni di coppie con figli ha previsto l’affido condiviso.

IL CONFLITTO CONIUGALE O DI COPPIA  – Di norma, i due arrivano alla separazione e quindi al divorzio di fronte a un conflitto di coppia che appare insanabile, per cui  ritengono opportuna questa soluzione, per il bene di tutti (per la coppia e per i figli, se vi sono).

Sinteticamente, di fronte al conflitto di coppia, le modalità di soluzione possono essere:

  • affrontare il conflitto attraverso una dinamica relazione aperta per costruire sul positivo,
  • oppure arrivare alla separazione,
  • oppure accantonare il dissidio per un bene maggiore, per i figli e attendere la loro maggiore età per la separazione.

Ogni coppia scegli una propria modalità di risoluzione.  Vi è, però, la necessità di superare il disagio che sta sperimentando, per cui è utile che il conflitto venga contestualizzato e compreso nel suo significato alla luce di più livelli di osservazione, che comprendono i seguenti aspetti:

  • la verifica della relazione e delle reti che intercorrono nella famiglia. Questo permette di collocare ogni membro nella sua realtà relazionale, di tener conto della sua maturità psicoaffettiva e del grado di coinvolgimento nelle dinamiche conflittuali presenti nella coppia e nei figli; significa collocare le storie personali di ogni membro all’interno della storia del nucleo familiare;
  • l’analisi della storia evolutiva e delle fase del ciclo vitale che il nucleo sta attraversando. Ogni nucleo ha un inizio, un percorso, fasi diversificate (coppia appena costituita, coppia con figli piccoli, con figli adolescenti, con figli maggiorenni, coppia con sindrome del nido vuoto, ecc.),
  • le storie personali dei suoi componenti e quelle delle famiglie d’origine.

La contestualizzazione permette di comprendere quale sia la migliore strategia da sceglie nella famiglia per la risoluzione del conflitto.

La comprensione della comunicazione e dei blocchi che sottostanno alla relazione della coppia, permette di confrontarsi con il percorso che il nucleo familiare ha fatto e quindi con la fase del ciclo vitale dello stesso. Ciò fa emergere l’entità del conflitto e la sua possibile soluzione. Le storie personali dei componenti indicano le modalità che ciascuno ha avuto nel passato nell’affrontare i problemi, i conflitti e le difficoltà della vita, in particolare quelle relazionali. La stessa storia delle famiglie d’origine permette di cogliere aspetti indicativi delle radici costitutive della personalità dei due e le implicazioni consequenziali sui vari membri.

In una coppia una situazione di piena ostilità rappresenta un evento critico, cioè una crisi in cui vi è una forte frattura tra il desiderio e la realtà.

Sappiamo che quando due si sposano o vanno a convivere sono profondamente coinvolti, di norma, spendono se stessi, si giocano la vita, in quanto investono se stessi, in pensieri, desideri, attese, richieste, proiezioni, progettualità. Ed è in questo investimento, più o meno totale, che emergono le differenze, le difficoltà di accettazione, gli allontanamenti, quindi i litigi e le conflittualità, che possono sfociare in una decisione di separazione, ritenendo impossibile la continuità della convivenza.

L’insoddisfazione della vita relazionale ha varie concause e ha radici sia nella vita psicoaffettiva pregressa (conscia e inconscia) di ciascuno dei due e sia nella modalità con cui ognuno vive la relazione di coppia.

Quello che effettivamente interessa per la domanda iniziale è che i due vivono spesso in un costante clima di conflitto, a volte sordo e inespresso, a volte espresso anche in forme aggressive, verbali e non. Un signore sui 45 anni, sposato da diciassette, con una figli di 13, da due anni ha una relazione extra. Per caso la figlia, tramite telefonino, viene a conoscere questa relazione e la comunica alla mamma, che ovviamente qualcosa aveva intuito, dalla tranquillità con cui il marito si comporta in casa, esce, non chiede prestazioni sessuali: sembra appagato. Da quel momento quello che non era avvenuto nei diciassette anni precedenti, si avvera: la signora manifesta picchi di rabbia e espressioni di aggressività, che in passato c’erano ma contenute, e richieste forzate di rientro. Era sempre stata energica, ma lui la sapeva prendere e le cose si sistemavano. Con la nuova situazione, tutto il taciuto pregresso  esplode da parte dei due in una aggressività che nessuno dei due si riconosceva fino ad allora. Così, mentre lui cerca di dilazionare l’uscita di casa in vista di una possibile revisione del suo coinvolgimento esterno, la signora si precipitata da un avvocato e sollecitato con imperio la sua uscita da casa. Quello che interessa sottolineare sono le dinamiche aggressivi verbali e non, che si scatenano, facendo emergere il sommerso e il non detto da parte di entrambi. Il clima creato non permette di affrontare la conflittualità con una certa modalità.

