Quando lo psichiatra pensa che Dio sia una follia…

Sono sempre molto colpito dal modo con cui alcuni psichiatri (più psichiatri che psicologi, ed è facile capire perché) guardano stupiti agli uomini di fede dotati di un minimo di cervello e di cultura scientifica. Ad uno sguardo attento, che ama ficcare il naso dietro le quinte, risulterà chiaro quello che pensano, senza aver il coraggio di dirlo apertamente. Anzi, spesso non si tratta di mancanza di coraggio, ma di eccesso di rispetto per il prossimo: se dovessero parlare, parlerebbero probabilmente di malattia psichica. La loro visione può essere così riassunta: si tratta dell’amico immaginario. Una proiezione dell’incoscio, una leggera psicosi, una idealizzazione del padre, in qualche caso una forma di delirio, soggettivo o collettivo che sia. Ma pur sempre qualcosa che assomiglia più ad una forma di malessere psichico che alla salute mentale. La religione, per dirla tutta, come forma di accettabile follia.
Questi Psichiatri hanno spesso ragione, ovviamente. Ma è da questa ragione che scivolano immancabilmente nel torto.
È vero infatti che spessissimo la fede religiosa è terreno più che fertile per il radicarsi di psicosi, più o meno gravi, fino al delirio e alla follia. Ne siamo testimoni tutti i giorni, basti pensare a chi afferma di vedere angeli, santi (e mi fermo qui), di parlare con Dio (avendone risposte), di trovare il parcheggio perché ha detto questa o quell’altra preghiera, o ai casi meno simpatici e certamente più seri in cui le fedi diventano occasioni per manifestare intolleranza, o anche violenza verbale e addirittura fisica.
Però, come logica insegna, generalizzare è sempre molto pericoloso.
Vediamo in breve il corto circuito logico di cui gli amici scienziati non si avvedono.
1) da una parte essi classificano (spesso inconsapevolmente) tutta la realtà in base all’orizzonte scientifico in cui si sono formati. Nel caso specifico, la diagnosi della persona di fede, affetta eo ipso da qualche problema psichico, si basa sul l’assunto che la scienza possa spiegare e/o comprendere tutto, riducendo il fenomeno religioso ad una delle tante illusioni di cui l’uomo è vittima. Ma è proprio questa un’altra illusione: la scienza non solo non spiega tutto, ma si fonda su un preliminare (questo sì, inconscio) atto di fede. La realtà fenomenica non può essere infatti dimostrata e (ripassino di Cartesio, Berkeley, Kant, o Husserl?) e pertanto ci si deve prima di tutto credere. Una fede iper consolata e condivisa, ma pur sempre una fede nel mondo. O forse qualcuno riesce a dare dimostrazione logica dell’esistenza di una cosa qualsiasi, che ne so, della sedia sulla quale è seduto?
2) d’altra parte, pensano in fondo (senza ammetterlo, sia chiaro) che l’illusione di Dio si possa non solo curare, ma anche smantellare con la scienza. Ma la base della scienza è logica. E la logica dimostra l’esistenza di un Dio (si veda in merito solo la dimostrazione matematica dell’esistenza di Dio che ha formula il più grande logico di tutti i tempi, Kurt Godel: questa è l’edizione italiana, con gustosissima prefazione di Piergiorgio Odifreddi). Quindi è del tutto razionale, anche se non necessario, ovviamente, aver fede in un Dio. Il punto è sempre quello della dimostrazione: la logica e la matematica, dimostrano (ovvero arrivano a conclusioni la cui negazione implica contraddizione eterna). Le altre scienze, no (teorizzano, sperimentano, ipotizzano, congetturano, ma sono sempre in progresso e anche del tutto falsificabili).

Alessandro Benigni 

Sorgente: Quando lo psichiatra pensa che Dio sia una follia…  – Alessandro Benigni