Se le femministe danno spago a chi sfrutta le donne

E’ una brutta storia, quella che oggi ha visto a Bologna il Senatore Lo Giudice invitato come relatore ad un convegno dove si parlava di maternità. Si cerca ancora una volta di scavare in quella miniera di pepite false che sono i diritti ideologici, cercando di dare credito sul tema ad una persona che, stando ai fatti, si è procurato ben due figli con la tecnica dell’utero in affitto.

“Maternità: desiderio o dovere”, questo il titolo della conferenza alla quale erano invitate molte persone, tra cui anche esponenti delle femministe. Questa incongruenza ha fatto saltare la mosca al naso a molte donne, ma anche a molti uomini che le donne le rispettano veramente. 

In particolare ci piace riportare il testo della lettera che Cristiana Facchini ha inviato al Corriere della Sera e che ha animato la penna di Monica Sargentini, autrice dell’articolo apparso oggi sulla testata milanese: Bologna, al convegno sulla maternità invitato il senatore Lo Giudice «Così si esalta l’utero in affitto».

Ecco il testo integrale:

Gentile direttore,
sono una donna e sono una mamma di tre figli, partoriti con dolore e qualche rischio per la mia vita (particolarmente il primo).
Dopo queste due cose, sono anche una cittadina italiana lavoratrice e contribuente e sono veramente stanca dei proclami femministi a vuoto che si sentono di continuo: pure Crozza dal palco del festival ci ha invitato ad essere prolifici, salvo poi elencare tutte le ingiustizie sociali a cui le donne sono sottoposte, tanto da mandare in prima pagina la notizia che una giovane incinta al nono mese riesce a firmare un contratto di lavoro.
Noi donne-madri-lavoratrici ce la sappiamo cavare in ogni situazione critica perché siamo abituate a vivere sempre al limite, protese a tirare la coperta corta delle nostre risorse temporali e psico-fisiche per essere ovunque al massimo, come la società ci chiede. Ci serve solo una cosa, che proprio manca, nonostante le belle parole spese da più parti ad ogni occasione: il rispetto. Le prese in giro proprio no, per favore!
Ma cos’è questa buffonata ipergalattica organizzata dal comune di Bologna in cui è invitato a parlare di maternità un uomo che si atteggia a mammo? Il convegno “essere madre: desiderio o dovere” che ci sarà venerdì pomeriggio ad un orario casualmente non accessibile alle donne che lavorano (ma guarda un po’ che strano, escludere di default dal dibattito proprio le donne che più di tutte dovrebbero intervenire sul tema) sarebbe la solita iniziativa di facciata, il solito sterile blaterare su diritti disattesi e desideri irrealizzabili, con spreco di lacrime da coccodrillo senza l’ombra di una proposta utile, se non fosse che è invitato a parlare proprio Sergio Lo Giudice, quel parlamentare che si è andato a procurare i figli oltre oceano coi soldi dello stipendio che gli pagano gli italiani per fare gli interessi della collettività, non certo i suoi.
Ma nessuno si rende conto dell’affronto alle donne? Quest’uomo ha pagato una donna per un ovulo (prelevatole dopo sollecitazione ormonale, rischio per la salute, sedazione profonda) e un’altra per il suo utero, per poi portarsi via un figlio da far crescere senza madre. Quali sarebbero le sue credenziali per parlare di maternità ad un convegno? Vogliamo parlare delle donne in stato di bisogno che svendono la propria maternità per soldi? Del loro desiderio di una vita dignitosa senza bisogno di dar via la salute e un pezzo di cuore non diciamo nulla? E le giovani studentesse americane che si pagano gli studi vendendo ovuli, senza sapere che rischiano la sterilità e ogni tanto qualcuna di loro muore persino? Il loro diritto alla maternità futura non interessa a nessuno? Vanno bene tutti questi sfruttamenti, se sono a beneficio di qualche ricco che poi va a sproloquiare di maternità ad un convegno?
Sono allibita! Ci sono donne lancinate dal desiderio di maternità, la cui realizzazione è loro negata dalla società, dal bisogno economico, dalla mancanza di lavoro, di casa, di risorse. Ci sono donne che un figlio non lo possono fare per motivi di salute e che non hanno i soldi di Lo Giudice per andarselo a comprare, ma soprattutto non hanno la faccia tosta di andarlo a strappare ad un’altra donna! E ci sono donne che il desiderio di maternità lo sublimano nel diventare madri di figli altrui, percorrendo la via impervia e faticosa dell’adozione, dell’affido, della collaborazione in strutture di accoglienza. Le donne sanno essere madri in mille modi, tutti meravigliosi e inimitabili: non solo il loro corpo si deforma per accogliere una vita, ma anche la loro mente, il loro cuore si dilata sempre quel che serve per abbracciare i figli, per rispondere alle loro esigenze, per donarsi.
Come vedete, gli argomenti da approfondire con serietà al convegno certo non mancherebbero, se si fosse interessati alle donne per davvero. Invece no, qui le donne non le vogliono proprio: dopo averci fregato con la rivoluzione sessuale della pillola, fatto di noi sterili geishe sempre disponibili, mandate a lavorare per arricchire la società, invitate a procrastinare la maternità finché finisce fuori portata, ora ci volete rubare pure la maternità in sé, la capacità unica ed esclusiva di essere madri, nella carne, nel cuore, nella mente, con tutte le fibre del nostre essere di donne. Non ci difendete, non ci rispettate, non ci aiutate, e ora pure ci prendete per il naso.
Io andrei a tirare i pomodori a Lo Giudice, ma a quell’ora ho da finire di rassettare la cucina dopo aver preparato il pranzo ai miei figli e poi devo andare a lavorare nella mia libreria, spezzando a metà il mio tempo di donna madre, diviso tra le pretese della società e le esigenze della famiglia. Ma che ne sanno questi ricconi snob?!

Cristiana Facchini.

Comunque per chi fosse curioso di come sono andate le cose, possiamo documentare la vicenda e archiviare il tutto come un mostruoso FLOP, una convention autoreferenziale che per fortuna non ha visto nessuna persona, non direttamente coinvolta nel tentativo comunicativo, andare ad ascoltare certe esternazioni, facilmente classificabili come deliri.