pedagogia nera

L’antisemitismo era il verbo ovunque. Tutti erano antisemiti, tutti odiavano gli ebrei. Ma per la Germania, dopo la sconfitta della prima guerra mondiale e le condizioni durissime del dopoguerra, accusare gli ebrei per ogni male fu il mezzo per ricompattare il proprio onore.

Quando succedono tragedie irrisolvibili, cercare un colpevole guarisce il senso di impotenza.

La Germania inoltre era stata devastata di quella che la psicologa svizzera Alice Miller definirà poi  pedagogia nera[1], dalle teorie cioè, onnipresenti e ovunque osannate, del Daniel Gottlieb Moritz Schreber (1808 – 1861), un famoso medico tedesco e uno studioso di pedagogia. Dei suoi due figli uno morì suicida ed un altro dovette essere internato in manicomio ( Memorie di un giudice della corte di Dresda) Le teorie di Shreber erano universalmente note e seguite in Germania. Il Dottor Schreber padre scrisse diversi libri sull’educazione dei bambini, partendo dall’idea che la società tedesca di allora fosse "fiacca" e "in decadenza", Elaborò "speciali mezzi educativi" cos’ che la società e la "razza tedesca" sarebbero migliorate. Il risultato ottenuto su suo figlio fu descritto dal direttore del manicomio che lo aveva in carico: "Il paziente era completamente sotto il potere di opprimenti influenze patologiche". L’educazione di Schreber padre doveva portare alla "obbedienza inconscia e incondizionata".Schreber padre aveva inventato una serie di strumenti per controllare la posizione assunta dal corpo del bambino. Così il "Reggitesta" era una fascia che si attaccava, da una parte ai capelli del bambino, dall’altra alla cintura impedendo al bambino di abbassare la testa. Il "Raddrizzatore della schiena" era un supporto metallico e spigoloso da collegare al tavolo, in modo che il bambino fosse costretto a stare dritto, per non urtare il metallo del supporto. I bambini dovevano dormire sempre a pancia in su, per evitare che la pressione del materasso sui genitali potesse eccitarli; così Schreber padre mise a punto una serie di legacci per tenere i bambini fermi a letto. E se i bambini tenevano le spalle basse, ecco il "Raddrizzaspalle" che consisteva in cinghie di cuoio e molle di metallo, legate attorno alle braccia e poi passate dietro la schiena, in modo da provocare dolore se si abbassavano le spalle. Per evitare "mollezze e tentazioni alla sensualità", era meglio che i bambini dormissero in stanze non riscaldate. Le pulizie personali dei bambini andavano sempre fatte con acqua fredda. A partire dal sesto mese di età, "per irrobustire il bambino" anche l’acqua del bagno doveva essere fredda. Per evitare i "danni delle polluzioni notturne insane e debilitanti" e le tentazioni della masturbazione, oltre ai bagni freddi, se si riscontrava una certa agitazione serale nel bambino, gli si doveva praticare un clistere di acqua gelata, da trattenere a lungo, prima di andare a letto. Vorrei sottolineare che un bagno nell’acqua fredda per un bimbo di sei mesi, un clistere di acqua gelata non sono solo dolore, ma  causano ipotermia, un’ipotermia importante. A sua volta l’ipotermia favorisce la tubercolosi, la laringite, la polmonite, la tonsillite, tutte malattie potenzialmente mortali in un epoca precedente sia a sulfamidici che antibiotici. La tonsillite  prima della penicillina poteva tramutarsi in endocardite con danno alle valvole cardiache e conseguente insufficienza cardiaca. Non tutti sopravvivevano. Inoltre il freddo, far soffrire il freddo è la prova più forte, insieme a far soffrire la fame, del non amore. Il primo gesto materno è tenere il bimbo al caldo. Il freddo è stata una delle torture ossessivamente usate nel campi: far stare i deportati nudi al freddo, farli stare immersi nell’acqua gelida. La fotografia di un gruppo di donne nude nella neve che attende in coda di entrare nella camera a gas è giunta fino a noi. La statua di ghiaccio era uno scherzo che le SS facevano. Buttavano secchi di acqua gelata addosso a qualcuno, fino a quando, ad Auschwitz si arrivava a trenta gradi sotto zero, solidificava e l’uomo si trasformava da vivo in una statua di ghiaccio. Poi moriva nel suo involucro e il cadavere restava fermo in piedi.

I bambini dovevano essere puniti anche per la minima mancanza con le botte e con lo sfinimento: corri senza poterti fermare, scava una buca e riempi la buca, sposta i sassi da destra a sinistra e poi da sinistra a destra, lo stesso sfinimento che nel lager le guardie imporranno ai prigionieri.