E’ una delle tante situazione che vengono vissute dalle coppie, con conseguenze molteplici, perché nella separazione non sono coinvolti solo i due, ma la situazione si estende ad altre persone: i primi ad essere coinvolti sono i figli. Una prima constatazione, amara, ma reale, è che i figli, di fronte alla conflittualità della coppia, fanno l’esperienza di osservare e sperimentare come gli adulti risolvano i conflitti, di come siano in disaccordo, litighino e sappiano affrontare la separazione.

I FIGLI DI FRONTE ALLE LITI FAMILIARI – Un figlio, che assiste alle scenate di rabbia, alle manifestazioni di violenza fisico o verbale tra i genitori o tra i genitori e i figli, viene sempre psicologicamente danneggiato.

Le ricerche psicologiche suggeriscono che è la conflittualità tra i genitori, più che la separazione in sé e per sé, a produrre gli effetti negativi sul benessere dei figli.

Assistere a liti familiari, urla, grida, aggressività (fisiche e verbale) suscita una molteplicità di sentimenti profondamente contrastanti tra loro, che diviene paura (si spera anche non panico) per sé, per i genitori, eccitazione, angoscia, e in particolare paura di perdere le figure di riferimento.

I figli, a seconda dell’età, reagiscono in modo prettamente personale; per esempio, il bambino piccolo riattiva il mondo del pensiero primitivo, che oltre ad avere la funzione di sedarlo, gli consente di avere un controllo magico  e onnipotente sull’ambiente. In particolare può attribuire a sé la causa della separazione dei genitori per qualche disobbedienza o atteggiamenti rabbioso e distruttivo. Gli adulti, spesso non sono delicati e, invece di aiutarlo a superare questi pensieri, lo confermano più o meno esplicitamente in questa sua responsabilità, che invece è solo degli adulti.

CONFLITTUALITA’ GENITORIALE E SOFFERENZA DEI FIGLI  – Vi sono delle situazioni familiari in cui la sofferenza dei figli è particolarmente presente e intensa. Ecco una casistica, di cui tener conto:

  • la sofferenza è rapportata all’intensità della conflittualità tra i genitori, cioè è tanto più intensa quanto più alta è la conflittualità;
  • i conflitti continui, segnati da aggressività verbale e fisica, di norma, generano nei figli angoscia e nel tempo anche patologia;
  • il bambino risente molto quando un genitore abdica alle sue prerogative e rinuncia all’esercizio delle sue funzioni; ha bisogno di vedere il padre fare il padre e la madre fare la madre: sono due ruoli diversi, ma non conflittuali: diversità non significa conflittualità;
  • il bambino soffre molto quando viene usato come strumento per attaccare o ferire l’altro coniuge; la strumentalizzazione dei figli nelle contese tra genitori è una delle peggiori cose che si possa fare loro;
  • fa un danno enorme al figlio il genitore, che opera una sorta di lavaggio del cervello, che porta il figlio a perdere il contatto con la realtà degli affetti e a creare astio e disprezzo verso l’altro genitore: è una delle peggiori violenze psicologiche che un genitore possa operare nei confronti del figlio, che grida vendetta davanti a Dio e agli uomini;
  • quando i conflitti tra genitori riguardano lo stesso bambino, la sua educazione e le sue scelte, egli ne soffre profondamente, perché si sente causa non solo dei conflitti, ma anche della separazione.

