Scelgo di essere il selvaggio, rifiuto non solo il suicidio assistito ma tutta la fogna terminale di questa società.

La strada è segnata, la criptoideologia radical capitalista reclama un altro passo verso il suo compimento, il suicidio assistito passerà così come sta passando l’utero in affitto e passerà la legalizzazione della droga.

Ma una cosa non potrà mai accadere, che tolgano la libertà di rifiutare tutto questo, e quelli che lo faranno saranno i nuovi “Selvaggi”.

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Tanto è stato scritto sul suicidio del Dj Fabo che verrebbe la tentazione di non aggiungere altro, leggendo però delle considerazioni che mi sono giunte in privato ho deciso che invece di scrivere qualcosa che forse non è stata ancora detta.

Il suicidio è sempre esistito e non è della sua liceità etica o no che stiamo parlando da giorni, voglio essere cinico e fregarmene degli aspetti etici e ancor meno di quelli religiosi. Sfrondato da ciò il suicidio resta per quello che è, una scelta individuale che segna l’estremo confine della libertà umana, un gesto che per sua natura resta largamente estraneo alla collettività e non va al di là della stretta cerchia di parenti e amici .

Ma il punto è un altro, il caso di Fabiano Antoniani, nome e cognome rendono meglio il senso della persona piuttosto che “Dj Fabo”, è l’ennesima strumentalizzazione di una vicenda, di un caso particolare usato per  commuovere le masse e spingerle dove si era deciso di portarle, e cioè verso il punto in cui lo Stato si assume per la prima volta nella storia dell’umanità l’incarico di uccidere un cittadino non colpevole (nel caso dell’aborto si tende a negare l’evidenza che si tratti di un essere umano).

Il passo è grande. Finora lo Stato aveva storicamente applicato il diritto di vita o di morte solo nei casi di colpevolezza davanti alla legge e in generale di pericolosità per gli altri componenti della società, da adesso questi requisiti non saranno più necessari, la dichiarazione di non sostenibilità della propria esistenza sarà ragione sufficiente per acconsentire alla messa a morte. I radicali, che con le loro percentuali parlamentari da prefisso telefonico sono stati le avanguardie della società capitalista terminale, hanno sempre impiegato i casi pietosi, quelli più drammatici, per far passare le loro campagne mascherate da umanitarismo, ricordiamoci dell’aborto passato sull’onda emotiva dell’incidente all’industria chimica ICMESA di Seveso e sul successivo fasullo allarme diossina, nonché su cifre gonfiate di aborti clandestini.

Adesso è stata la volta del caso drammatico di Antoniani, ed ecco che, come previsto dai conoscitori della psicologia delle masse, un movimento ampio si va formando a favore dell’eutanasia. L’opinione pubblica si riversa compatta sul versante voluto, lo stesso fenomeno che si sfrutta nelle tonnare quando si spingono i tonni verso la rete. Chiedete pure l’eutanasia e reclamatela come un diritto, una scelta di civiltà, una volta aperta la strada il meccanismo però non si fermerà e reclamerà altre vittime. Basta riportare un caso (Belgio, 2015) per capire, ‘intelligenti pauca’ diceva il mio professore di filosofia…

 

I motivi per decidere che la vita non è più degna di essere vissuta saliranno senza potenziali limitazioni, ma quello che più di tutti spiccherà sugli altri sarà la richiesta di eutanasia per vecchiaia accompagnata da una qualsiasi delle sue mille malattie, e così le assicurazioni e i sistemi sanitari brinderanno ai miliardi di Euro risparmiati, da parte loro i familiari risparmieranno oltre ai soldi la fatica di accudire il congiunto con le sue pesanti necessità e lo faranno liberati da ogni remora, perché sarà morale farlo e perché così faran tutti.

Non sarà più di moda stare accanto agli anziani sofferenti, non sarà più considerato un gesto di amore ma un accanimento ingiustificato, sarà più civile e socialmente apprezzato cercare di convincerli che è meglio “andare”, semmai per un aiuto si può sempre trovare un passaggio da Cappato che generosamente non si tira mai indietro. E col tempo le cose andranno sempre meglio perché gli anziani non bisognerà neanche più convincerli, saranno loro a chiedere di andarsene quando la vecchiaia renderà inutile l’ennesimo lifting e l’uso di mezzo grammo di viagra.