Particolarmente atroce la condizione dei bambini tedeschi rinchiusi in riformatorio, per colpe non sempre gravi, non sempre commesse o addirittura subite, come nel caso di bambini che avevano subito abusi sessuali. La minima “colpa” era punita con periodi di settimane in un sotterraneo senza luce e senza riscaldamento con 400 calorie al giorno.[2]

Queste regole educative erano comuni a tutta l’Europa, anche se nell’Europa mediterranea e cattolica molto meno che in quella protestante e calvinista. Nel periodo in cui ho fatto il medico della mutua, anni ’70, un’anziana paziente mi confidò che quando lei era diventata mamma era vietato prendere i bambini in braccio: lei aveva allattato i suoi stando china sulla culla. Una posizione orribile, atrocemente scomoda, senza scambio di sguardi con il bambino, assurda in un paese pieno di madonne che allattano su tutti i muri. Avevo letto del divieto di prendere i bambini in braccio in un bellissimo romando, E adesso poveruomo?, di Hans Fallada, quindi riuscii a capire di cosa mi stava parlando, altrimenti mi sarebbe stato incomprensibile. Dopo la morte di cancro dell’amata madre, Lewis, l’autore delle cronache di Narnia, e suo fratello furono mandati dal padre in un collegio inglese, che lui definisce lager. Un luogo dove fame ,freddo, umiliazioni terribili e punizioni fisiche distruggevano l’individuo. Dopo la morte per maltrattamenti di un paio di ragazzi, si trattava di un istituto a pagamento e molto caro, finalmente l’autorità intervenne. Il direttore fu internato in manicomio e l’istituto chiuso.

L’umiliazione sistematica, le percosse e il freddo erano sistemi normalmente  seguiti in molti orfanatrofi o istituti  anche fuori della Germania, ma la Germania fu senza nessun dubbio il luogo dove la pedagogia di Schreber fu universalmente adottata e applicata. Il popolo che la applicò di meno fu quello ebraico. La mamma ebraica, la mitica yiddish mammy dei film di Woody Allen, ancora più chioccia di quella italica, non mandava i suoi figli a scuola dopo averli fatti crepare dal freddo coperti dal solo lenzuolo. Nell’ebraismo il bambini, sempre e da sempre, centrale. L’episodio evangelico di Gesù che ancora bambini affascina i sacerdoti del tempio con la sua parola poteva succedere solo a Gerusalemme. In qualsiasi altro luogo, Roma, Sparta, Berlino, un ragazzino che si permettesse di aprire la bocca con degli adulti lo avrebbero preso a ceffoni.

L’ultima causa del genocidio, ma forse sarebbe meglio dire la prima, è l’odio di Caino per Abele, l’odio dei figli non amati per quelli amati.

L’odio attuale dei bambini che hanno genitori che sognano per loro un destino di terrorista suicida per i bambini le cui madri sognano un destino di persona sana e felice. 

La neurobiologia ha dimostrato che le violenze ripetute su un bambino ne diminuiscono l’empatia diminuendo il numero dei neuroni  specchio. Il libro arbitrio resta il libero arbitrio, l’arbitro finale è la scelta. Bambini massacrati sono diventati soccorritori, bambini che hanno visto la madre bruciata con un lanciafiamme sono diventati esperti di chirurgia plastica. Ma in linea di massima, quando si massacra di botte sistematicamente un bambino si diminuisce il numero dei neuroni specchio. I neuroni specchio ci servono per imitare gli altri e per comprenderne il pensiero e i sentimenti. Le popolazioni dove i bambini sono sistematicamente dolenti, perdono di empatia. Il comportamento dei nostri antenati, che assistevano a torture e roghi ci è incomprensibile.

 

 

 



[1]Morton  Schatzman “La famiglia che uccide” Feltrinelli

Alice Miller La persecuzione del bambino, alle radici della violenza.

De Zulueta Felicity Raffaello Cortina Dal dolore alla violenza. Le origini traumatiche dell’aggressività

 

[2] Nicholas Stargardt La guerra dei bambini Oscar Mondadori.

 

Comments

  1.  Complimenti dott.ssa Silvana De Mari.

    Incuriosito dalla sua velocità espositiva e dalla profonda analisi dei comportamenti umani nella trasmissione Melog, oggi 8 marzo, ho visionato un poco il suo blog.

    Ritengo che la "pedagogia nera" nella Crande Germania esista da sempre, fin prima di Roma. Tacito scrisse molto, certamente non con la sua profondità,  e Ludwig von Mises, Scuola economica austriaca lo riportò ad inizio ‘900, descrivendo molto bene i barbari tedeschi e cosa sarebbe capitato in Europa…

    Cordiali saluti e tantissimi auguri. 

  2. DEFICIT DI EMPATIA ?

    Grazie dott.ssa Silvana De Mari ;

    ora comprendo a fondo del perchè il ministro delle finanze tedesco, Schuble se ne esca con certe frasi , incomprensibili a molti italiani. 

     

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