Ricerca della felicità

Ogni persona aspira ad essere felice.

Kant, nell’ammettere ciò, aveva anche aggiunto che la persona deve desiderare di essere degna della sua felicità.

Si potrebbe dire che l’uomo non desidera essere felice, ma cerca una ragione, un motivo, per essere felice. Kant, infatti, nella sua “Metafisica dei costumi”, nella parte dedicata ai “Principi metafisici della dottrina sulla virtù”, scrive che “la felicità è la conseguenza dell’osservanza del dovere” e che “la legge deve precedere il piacere, perché esso venga percepito”.

Nella nostra pratica clinica quotidiana osserviamo spesso che la perdita di “un motivo per essere felice” impedisce il raggiungimento di una profonda felicità nella persona nevrotica. Ma come è possibile l’abbandono di un motivo per esser felice?

Ciò avviene per una forzata ricerca della felicità, identificata nel piacere, spesso immediato, cioè narcisisticamente ricercato e preteso. Più l’uomo si chiude in se stesso e più la porta  della felicità si chiude, perché, come affermava Kierkegaard, la porta della felicità si apre solo verso l’esterno.

La forzatura finisce per chiuderla sempre di più, perché la ricerca del piacere diviene l’oggetto di una intenzione forzata (iperriflessione). Il piacere diviene il contenuto unico e l’unico oggetto di attenzione (nevrosi).

L’apertura verso l’esterno, la trascendenza, permette l’incontro con l’altro essere umano e/o divino ed offre un motivo per la felicità e per il piacere.

 

Gilberto Gobbi

 

Sorgente: RICERCA DELLA FELICITA’ – G.G. – | Tempo e Spazio. Il blog di Gilberto Gobbi