I bambini e i ragazzi investono molte energie psichiche per reagire alla conflittualità genitoriale, mentre dovrebbero canalizzarle per affrontare i problemi della loro età. Questa dispersione di energie incide profondamente sullo stato d’animo e provoca una distorsione delle emozioni e  della visione della vita. I figli vengono provati sui bisogni e sui desideri propri della loro età. Le reazioni sono decisamente personali, e  vi sono anche alcuni che si vergognano di avere dei genitori così, si chiudono  e si isolano di fronte alle amicizie. Ma vi è un altro problema, quello connesso con la strutturazione della propria identità psicosessuale. Il maschietto di fronte alla figura aggressiva o inetta del padre, vive una difficoltà profonda di fronte alla sua identificazione, in quanto il modello paterno non solo facilita questo processo, ma lo deforma. Sappiamo quanto l’interiorizzazione dei modelli maschili e femminili siano importanti per il bambino e la bambina: essi si giocano la loro identità e quindi la prospettiva dell’accettazione del proprio genere. Assieme ad altri fattori, questo può compromettere la possibilità futura di costruire, in età adulta, legami affettivi significativi e duraturi.

Sappiamo che i figli possono presentare sintomi di somatizzazione a tutte le età, come risposta alle situazioni ambientali conflittuali e disfunzionali e allo  stress connesso alla separazione, come la rabbia e il dolore di fronte  alla perdita e il sentimento di non essere amati.

In generale, i ragazzi possono presentare problemi comportamentali come risposta ad un ambiente disfunzionale, perché non è compito loro fare gli adulti e  non hanno le energie per affrontare gli stress familiari. Le conseguenze derivanti dalle difficoltà di questo genere, di norma, si mantengono e possono aumentare col deteriorarsi della relazione coniugale. In tali situazioni, i comportamenti del figlio e quelli dei genitori si intersecano, interagiscono e si condizionano a vicenda.  Di fronte a queste possibili disfunzioni per il figlio, i due “adulti dovrebbero evitare nella vita quotidiana scontri aperti, tensioni costanti, liti, bronci, recriminazioni, ripicche.

Sappiamo che per i figli non è necessario che i genitori si amino, ma che si rispettino e non giochino al massacro.

I FIGLIE E LA SEPARAZIONE DEI GENITORI – Va evidenziato che il bambino non è solo un osservatore privilegiato, che sta ai margini della situazione genitoriale, ma con la sua nascita entra a far parte del gioco familiare, come membro attivo, e, volente o nolente, spesso è chiamato ad assumersi ruoli differenti nella conflittualità genitoriale: può essere conteso e costretto a schierarsi con l’uno o con  l’altro genitore, o anche a mediare il conflitto.

La figura successiva ci presenta con chiarezza l’intrinseca interdipendenza dei membri del nucleo familiare tra loro, sotto tutti gli aspetti: affettivo, sentimentale, razionale, del pensiero, del comportamento. I genitori e i figli si influenzano tra loro,  per cui chi pensa di poter vivere un distacco asettico, l’indifferenza, l’anestesia emotiva è essere fuori della realtà familiare. L’esperienza di ciascuno, con  i propri vissuti quotidiani,  conferma questa interdipendenza, che condiziona la vita di ogni membro del gruppo. Se non si comprende questo aspetto, questo intrinseca interdipendenza tra i vari membri del nucleo familiare, pur con la libertà di scelta di ciascuno, difficilmente si saprà cogliere le dinamiche individuali e collettive di fronte ai vari eventi che coinvolgono le persone tra loro interagenti. Quindi anche le problematiche, che i vari membri vivono connesse alla separazione, resteranno dinamiche sconosciute, comprese le profonde e intense  sofferenze dei vari membri.

Le reazioni delle persone coinvolte  nella separazione presentano delle variabili che possono essere divise in due categorie:

  • La categoria Contestuale-familiare comprende aspetti diversi come: la storia familiare, il cambiamento della struttura familiare, la conflittualità manifesta o latente tra gli ex coniugi, la qualità dei rapporti tra il bambino e ogni genitore, le condizioni di salute psicofisica dei genitori, la rete relazionale e familiare, il contesto socioculturale di appartenenza.
  • Vi è una seconda categoria costituita da Variabili psicologico-individuali, che comprende l’età, il temperamento e la struttura di personalità, il sesso, l’ordine di nascita, la capacità di recuperare l’equilibrio psicoaffettivo dopo le avversità, detta anche resilienza.

