Quello che non conoscete dei cristiani pakistani

Di – Zarish Imelda Neno

Il Pakistan è uno stato islamico con una popolazione stimata intorno ai duecento milioni di abitanti. I cristiani sono una piccola percentuale di questa popolazione stimata intorno all’1,6%.
Un tempo i cristiani  venivano chiamati ‘Isa’ dai musulmani. Un appellativo non gradito, poiché Isa per l’Islam rappresennta il nome di Gesù: profeta come tanti e non il Figlio di Dio come invece è per i cristiani.
Questo nome era anche riportato sulle carte d’identità nazionali. Dopo anni di lotta si è riusciti a far cambiare ciò e oggi nelle carte di identità i cristiani vengono riconosciuti come ‘Masihi’, la parola che in Urdu sta per ‘Cristo’. Purtroppo, ancora oggi non tutti chiamano i cristiani con questa parola.

Molti sanno delle persecuzioni che i cristiani residenti in Pakistan si trovano ad affrontare ogni giorno ma non tutti sanno quali sono in concreto le difficolà e le lotte che costoro affrontano quotidianamente.
La vita in Pakistan per il cristiano non è facile ed è attraverso la fede che i cristiani riescono a sopravvivere all’interno della comunità islamica.

Di recente i fratelli musulmani hanno celebrato il Ramadan ovvero un periodo di trenta giorni fatto di digiuno e di preghiera. Durante il Ramadan ci sono regole rigorose per tutti, cristiani inclusi.
Nessuno infatti è autorizzato a mangiare, a bere o a fumare per le strade e chiunque viene colto in flagrante è punito con una sanzione pecuniaria oppure messo agli arresti per un certo periodo di tempo.
Si consideri che neppure i casi di violenza sono affrontati con tale severità e come se non bastasse i cristiani durante questo periodo sono vessati da continui messaggi sui loro dispositivi mobili contrari al loro credo religioso. Per avere una idea si provi ad immaginare come sarebbe per un cristiano ricevere ogni giorno una decina di messaggi pertinenti al Ramadan.

Spesso si sente dire che l’Islam è una religione pacifica ma non tutti sanno che il proselistimo nell’Islam è molto forte. Essa infatti viene imposta con forza sugli altri e quindi il peso di ciò è molto sentito tra i cristiani.

Per dare una idea, mio fratello minore è stato vittima di un episodio cosi. Un giorno infatti, mentre mancava l’elettricità è stato accerchiato da alcuni suoi compagni di gioco i quali gli hanno impostto di leggere la Kalma con loro. La Kalma è la formula islamica per la conversione a un musulmano. Secondo l’Islam, se leggi l’Kalma tre volte, diventi un musulmano. Quando è rientrato a casa, sul momento non disse nulla a nessuno di quanto fosse accaduto ma il giorno seguente uno dei suoi amici venne a casa nostra e disse a mia madre “Tuo figlio adesso è musulmano. Gli abbiamo fatto leggere la Kalma.” Indignata e arrabbiata, mia madre disse a questo giovane ragazzo: “Come hai osato convertire mio figlio? Abbiamo mai cercato di convertirti in un cristiano?” Nostro padre si avvicinò immediatamente e disse a nostra madre di non aggiungere altro per evitare guai. Dopo questo incidente, la nostra famiglia rimase in casa per settimane in modo che questa situazione venisse dimenticata. Mio fratello aveva solo dodici anni quando questo accadde. I bambini piccoli dei musalmani vengono insegnati che se convertono un non musulmano a musulmano, andranno in paradiso. Ecco la ragione per cui i musulmani cercano di imporre la loro fede sugli altri.

Per rendere meglio l’idea vi racconto adesso un aneddoto. Pochi giorni fa stavo viaggiando con la mia famiglia in un autobus locale da una città all’altra. Io e la mia famiglia abbiamo dovuto ascoltare i naat (parola che in Urdu indica gli inni islamici) durante tutto il nostro viaggio. Certamente possiamo evitare di ascoltarli viaggiando nelle nostre macchine private ma cosa possiamo fare invece per i nostri figli che devono studiarli a scuola?

Mia sorella ha nove anni. Lo scorso anno aveva studiato un capitolo su Noè nel suo libro di testo Urdu e mentre stava leggendo questo capitolo, mi domandò: “Questo Noè non è lo stesso Noè della nostra Bibbia. Quale è il vero Noè?”. Non sono ancora riuscita a darle una buona risposta.

E che dire della laurea? Nessuno di noi può prendere la laurea senza toccare l’argomento dell’Islam. È obbligatorio infatti dare un esame sull’Islam per ottenere la laurea e completare gli studi.

Tutto questo per dire che noi cristiani non siamo liberi di esprimere pienamente ciò che pensiamo e mentre scrivo questo articolo non nego la mia preoccupazione ma desidero che il mondo sappia quale sia la condizione dei cristiani in Pakistan.

Viviamo sempre più nella paura poiché basta poco per rischiare la morte. La paura è così grande che quando siamo riuniti e vogliamo discutere di qualcosa legato all’Islam abbassiamo le nostre voci per evitare di essere ascoltati e rischiare la pena capitale per blasfemia.

Credo siete consapevoli della legge sulla blasfemia in Pakistan. Secondo questa legge infatti, se qualcuno dice qualcosa contraria alla religione islamica, deve essere punito con la morte anche senza la presenza di testimoni. Spesso si ricorre a questa legge per condannare a morte falsamente e per pura vendtetta un cristiano.

Di recente, per fare un esempio, una ragazza di quattordici anni è stata costretta dai suoi genitori a lavorare come serva in una casa di famiglia musulmana ed è stata violentata da quattro ragazzi musulmani di quella casa.

Aggiungo che la maggior parte delle famiglie cristiane vivono in povertà e per questo motivo sono costrette a mandare i loro figli a lavorare. In ogni caso la paura di essere accusati di blasfemia ha impedito a questi genitori di denunciare questi quattro giovanii accettando la via del silenzio e lasciando costoro impuniti per il crimine commesso. Ciò è quanto accade molto spesso qui.

Combattere per i nostri diritti è molto difficile perchè i cristiani essendo in forte minoranza non possono fare affidamento ad una giustizia realmente “giusta ed equa” in questo Paese.

Ciò che vi ho raccontato è un piccolo quadro della realtà cristiana in Pakistan ma tanto quanto basta per darvi una idea di ciò che accade qui. Tutti noi continuiamo a vivere le nostre vite con queste difficoltà pregando e restando forti nella nostra fede; essa infatti è tutto ciò che abbiamo e cerchiamo di comunicarla ai nostri figli sperando che anche loro un domani continueranno a testimoniarla e a restare saldi in essa diffondendo la Buona Novella in questo luogo difficile conosciuto come il Pakistan.

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