PERCORSO DELL’IDENTITA’ PSICOSESSUALE – 4

IL PERCORSO DELL’IDENTITA’ PSICOSESSUALE – 4

7 – Il percorso dell’identità psicosessuale maschile – Il cammino del bambino verso la propria identità di genere ma­schile ha un suo iter particolare, di­verso da quello della bambina, analizzato nelle pagine precedenti.

Anche per il bambino maschio, nel primo periodo di vita, l’identificazione primaria di sé  è con la madre. Ben presto, però, a mano a mano che  cresce, egli volge lo sguardo verso un’altra figura, quella del padre. Con lui, volente o no­lente, è costretto a misurarsi e a confrontarsi, se vuole pro­cedere sulla via della realizzazione della sua effettiva identità maschile.

Attraverso il rapporto e il confronto con il padre, il bambino facilita e quindi persegue il processo di identificazione con la sua profonda e originaria identità maschile, fondamentale per lo sviluppo della sua personalità.

Va rilevato che per  il ma­schietto que­sto percorso non è aggiuntivo rispetto a quello delle femmine, ma è il suo normale cammino di matura­zione, esigito dalla sua in­trinseca progettualità. Cioè, a lui viene richiesto, dopo un breve inconscio periodo identificatorio con la madre, di far emergere di prendere l’indirizzo, strutturato in sé, verso la mascolinità: deve avvenire l’identificazione tra la fisicità (il suo corpo maschile) e il vissuto psicologico maschile, così da portare a maturazione la propria identità psicosessuale attraverso le varie fasi della vita.

Questo grado di maturazione dipende dal modo con cui il percorso viene fatto. Dovendo trovare il proprio per­corso, è com­prensibile che i maschietti facciano maggiore fatica della femmine e si capisce, quindi, perché sia più elevata la percentuale di omosessualità maschile rispetto a quella femmi­nile.

8 – L’archetipo paterno – Come si è detto, nella prima fase anche per il maschietto, l’identità dominante, a cui far riferimento, è quella materna. Da essa, però, deve ­stac­carsi per seguire il suo corso natu­rale, inscritto nel profondo dell’essere, l’identità ma­schile.

Il bambino sente l’esigenza di separarsi dalla madre, ma vive un profondo conflitto tra il mantenere il legame con lei e la necessità di distaccarsi. Percepisce, a li­vello corporeo e psicologico, l’esigenza della propria individuazione e sente propria la dif­fe­renza da lei. In questo percepirsi diverso dalla madre scopre e veri­fica che assomiglia al padre ed è fisicamente come lui. Di­viene ri­cettivo e aperto alla ma­scolinità.  Freud, a questo propo­sito, scrive che il bambino “mostrerà un interesse particolare nei confronti del padre: vorrebbe crescere come lui e assomigliar­gli…”[1].

Il bimbo percepisce che l’archetipo maschile, incarnato dal padre, gli appartiene e che, anche se in quel periodo non com­prende come ciò sia possibile, egli è destinato a diventare come lui. Si sente fortemente attratto dal potere carismatico che emana questa figura e sente nei suoi confronti un’affinità primordiale. E’ la base della dipendenza che il fi­glio piccolo avverte con il padre, da cui desidera es­sere accolto e accettato. La sua debole identità in costruzione, riconosciuta e rinforzata, si rispecchia nell’identità del  padre, da cui necessita ricevere vi­gore e conferma. Anche questo è un processo lento e impercettibile, concreto e determi­nante, che avviene nella psiche del bambino e che lo conferma e consolida nella sua identità originaria.

Nel processo di crescita, il suo bisogno interiore di identità si appella alla mascolinità este­riore e interiore del padre, che accogliendo il figlio e confermandolo nella sua identità in costruzione, collabora con questa meravi­gliosa e misteriosa tendenza della natura.

Il bambino interiorizza le forze e le vitalità ma­schili del padre e ciò gli permette di di­staccarsi dalla madre e di vivere questo distacco come una sorte di libertà. La madre resterà sempre il rifugio affettivo, il porto della tranquillità, ma l’identificazione con il padre gli permetterà di uscire e fare le esperienze di forza, potenza e normatività incarnate dal pa­dre.

L’uomo/padre ha il dovere, perché fa parte della sua funzione pa­terna, di affer­mare la mascolinità del figlio, con affetto e ricetti­vità. Ciò per­metterà al bambino di distaccarsi dalla sfera femmi­nile ed entrare in quella maschile, di svolgere la sua identifica­zione maschile e di viversi etero­sessuale.

9 – Fare il padre e fare la madre – Il padre deve voler fare il padre. E’ logico che, mentre spetta al pa­dre fare il padre, spetta alla madre permettere al padre di poter fare il padre e quindi di svolgere la sua funzione. Anche il padre deve dare il permesso alla madre di poter fare la madre.

Questo darsi il permesso è parte integrante della funzione geni­toriale, cioè le due funzioni s’intersecano, si integrano, sono com­plementari ed essenziali per la crescita armonica dei figli e per l’equilibrio della coppia genitoriale. I due, rispettando le fun­zioni reci­proche, ne permettono l’attuazione, e così si riconfermano reciproca­mente nelle dif­ferenti identità di genere di fronte al figlio.

Il ma­schietto,  crescendo percepisce e  vede che è bello essere maschio come il papà e nel contempo acquisi­sce che per la sua mamma è bello essere fem­mina. Vede, riproposte costantemente dai geni­tori, che le due identità sono differenti e  sono parimenti valore. Così anche la bambina percepisce che è bello essere femmina come la mamma, che è riconfermata dal padre e nel contempo conferma il padre nella sua mascolinità.

In tale contesto, lo sviluppo della psicosessualità in senso eterosessuale è un processo vissuto dal  bambino e dal ragazzo   successivamente come realtà che gli appartiene.

Gilberto Gobbi

[1]  S. Freud, 1921, Psicologia delle masse e analisi dell’io, Bollate-Borighieri, Torino 1975, p. 105.

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