Il percorso dell’identità psicosessuale – III Parte

Continuiamo la nostra digressione sulla identità psicosesuale iniziato qui (I Parte) e qui (II Parte)

6 – Aspetti dell’identificazione femminile – Un primo aspetto è relativo alla donna/madre. Innanzitutto vi è l’esigenza che la madre si senta, si percepisca e si viva donna e proietti ai figli che l’essere donna è un valore. Ciò comporta che vi sia una buona identificazione della madre tra la propria identità corpora e quella psicologica. Le eventuali difficoltà, titubanze e insicurezze della madre con se stessa vengono percepite, in particolare, dalla figlia. Il sentirsi e viversi donna da parte della madre proietta sulla figlia un’immagine di sicurezza e di tranquillità, che facilita in lei l’identificazione con la propria identità psicofisica. Altrimenti viene rimandata una immagine confusa e non ben identificabile, che certamente non facilita il lavorio psicologico della figlia.
Vi un altro aspetto importante, che spesso viene trascurato, è connesso alla stessa bambina. Come la donna/mamma ha bisogno di essere riconfermata nella sua identità psicosessuale di donna dal suo uomo, così anche la figlia/donna necessita di essere riconosciuta e confermata nella sua femminilità dal padre. Questo aspetto relazionale richiede che egli, durante l’infanzia e l’adolescenza della figlia, convalidi costantemente, con il suo comportamento, l’importanza dell’identità sessuale femminile attraverso la valorizzazione delle proprie donne (moglie e figlia). Teniamo presente che, nell’ambito psicoaffettivo, il padre per ogni figlia è il primo uomo, come la madre per ogni figlio è la prima donna. E’ una realtà da non sottovalutare, che ha notevoli implicazioni psicologiche sulla formazione della personalità e sulle future relazioni tra i sessi.
Diviene chiaro che l’acquisizione dell’identità femminile è dovuta ad un lento, pro-fondo, impercettibile, concreto processo psicologico di assimilazione ed elaborazione da parte della bambina, stimolato e favorito dall’intersecarsi degli atteggiamenti della madre e del padre circa il valore/disvalore della femminilità e della mascolinità. La bambina vede, sente, percepisce, immagazzina, elabora, reagisce a suo modo all’ambiente circostante e agli stimoli degli adulti.
Da quanto detto si evidenzia che l’identità della bambina procede in via lineare, di madre in figlia, con la presenza e il contributo determinante del padre. Per la bambina non vi sono altri percorsi.
Questo processo di identificazione opera in concomitanza con l’altra dimensione dello sviluppo: l’esigenza di differenziarsi, cioè di percepirsi, sentirsi e viversi differente da sua madre. Identificata con l’originaria identità femminile, si sente differente da tutte le altre persone e contemporaneamente uguale a loro nel valore come persona. In questo percorso di identificazione e di differenziazione, come si diceva, è presente, il padre con la sua conferma o disconferma della femminilità della propria donna e quindi della propria figlia, che è donna.
7 -Il percorso dell’identità psicosessuale maschile – Il cammino del bambino verso la propria identità di genere maschile ha un suo iter particolare, diverso da quello della bambina, analizzato nelle pagini precedenti.
Anche per il bambino maschio, nel primo periodo di vita, l’identificazione primaria di sé è con la madre. Ben presto, però, a mano a mano che cresce, egli volge lo sguardo verso un’altra figura, quella del padre. Con lui, volente o nolente, è costretto a misurarsi e a confrontarsi, se vuole procedere sulla via della realizzazione della sua effettiva identità maschile. Attraverso il rapporto e il confronto con il padre, il bambino facilita e quindi persegue il processo di identificazione con la sua profonda e originaria identità maschile, fondamentale per lo sviluppo della sua personalità.
Va rilevato che per il maschietto questo percorso non è aggiuntivo rispetto a quello delle femmine, ma è il suo normale cammino di maturazione, esigito dalla sua intrinseca progettualità. Cioè, a lui viene richiesto, dopo un breve inconscio periodo identificatorio con la madre, di far emergere di prendere l’indirizzo, strutturato in sé, verso la mascolinità: deve avvenire l’identificazione tra la fisicità (il suo corpo maschile) e il vissuto psicologico maschile, così da portare a maturazione la propria identità psicosessuale attraverso le varie fasi della vita.