In sintesi,  una serie di fattori  influenzano profondamente la reazione individuale di ciascun figlio di fronte alla separazione dei genitori; reazioni, che vanno considerate nella loro complessità e interdipendenza, come:

  • l’età del figlio incide sul coinvolgimento diretto o indiretto nelle dinamiche genitoriali e determina reazioni differenti;
  • il temperamento di base neuropsicologico e il livello di strutturazione della personalità sono aspetti determinanti, che caratterizzano certe reazioni in un figlio e altre in un altro;
  • la qualità della relazione che il figlio ha instaurato con ciascun genitore incide sulle reazioni nei confronti di ognuno di loro;
  • anche il sostegno sociale, che i vari membri daranno al bambino, condiziona in parte le sue razione (nonni, zii, cugini, compagni di scuola e di gioco, ecc.); l’ambiente può essere positivo nei confronti di uno e negativo nei confronti di un altro: il figlio si trova in mezzo a tali atteggiamenti;
  • anche l’essere maschi o femmine incide sulle reazioni alla separazione dei genitori: di norma, le figlie soffrono maggiormente e chiedono più facilmente aiuto; i maschi tendono a chiudersi, tengono dentro conflitti che possono cronicizzarsi in forme ostili. Spesso gli insuccessi scolastici sono l’esito di squilibri affettivi, di conflitti familiari irrisolti.

L’ETA’ – L’età del figlio riveste un ruolo fondamentale, poiché in ogni fase di sviluppo i problemi vengono vissuti ed elaborati in maniera differente. Di fronte all’evento traumatico della separazione vi è una diversificazione, secondo l’età, dei disagi psicologici e delle reazioni, che possono essere considerati comportamenti normali o disfunzionali (patologici).

  • Da 0 a 3 anni – I bambini di questa età possono riflettere il distress dei genitori, le loro preoccupazioni, però sono anche più protetti dalle conseguenze immediate della separazione, purché venga garantito loro una relazione di attaccamento stabile e sicura, in particolare da parte di uno dei due. Tuttavia, vi possono essere regressioni comportamentali, come paure di essere abbandonati, perdita del controllo degli sfinteri in precedenza acquisito, condotte autoconsolatorie. Sappiamo che non possono parlare, ma assorbono l’atmosfera che si respira attorno, per cui la separazione suscita in loro emozioni diverse, tra cui la collera, la frustrazione e la paura di abbandono. Certamente non comprendono che cosa sia la separazione, ma si accorgono che un genitore non dorme più a casa.
  • Dai 3 ai 6 anni – Le reazioni sono le più disparate, secondo i criteri espressi sopra. Certo che appaiono confusi e insicuri per ciò che sta accadendo circa i cambiamenti nella loro vita familiare. Vi sono alcuni che hanno la speranza che i genitori ritornino assieme e vi fantasticano per molto tempo, altri avvertono aggressività e rabbia legate al senso di perdita e di rifiuto che credono di sentire da un genitore: sentimenti che reprimono oppure manifestano con aggressività nei confronti degli altri bambini (morsi, distruzione di oggetti, ricerca di animaletti da “uccidere”). Vi sono alcuni che mostrano le loro ansie e tensioni attraverso delle regressioni circa le autonomie già acquisite oppure manifestando atteggiamenti eccessivamente dipendenti (stati di irritabilità, pianto facile, alterazione del ciclo del sonno e dell’alimentazione). Altri, quando si accorgono che un genitore non dorme più a casa, possono pensare che se n’è andato per colpa loro. Il senso di colpa può permeare gli atteggiamenti interiori, che condizioneranno fasi successive della vita, se non  verrà risolto. Possono anche negare a se stessi e agli altri che i genitori si siano separati, affermando che stanno ancora assieme.
  • Dai 6 ai 10 anni – E’ questa l’età in cui i bambini prendono consapevolezza di che cosa significhi la separazione. E’ anche l’età scolare, per cui può esserci una diminuzione della prestazione scolastica. Possono manifestare diverse reazioni, come: essere depressi e preoccupati; ciò si mostra in forma di rabbia, aggressività e comportamenti acting-out; in particolare si sentono rifiutati dal genitore assente. Possono esserci: vulnerabilità, solitudine, sentimento di vergogna e risentimento per il comportamento dei genitori, rabbia, scatti d’ira e anche sintomi somatici (mal di testa, dolori allo stomaco, stress), difficoltà di apprendimento, rifiuto di andare a scuola, comportamento trasgressivo. E’ facile che si schierino dalla parte di uno dei genitori, in particolare quello con cui vivono.
  • Dagli 11 ai 17 anni – E’ un’età molto variegata con differenze proprie della crescita. E’ la fase della preadolescenza e adolescenza. Anche le reazioni sono le più varie. Alcuni possono manifestare decremento dell’autostima o sviluppare una prematura autonomia, ridimensionamento delle figure dei genitori (in positivo o in negativo). Il loro atteggiamento dipende molto dal comportamento dei genitori e dal grado di maturazione raggiunto dall’adolescente, che sperimenta situazioni di conflitto tra il voler vedere il genitore e il frequentare i suoi coetanei. I figli più grandi vengono incaricati di accudire i fratellini più piccoli. Può accadere che i genitori si aspettino da loro una certa maturità e che siano loro a scegliere con chi stare. Vengono scaricate su di loro delle responsabilità che sono dei grandi. In questo periodo non sono infrequenti la caduta delle prestazioni scolastiche, le difficoltà relazionali coi coetanei, l’assunzione di droghe, la pratica di comportamenti sessualizzati e delinquenziali. Possono provare paura di instaurare legami a lungo termine, a fidarsi delle persone. Possibili chiusure in se stessi, con eventuali condotte autolesive (suicidi dimostrativi, assunzione di droghe) o devianti.

