Se solo fossi un ragazzo

Ogni anno nel mondo nascono milioni di bambini e altrettanti ne muoiono per fame, per malattia e a causa dell’egoismo umano. La nascita di un bambino nonché la scelta del nome da dargli è normalmente considerato uno degli eventi piu importanti e gioiosi per la famiglia tanto da essere festeggiato per molti giorni e per la madre in particolare l’aver dato alla luce un bambino diventa motivo per dimenticare i dolori del parto dopo averlo portato in grembo per nove lunghi mesi.
Purtroppo però non sempre accade ciò. La storia di Minahil è un esempio! Ella non venne festeggiata alla sua nascita perchè non desiderata dal padre e non ricevette alcun abbraccio da lui. Egli infatti aveva già quattro figlie femmine e pregava Dio perchè potesse dargli un maschio. Ciò non avvenne.

Il padre deluso per tale motivo non voleva neppure tenerla in casa e in cuor suo pensava a come disfarsene! Molto triste!

Questo è uno dei tanti casi. Per Minahil si può dire che sia andata bene: grazie al Jeremiah Education Centre ha trovato una famiglia che l’ha adottata e che si prende cura di lei ma purtroppo non si può dire lo stesso per molte altre bambine spesso vittime di aborti selettivi.

Ebbene si, l’aborto è uno dei problemi più sentiti nei paesi in via di sviluppo come ad esempio il Pakistan.

Le donne pakistane che rimangono incinte infatti, pregano e sperano che a nascere sia un macchio affinché trovi la benevolenza presso i suoi familiari e presso tutta la società in cui, crescendo, si troverà a doversi confrontare perchè spesso i propri mariti venendo a conoscenza che sta per nascere una bambina tendono a costringere la propria moglie ad abortire o in alternativa ad uccidere la neonata poco dopo il parto o ad abbandonarla per strana in una cesta in balia al suo destino.

Questo fenomeno orribile e disumano è chiamato: infanticidio femminile e rappresenta il Pakistan esattamente come il verde e il bianco rappresentano la sua bandiera.

Secondo l’Istituto di Ricerca sulla Popolazione Pakistana, tra il 2000 e il 2014 si sono registrati ben oltre 1,2 milioni di aborti selettivi con una media annuale di 116.384 (Zakaria, 2015).

Negli ultimi decenni, molti di questi dolorosi episodi hanno fatto cronaca nei giornali e nonostante tutte le campagne di sensibilizzazione contro queste pratiche brutali non si è registrato alcun miglioramento apprezzzabile.

Il problema non è stato neppure oggetto di discussione da parte delle organizzazioni per i diritti umani e nessuna azione è mai stata presa dal governo in tal senso. Anche la Chiesa si è mostrata sorda al fenomeno.

Ecco dunque delinearsi il quadro della condizione femminile in Pakistan. Non bastano infatti le continue violenze sessuali e domestiche cui sono costrette a subire costantemente le donne dai propri uomini ma si trovano costrette ad abortire le bambine che portano in grembo quando non volute dai loro mariti.

Tutto ciò accade perchè la società nonché la cultura pakistana è profondamente patriarcale e tende a valorizzare maggiormente la vita dell’uomo rispetto a quella della  donna. In particolare:

LAVORO.
Il diritto al lavoro è garantito all’uomo e per tale ragione egli costuisce una valida risorsa economica per la famiglia attraverso cui poter trarre sostentamento. La donna al contrario non può svolgere manzioni lavorative e l’unico modo per potersi rendere utile nella società è badare alla casa e ai figli.

ISTRUZIONE.
Oltre la metà della popolazione pakistana, vivendo sotto la soglia di povertà, non può accedere all’istruzione e per tal motivo è analfabeta. Nelle zone rurali tale diritto è ristretto ai soli uomini poiché è consuetudine ritenere che le donne non abbiano bisogno di studiare dal momento che, secondo costoro, l’unica cosa cui le donne debbano saper fare sia appunto badare alla casa e ai figli.

MATRIMONIO.
Gli accordi prematrimoniali prevedono in genere che i genitori dello sposo debbano pagare una dote piuttosto consistente alla famiglia della sposa e quando essa non soddisfa le potenzialità della donna, l’uomo può rifiutarsi di portarla in casa propria oppure può scegliere di portarla in casa propria privandola però di tutta la dignità per il resto della sua vita.

Essere in grado di fornire la dote tra l’altro costituisce anche causa di vergogna per la famiglia della sposa rendendo la vita della stessa ancora più impegnativa soprattutto se vessa in gravi condizioni economiche e di salute.

Si può dunque osservare come l’essere figlia di qualcuno in Pakistan rappresenti più una responsabilità e un peso economico per la famiglia che si trova a doverla mantenere fino a quando non diventa abbastanza adulta per essere mantenuta dal futuro marito e per tale ragione chi vessa in condizioni particolarmente disagiate tende ad attuare quelle pratiche di infanticidio femminile cui si accennava prima.

Alla luce di tutto ciò il Jeremiah Education Centre si propone di conseguire i seguenti obiettivi:

  • sensibilizzare l’opinione pubblica alla tutela della vita sin dal concepimento;
  • contrastare il fenomeno sempre piu dilagante dell’infanticidio femminile;
  • fornire adeguata istruzione ai bambini e alle bambine le cui famiglie vessano in gravi condizioni economiche;
  • fornire assistenzza morale e materiale a quelle donne vittime di violenza e di abusi da parte di uomini senza scrupoli.

Nella speranza che costoro possano un domani costruirsi una vita migliore incentrata nell’amore e nel rispetto della vita e del prossimo acquistando cosi quella dignità ancora oggi considerata quasi un miraggio per molti ed essere quindi il preludio per un Pakistan migliore.

Poiché gli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere sono molto ambiziosi chiediamo vostro aiuto. Probabilmente non riusciremo a realizzare tutto ciò che ci proponiamo ma cercheremo insieme al vostro sostegno di fare del nostro meglio per rendere tutto ciò possibile.

Se sei interessato a far parte di questo progetto puoi aiutare il Jeremiah Education Centre mediante donazioni da 30 euro mensili.

Tali donazioni potranno essere effettuate tramite paypal direttamente dal link: https://www.paypal.me/jecpk oppure tramite bonifico bancario. Per maggiori informazioni scrivere a: jeremiah.educationcentre@outlook.com. Le attività del Jeremiah Education Centre nonché le storie dei bambini sotto la nostra responsabilità potrai segurle dalla nostra pagina Facebook al seguente link: https://www.facebook.com/jec.pk/

Zarish Imelda Neno

 

Comments

  1. Silvana, l’articolo svela una realtà mostruosa e mi ha fatto pensare sulla nostra: in Pakistan per essere “fortunato” ed avere il diritto alla vita devi pregare di essere maschio. Da noi invece, siccome siamo civilizzati, per sopravvivere oltre ai primi 2 mesi di gestazione devi pregare che: mamma si senta pronta a fare la mamma; mamma capisca chi è il papà e quindi possa condividere con lui questa novità; mamma e papà decidano che tutti i loro desideri da realizzarsi senza figli siano soddisfatti; mamma e papà decidano che un figlio non sia un impegno economico troppo oneroso. inoltre il bambino deve pregare di essere perfettamente in salute e magari di arrivare nei tempi e nei modi pianificati da mamma e papà che, sostituendosi a Dio Padre e Creatore, decidono quando è soprattutto se una vita è degna di essere vissuta. Vissuta con mamma e papà insieme per sempre? Bè dai, adesso non esageriamo. Non viviamo mica in un libro Fantasy della De Mari.

Comments are closed.