Post cattolico per cattolici

«Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento. Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà trasgredito uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma colui che li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.»
Vangelo di San Matteo 5,17-19

Nel Vangelo non c’è scritto che è condannata l’omosessualità (cosiddetta); se è per questo non c’è nemmeno scritto che non bisogna uccidere e non si deve rubare. In realtà è tutto in questa frase: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, cioè nemmeno un pezzetto di lettera, una virgola della Legge cambierà. Nella Legge di Cristo la legge delle Bibbia c’è tutta. Quello che era condannato nella Bibbia è condannato anche qui, anzi forse anche in maniera più severa, come la rottura del matrimonio. L’unica sessualità permessa è quella sacra, all’interno di un matrimonio indissolubile, un matrimonio che un uomo e una donna hanno contratto davanti a Dio, impegnandosi a restare fino alla fine, a badare all’altro e non abbandonarlo mai, nemmeno a costo della propria infelicità. E se si verrà abbandonati bisognerà vivere in solitudine quello che resta perché questa è la Legge. La Legge non è carina, la Legge non è facile, ma la Legge, e non altro, porta a Dio. Se Dio vi interessa. Se non vi interessa, tanti auguri e vivete decentemente fuori dalla Legge, ma non vi inventate che la Legge ha detto quello che voi volete, perché c’è scritto, nero su bianco, che chi viola la legge e si pente, e chiede perdono, sarà perdonato, chi non si pente e non può pentirsi perché si è inventato che la Legge diceva quello che voleva lui, non potrà essere perdonato, cioè ha perso la via.
Cristo non specifica che la sodomia e fornicazione sono fuori dalla Volontà di Dio e quindi contro di Essa, perché si rivolge a Ebrei che lo sanno già, San Paolo si rivolge e Romani, che non conoscono la Legge, e quindi spiega a a lungo che la sodomia e fornicazione devono essere esclude dalla vita di coloro che vogliono vivere nella Legge.
Quindi se siete atei siete atei. Se siete credenti non vi inventate che la Legge è meno di quello che è, non la riscrivete, perché commettete un arbitrio gravissimo. Colui cui non è stato segnalato che vive nell’errore, non rinnegherà l’errore e non troverà la via.
Dietro la falsa pietà c’è il disprezzo per l’Uomo che viene considerato un nanerottolo incapace di non seguire le sue pulsioni, le sue infatuazioni, come un bimbo di due anni dimenticato affamato in un negozio di caramelle, che non bisogna umiliare ricordandogli i suoi errori, perché altrimenti si vergogna e la vergogna è dolore. In realtà la via per la gloria, la più grande, la redenzione, passa dalla vergogna e non può passare da altre parti. Se un uomo ha sbagliato, la misericordia è dirglielo perché possa attraverso la vergogna tornare a Dio, La via che arriva a Dio passa dalla vergogna. Ed è quindi mancanza di misericordia non avvertire l’uomo che sbaglia, perché così non proverà vergogna e non potrà arrivare a Dio.
Noi siamo uomini e donne, fatti a immagine e somiglianza.
Silvana De Mari

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