IL NON SEPARARSI PER IL BENE DEI FIGLI – Vi sono delle coppie che vivono in aperto e continuo conflitto, che decidono di non separarsi peril bene dei figli”. In questa maniera  espongono se stessi e i figli a gravi rischi e quindi al danno di vivere in un clima di costante tensione, di aggressività e di violenza psicologica, in cui l’affetto è mescolato a sentimenti di ira e di disprezzo. Il danno per il bambino è grave perché, anche se non è oggetto diretto di aggressività, vive in un clima di violenza, in cui trova difficile la sua collocazione. Si trova seduto su una polveriera, che gli può esplodere in qualunque momento. Vive in una perenne tensione, quando sappiamo che, per una crescita armonica ed equilibrata, necessita di un clima favorevole.

Che i genitori non si separino è il desiderio costante e profondo dei figli di qualunque età. Essi vogliono che i genitori stiano assieme, ma a determinate condizioni, in un clima di accettazione e di condivisione. Di fronte a un clima di tensione e di perenne aggressività, sono gli stessi figli a desiderare e quindi a chiedersi la separazione. Un individuo frustrato difficilmente sarà un buon genitore.

GESTIRE LA SEPARAZIONE – La decisione di separarsi va comunicata assieme tenendo un comportamento univoco e realistico. Ciò che si deve dire va concordato in precedenza, per il bene de figlio, del suo equilibrio affettivo; occorre che i due non litighino durante la comunicazione, ma siano concordi sui contenuti. Ciò permette di contenere le paure e le angosce del bambino che le può condividere con i genitori.

Non si può mai chiedere al bambino – ai figli – di sostenere le proprie ragioni contro quelle del  partner.

La separazione diviene meno traumatica per quei figli che vedono i genitori dare continuità alla relazione parentale, essere d’accordo con certe decisioni, mantenere un riferimento affettivo ed educativo, rassicurare dell’interesse nei loro confronti da parte dei due genitori.