Questo grado di maturazione dipende dal modo con cui il percorso viene fatto. Dovendo trovare il proprio percorso, è comprensibile che i maschietti facciano maggiore fatica della femmine e si capisce, quindi, perché sia più elevata la percentuale di omosessualità maschile rispetto a quella femminile.
8 – L’archetipo paterno – Come si è detto, nella prima fase anche per il maschietto, l’identità dominante, a cui far riferimento, è quella materna. Da essa, però, deve staccarsi per seguire il suo corso naturale, inscritto nel profondo dell’essere, l’identità maschile.
Il bambino sente l’esigenza di separarsi dalla madre, ma vive un profondo conflitto tra il mantenere il legame con lei e la necessità di distaccarsi. Percepisce, a livello corporeo e psicologico, l’esigenza della propria individuazione e sente propria la differenza da lei. In questo percepirsi diverso dalla madre scopre e verifica che assomiglia al padre ed è fisicamente come lui. Diviene ricettivo e aperto alla mascolinità. Freud, a questo propo-sito, scrive che il bambino “mostrerà un interesse particolare nei confronti del padre: vorrebbe crescere come lui e assomigliargli…”[5].
Il bimbo percepisce che l’archetipo maschile, incarnato dal padre, gli appartiene e che, anche se in quel periodo non comprende come ciò sia possibile, egli è destinato a diventare come lui. Si sente fortemente attratto dal potere carismatico che emana questa figura e sente nei suoi confronti un’affinità primordiale. E’ la base della dipendenza che il figlio piccolo avverte con il padre, da cui desidera essere accolto e accettato. La sua debole identità in costruzione, riconosciuta e rinforzata, si rispecchia nell’identità del padre, da cui necessita ricevere vigore e conferma. Anche questo è un processo lento e impercettibile, concreto e determinante, che avviene nella psiche del bambino e che lo conferma e consolida nella sua identità originaria.
Nel processo di crescita, il suo bisogno interiore di identità si appella alla mascolinità esteriore e interiore del padre, che accogliendo il figlio e confermandolo nella sua identità in costruzione, collabora con questa meravigliosa e misteriosa tendenza della natura.
Il bambino interiorizza le forze e le vitalità maschili del padre e ciò gli permette di distaccarsi dalla madre e di vivere questo distacco come una sorte di libertà. La madre resterà sempre il rifugio affettivo, il porto della tranquillità, ma l’identificazione con il padre gli permetterà di uscire e fare le esperienze di forza, potenza e normatività incarnate dal padre.
L’uomo/padre ha il dovere, perché fa parte della sua funzione paterna, di affermare la mascolinità del figlio, con affetto e ricettività. Ciò permetterà al bambino di distaccarsi dalla sfera femmi¬nile ed entrare in quella maschile, di svolgere la sua identificazione maschile e di viversi eterosessuale.
9 – Fare il padre e fare la madre – Il padre deve voler fare il padre. E’ logico che, mentre spetta al padre fare il padre, spetta alla madre permettere al padre di poter fare il padre e quindi di svolgere la sua funzione. Anche il padre deve dare il permesso alla madre di poter fare la madre.
Questo darsi il permesso è parte integrante della funzione genitoriale, cioè le due funzioni s’intersecano, si integrano, sono complementari ed essenziali per la crescita armonica dei figli e per l’equilibrio della coppia genitoriale. I due, rispettando le funzioni reciproche, ne permettono l’attuazione, e così si riconfermano reciprocamente nelle dif-ferenti identità di genere di fronte al figlio.
Il maschietto, crescendo percepisce e vede che è bello essere maschio come il papà e nel contempo acquisisce che per la sua mamma è bello essere femmina. Vede, riproposte costantemente dai genitori, che le due identità sono differenti, complementari e sono parimenti valore. Così anche la bambina percepisce che è bello essere femmina come la mamma, che è riconfermata dal padre e nel contempo conferma il padre nella sua mascolinità.
In tale contesto, lo sviluppo della psicosessualità in senso eterosessuale è un processo vissuto dal bambino e dal ragazzo successivamente come realtà che gli appartiene.

Continua nel prossimo articolo.

Gilberto Gobbi

Sorgente: Gilberto Gobbi Blog