Ma tutto questo era stato già previsto, il profeta di questo ultimo uomo è stato Aldous Huxley nel suo romanzo ‘Il Mondo Nuovo’, la distopia pensata nel 1932 che segna ancora una volta un punto verso la propria realizzazione completa.

Nello spezzone che segue, tratto dalla realizzazione della BBC, di Brave New World è prefigurato il mondo dove l’eutanasia degli anziani è realtà, una dose di droga di Stato auto somministrata e tutto è finito. I bambini vengono portati a vedere la gente che muore in un centro di soppressione “caramelle!” grida la maestra affinché la morte venga privata della su drammaticità e accettata con banalità. Bambini sessualizzati, adulti istupiditi dal “soma” la droga che toglie ogni drammaticità alla vita, insomma una vita che è in realtà la “fogna terminale” spacciata per diritto, lo stato di cui parlava William Burroughs, scrittore della Beat Generation, uno che le droghe le aveva provate tutte e che sulle fogne esistenziali la sapeva lunga.

Di fronte a questo un solo personaggio nel Mondo Nuovo si rifiuta da accettare la nuova società, per questo è chiamato “il Selvaggio”:

In un articolo di circa un anno fa avevo già proposto il Selvaggio come modello, ed è ora è più che mai valido. Ecco un dialogo tratto dalla distopia di Huxley. Una specie di “manifesto” per chi non si sente parte di questo modello di società:

“Ciò che vi abbisogna” riprese il Selvaggio “è qualche cosa che implichi il pianto per cambiare. Nulla costa abbastanza qui.” […] ” ‘Esporre ciò che è mortale e indifeso al caso alla morte e al pericolo fosse pure un guscio.” (Amleto IV,4) Non è qualche cosa questo?” domandò guardando Mustafà Mond. “Anche astraendo da Dio; e tuttavia Dio ne costituirebbe pur sempre una ragione. Non è qualche cosa vivere pericolosamente?”

“E’ molto” rispose il Governatore. “Gli uomini e le donne hanno bisogno che si stimolino di tanto in tanto le loro capsule surrenali.”

“Cosa?” fece il selvaggio che non capiva.

“E’ una delle condizioni della perfetta salute. E’ per questo che abbiamo reso obbligatorie le cure S.P.V.”

“S.P.V.?”

“Surrogato di Passione Violenta. Regolarmente, una volta al mese, irrighiamo tutto l’organismo con adrenalina. E’ l’equivalente fisiologico completo della paura e della collera. Tutti gli effetti tonici dell’uccisione di Desdemona e del fatto che è uccisa da Otello, senza nessuno degli inconvenienti.”

“Ma io amo gli inconvenienti.”

“Noi no” disse il Governatore. “Noi preferiamo fare le cose con comodità.”

“Ma io non ne voglio di comodità. Io voglio Dio, voglio la poesia, voglio il pericolo reale, voglio la libertà, voglio la bontà, voglio il peccato.”

“Insomma” disse Mustafa Mond “Voi rivendicate il diritto di essere infelice.”

“Ebbene sì” disse il Selvaggio in tono di sfida “io reclamo il diritto di essere infelice.”

“Senza parlare del diritto di diventar vecchio è brutto e impotente; il diritto di avere la sifilide e il cancro; il diritto d’avere poco da mangiare; il diritto deve essere pidocchioso; il diritto di vivere nella pressione costante di ciò che potrà accadere domani; il diritto di prendere il tifo; il diritto di essere torturato da indicibili dolori d’ogni specie.”

Ci fu un lungo silenzio.

“Io li reclamo tutti” Disse il Selvaggio finalmente…

Da Il mondo nuovo di A. Huxley, Oscar Mondaddori – 1996 pag. 214

Enzo Pennetta

Sorgente: Scelgo di essere il selvaggio, rifiuto non solo il suicidio assistito ma tutta la fogna terminale di questa società.