Di fronte al figlio, nella fase  di separazione, è importante che i due genitori controllino il loro stato d’animo e siano capaci di parlare ai figli, dicendo loro ciò che sta accadendo, affinché abbiano una giusta comprensione. Il bambino non va lascito nel dubbi e nel silenzio, ma va gli va spiegato  che cosa sta succedendo. Ciò va fatto nel modo più chiaro e semplice possibile, adeguato all’età. Va chiarito che non è responsabilità sua se i genitori si separano, ma è lo sblocco di problemi che si erano creati tra i genitori. Occorre mettersi disponibili ad ascoltare, incoraggiarlo a esprimere i suoi sentimenti: ciò permette di capire come stia vivendo la separazione e di intervenire con equilibrio. Il buon senso è fondamentale. Gli va  detto che è normale che desideri che i genitori ritornino assieme; ma specialmente dopo il divorzio, va detto  che la decisione è definitiva.

Nella fase di rottura tra i suoi genitori, il figlio ha bisogno di stabilità, di continuità nelle sue relazioni affettive, di sentirsi protetto dalla figure genitoriali, devono poter pensare a lui e alla sua crescita e maturazione.

Il figlio deve poter percepire che può voler bene, come è suo diritto, ad entrambi i genitori. Vanno pure chiariti gli accordi degli incontri e quindi, i cambiamenti vanno introdotti gradualmente.

Con la separazione e, in definitiva con il divorzio, per i due si apre la prova di essere capaci di viversi come genitori, senza essere marito e moglie.

Infatti, la separazione li riguarda come marito e mogli o come compagni di convivenza, non come genitori, perché genitori lo saranno sempre e non potranno separarsi da questa funzione. Qualunque cosa accada sono sempre genitori dei loro figli.

Va ulteriormente sottolineato che non è tanto l’evento critico ad essere causa di stress (certo, anche l’evento), ma in particolare sono le modalità e i comportamenti con cui i due affrontano la separazione a determinare gli esiti e quindi le reazioni diversificate dei figli.

 SITUAZIONE FREQUENTE – Chi passa maggior tempo con i figli vive anche la maggiore responsabilità circa l’educazione, fissa regole e tende a farle rispettare in maniera rigida. Può accadere che l’altro genitore, che ha contatti meno frequenti, tenda ad assumere atteggiamenti troppo permissivi e indulgenti. La situazione crea difficoltà a uno o a entrambi i genitori, perché i figli diventano più facilmente disobbedienti, provocatori e giocano sulle divergenze dei genitori, che tendono a perdere facilmente la pazienza.

E’ necessario concordare una linea comune di  condotta, altrimenti si cade in un circolo vizioso, in cui il genitore più rigido lo diventerà sempre di più, e quello più permissivo sarò sempre più permissivo, mentre i figli cercheranno di manipolare sia l’uno che l’altro. Benché siano separati, per il bene dei figli e per una maggiore loro tranquillità, è fondamentale che abbiano una stretta relazione, sicura e concorde sulla condotta nei confronti dei figli.

TENTAZIONEVi può essere  da parte del genitore a cui viene affidato il figlio, di voler distruggere l’immagine dell’ex agli occhi del figlio, presentandolo come colpevole e malvagio persecutore. Una delle regole d’oro, sempre, in particolare nelle coppie separate, è quella di non parlare mai male del padre o della madre, anzi occorre rinforzare nel figlio l’immagine positiva del genitore. Questo vale anche per le persone che sono a contatto con il bambino o adolescente, come nonni, zii e parenti vari. Va sempre ricordata la complessità della comunicazione familiare, in cui lo scambio di emozioni, la compartecipazione dei sentimenti plasma la struttura psichico-affettiva dei partecipanti.

NON COLLABORARE – La mancata collaborazione durante la separazione e dell’assunzione delle reciproche responsabilità nel fallimento dell’unione coniugale, incentiva un rapporto conflittuale e disfunzionale, che si trascina anche dopo incidendo profondamente sulla funzione come genitori e nel rapporto con i figli.

Spesso, a causa di tale situazione, vediamo che i figli vengono coinvolti in una triangolazione perversa, in cui essi assumono un ruolo attivo nel conflitto e cerano strategie per risolvere il conflitto dei loro genitori. Ciò può comportare il rifiuto di un genitore a favore dell’altro.

