ricominciamo a pregare

Dalal Mughrabi è un’eroina palestinese cui sono intitolate strade e piazze a Nablus e Ramallah, una di quelle eroine così amate in Italia da tutti coloro che portano la causa palestinese nel cuore.  Nel 1978 ha guidato il gruppo di combattenti ( Rai 3) o attivisti ( L’Unità) che bruciò un autobus scolastico con 13 bambini israeliani dentro. Non mi risulta che nessuno di tutti coloro che in continuazione vanno a parlare con Abu Mazen il moderato si sia mai sognato di chiedere conto di quelle strade intitolate a una bruciatrice di bambini israeliani, quindi deduciamo che bruciare vivi dei bambini israeliani non sia considerata un’azione del tutto indegna, forse un po’ esagerata, ma dobbiamo comprendere. Anche quelli che bruciano le chiese in Nigeria e Kenia con la gente dentro hanno sicuramente delle motivazioni, mica lo hanno fatto per il solo gusto di sprecare il kerosene, che sarebbe un crimine contro l’ecologia, poi l’importante è che non abbiano ammazzato gorilla, perché nel caso a Umberto Veronesi gli si spezzava il cuore.  Anche la coppia di cristiani bruciati vivi in Pakistan, lei era incinta di quattro mesi, non ci siamo scaldati.

Ora finalmente davanti alle terribili immagini del pilota giordano che brucia vivo nella sua gabbia abbiamo avuto un sussulto di indignazione e meglio tardi che mai, ma se l’indignazione l’avessimo avuta nel 1978, davanti ai bambini israeliani, se fosse stato un muro di orrore, allora i morti successivi non ci sarebbero stati. Siamo stati noi, l’occidente, che abbiamo sistematicamente foraggiato di quattrini e ammirazione il terrorismo islamico, sono stati  in particolare la UE, l’ONU e la sinistra, con particolare riguardo alla sinistra norvegese e svedese, il cui odio anticristiano, antisionista e antioccidentale raggiunge livelli francamente deliranti e che grazie ai due premi Nobel, letteratura e pace, influenza pesantemente il mondo. Come ricorda Bat Ye Or nell’imperdibile libro Eurabia, al Forum internazionale di Stoccolma (gennaio-febbraio 2004) ha fatto la sua comparsa una composizione «artistica» in onore di una kamikaze islamica che aveva massacrato 21 israeliani, uomini, donne e bambini per lo più cristiani, seduti tranquillamente a tavola in un ristorante di Haifa in una bella domenica di sole. Il suo ritratto è stato affisso alle pareti di 26 stazioni della metropolitana. La civile Svezia ci dice che una signora palestinese che ha assassinato israeliani ebrei e cristiani è una grade donna.

Signori, il terrorismo palestinese è la madre del terrorismo islamico: li abbiamo appoggiati  noi, è stata la sottocultura anticristiana, antisemita e antisionista di un’Europa ebbra di idiozia.  In Svezia e Norvegia esistono facoltà che insegnano come boicottare Israele. Se Israele dovesse perdere una sola guerra, i suoi cittadini, tutti, farebbero la stessa fine del pilota giordano.

Quindi che quelle immagini atroci di quell’uomo che brucia mente i suoi aguzzini lo riprendono perché il cuore della giovane moglie ne sa ancora più straziato siano le ultime.

Non succeda più che qualcuno muoia ammazzato e noi non facciamo niente.

Gli orchi si fermano militarmente e Buckewald ci è arrivato un carro armato e se non ci fosse arrivato un carro armato, avrebbero finito il lavoro. Quindi una cosa che potremmo fare è andare a liberare i bambini e le bambine cristiane dai bordelli dove li stanno vendendo on un esercito, perché la guerra è atroce, ma gli orchi si fermano solo militarmente e gli orchi vanno fermati. Il pilota ucciso non lascia più nessun margine di dubbio. Abbiamo di fronte gli orchi.

Ma mentre discutiamo sul caso o meno di una guerra militare, facciamo l’atra: quella spirituale. Chiunque inneggi al terrorismo palestinese, chiunque giustifichi il terrorismo islamico deve essere isolato e trattato per quello che è, un cialtrone.

E soprattutto cominciamo a pregare. Che non succeda che passi una giornata senza che abbiamo pregato per i fratelli perseguitati. Non deve succedere mai. Adesso. Facciamo qualcosa di cristiano, quello che dovrebbero fare e guidare le nostre gerarchie religiose. Pregiamo tutti insieme. I bambini cristiani devono sapere che quelli che tutte le notti vanno a dormire in bianchi letti puliti almeno stanno alzando preghiere per loro.

Mettiamo la sveglia alle 5, tutti, e preghiamo alternando pater noster e Ave in latino.

Perché alle 5? Perché dobbiamo farlo tutti insieme, e alle 5 la maggior parte di noi non lavora, perché la preghiera deve alzarsi nel silenzio. Perché è necessario un sacrificio, parola che letteralmente vuol dire sacrum facere, fare sacro. In latino perché dobbiamo usare tutti la stessa lingua, la stessa lingua che hanno usato Santa Teresa d’Avila, Santa Teresa Stein, perché è la stessa lingua che useranno polacchi e irlandesi, e francesi quando si uniranno a noi.

Cominciamo a pregare perché i crudeli trovino la compassione e i vili il coraggio e soprattutto perché sappiamo che se lo facciamo l’eco arriverà a coloro che stanno soffrendo e che non abbiamo abbandonato.

Perché al mattino le luci accese nella nostre cucine segnaleranno che l’occidente sta uscendo dall’indifferenza e dalla follia e che sta ritrovando la strada. La nostra strada passa dalla nostra fede.