I genitori, separati o meno, devono appropriarsi del loro ruolo genitoriale e perseguire il bene del bambino, permettendo al bambino di vivere come persona autonoma, che è capace di affrontare il mondo e la realtà, per quanto difficile sia.

Spesso con la separazione legale inizia una serie infinita di querele, che si accentrano su due motivi del contendere:

  • l’assegnazione dei figli,
  • il pagamento del loro assegno alimentare.

Va solo ricordato, di fronte a queste conflitti perenni, che il fulcro sono i diritti dei figli, non quelli dei genitori, per cui la voce dei figli va ascoltata.

Di fronte a questa perenne conflittualità, che coinvolge aspetti pregressi della vita dei due, occorre  spostare il focus e dirigerlo verso il bene dei figli. Questo può essere ottenuto facendosi aiutare  da uno psicologo competente e imparziale, che attraverso una serie di colloqui possa ricostruire le dinamiche psicologiche dei figli, concentrando l’attenzione sugli aspetti educativi e relazionali nei confronti dei figli. Quello che viene chiamato “percorso genitoriale”

PRESA DI COSCIENZA – Prendere coscienza che la coppia che si separa è  la stessa coppia genitoriale. Ma la coppia genitoriale non può separarsi dai figli, come è stato detto prima. Sarebbe molto importante che il conflitto coniugale non coinvolgesse anche il conflitto genitoriale. Riuscire a mantenere separati le problematiche comporta una notevole “maturità” individuale e la capacità di riconoscere le proprie responsabilità nel conflitto e quindi nell’educazione dei figli.

Ciò gioverebbe molto ai figli,  che in termini psicologici acquisiscono sicurezza che i propri genitori siano capaci di comunicare e di trovare soluzioni convenienti per il loro bene. E’ indice di grande amore per i figli, che subiscono la separazione, avere la disponibilità, la serenità e le motivazioni nel trovare soluzioni per risolvere i problemi conflittuali. Infatti, il conflitto coniugale non necessariamente deve diventare anche conflitto genitoriale.

RISCHI – Dopo la separazione, ma già prima a causa delle tensione e conflittualità, si possono presentare dei problemi  a una o a tutte due le persone che si separano:

  • nel 25% dei casi si presenta uno stato depressivo dopo la separazione nel genitore che ha subito la separazione e che ha la custodia del figlio, di norma, la madre;
  • vi può essere l’abuso di sostanze stupefacenti da parte di uno dei due o di entrambi i genitori, che rende complicate le cure parentali e ii il problema di affido;
  • i conflitti dei genitori vengono scaricati direttamente sui figli;
  • il padre si disinteressa dei figli, li trascura, non li visita, o salta le visite, con discapito della crescita dei figli, che ne risentono sulla loro stima persona.

COMPORTAMENTO DEL PADREPuò essere che dopo la separazione il comportamento del padre nei confronti dei figli cambi. Va ricordato che ognuno ha delle reazioni nettamente personali, legati alla storia personale e alla storia della relazione coniugale.

L’esperienza ci suggerisce di divere i padri in tre categorie, a seconda delle reazioni:

  • i padri che mantengono lo stesso comportamento e coinvolgimento;
  • quelli, che avendo reso coscienza dell’importanza della loro presenza per i figli, dedicano loro tempo e quindi migliorano la qualità della relazione;
  • quelle che aumentano la distanza dai figli, come reazione alla situazione di separazione, al comportamento della ex e alla poca soddisfazione e impegno nel seguire i figli.

MANTENERE LE PROMESSEI figli richiedono che i genitori sappiano mantenere le promesse, che siano poche  ma sempre mantenute. A maggior ragione dopo la separazione occorre che se il padre ha promesso una visita, un regalo, una gita, una vacanza mantenga quanto promesso. Questi atti mancati, apparentemente insignificanti, hanno una forte valore emotivo per i figli, perché minano le risorse più preziose dell’infanzia: la sicurezza di base e la fiducia nei genitori.

Sorgente: SEPARAZIONE E DIVORZIO: I PROBLEMI DEI FIGLI – Gilberto Gobbi – | Tempo e Spazio. Il blog di Gilberto Gobbi

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