ottimismo logico (istruzioni per rendersi felici)

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Ottimismo flessibile

L’ottimismo può essere assoluto o flessibile, quello flessibile, possiamo anche chiamarlo ottimismo logico, da questa affermazione si capisce anche da che parte sia la nostra simpatia.

Il concetto base è la regola fissa, la regola aurea: occorre stabilire quanto un pensiero sia utile.

Noi tendiamo a dividere in categorie i pensieri, quelli che descrivono la realtà, e quasi tutti i pensieri la descrivono, chi più chi meno: le categorie sono vero, falso, e tutte le sfumature intermedie. Sono bella: il pensiero mi sembra vero quando sono abbronzata, ma anche quando sono allegra, falso quando sono triste, è pensiero opinabile. Il quantitativo di mele che ci sono sul tavolo è meno opinabile: se sono quattro non sono né tre, né cinque.

A parte le pochissime cose certe, quante sono le mele sul tavolo, tutti gli altri pensieri vanno divisi in una diversa maniera: utile e inutile.

Facciamo un esempio: sono assolutamente certa che il pensiero positivo mi preserverà da qualsiasi malattia, mi protegge come uno scudo, le endorfine e la serotonina che produco in grandi quantità essendo felice la maggior parte del tempo della mia vita, migliora il sistema immunitario, sono al di sopra di qualsiasi patologia; non faccio mai la vaccinazione antinfluenzale e non faccio i controlli Pap test e la mammografia che potrebbero rendere la diagnosi di un tumore, talmente precoce da renderlo guaribile perché tanto io non mi ammalerò mai. Il pensiero “ tanto io non mi ammalo mai, quindi non faccio nessun tipo di prevenzione”, è utile o dannoso?

Essere ottimisti, aumenta le probabilità che abbiamo di raggiungere i nostri scopi, non ci dà mai la certezza assoluta. È lodevole il concetto che endorfine e serotonina mi proteggono, perché migliorano il sistema immunitario. È lodevole semplicemente perché  sensato, perché è reale, perché è vero, ma altrettanto vero che non mi danno una certezza assoluta. Non mi vaccino. Se mi fossi sbagliata e mi becco l’influenza? Beh pazienza, non ho né malattie cardiache, né malattie polmonari, starò a letto quattro giorni, sopravvivo. Se mi accorgo troppo tardi di un tumore?

È troppo grosso il rischio. Conclusione:  sono assolutamente certa che il mio sistema immunitario mi protegge, non faccio la vaccinazione antinfluenzale, adesso ho sessant’anni e ho l’apparato respiratorio sanissimo, l’influenza me la posso permettere,  magari fra dieci anni ci ripenso, posso cambiare idea, le mie condizioni saranno diverse.

I controlli per il tumore sono una cosa diversa. Se mi fossi sbagliata rischio di accorgermi troppo tardi di una malattia che, se presa in tempo, è curabile. Quindi i controlli li faccio:  mentre, faccio i controlli, li faccio in assoluta allegria dicendo: ecco vedi,  adesso mi dimostro che sono in ottima salute, mi fornisco una dimostrazione grafica, la scrittura del referto, che il mio sistema funziona.

Supponiamo che siano le due del mattino, ho bevuto troppo, ha nevicato, le strade sono ghiacciate.

Il mio ottimismo mi dice che non c’è problema, a me va tutto bene, posso mettermi in macchina e tornare a casa mia. Il mio pessimismo mi dice  che se per caso va storta, non solo posso ammazzarmi io e distruggere la macchina, ma posso anche ammazzare degli innocenti che hanno avuto l’infelice idea di mettersi sulla stessa strada di una demente che guida sul ghiaccio alle due del mattino dopo aver bevuto. Allora il mio ottimismo mi serve per dirmi che passerò la notte in un albergo simpatico, in maniera piacevole, magari incontrerò qualcuno di divertente, domattina farò una deliziosa colazione, per fortuna posso permettermi i soldi dell’albergo, e me ne tornerò a casa domani alle dieci da sobria. In questo caso il pensiero “attenzione potrebbe andare male” è un pensiero che può salvarmi la vita, un pensiero utile, fondamentale.

Ci sono casi in cui il pensiero è inutile, non devo pensarlo, devo imparare ad allontanare dalla mia mente; per spiegare quello che intendo dire farò l’esempio di due film.

 

I due film sono importanti perché riferiscono avvenimenti assolutamente veri e sono anche facili da trovare potete cercarli e guardarli, secondo me vale la pena di vederli. Il primo narra la storia di due alpinisti che erano su una cima molto difficile in America Latina.

La morte sospesa (Touching the Void) è un film documentario britannico del 2003 del regista Kevin Macdonald, tratto dal romanzo omonimo del 1998 di Joe Simpson, basato sulla storia vera dei due alpinisti Joe Simpson e Simon Yates.

Il film narra fatti realmente accaduti nel 1985. Riguarda la conquista alpinistica del monte Siula Grande, 6.344 metri di altezza, nelle Ande peruviane da parte dei due amici scalatori. Simpson scrisse il libro da cui è tratto il film sulle avventure vissute con lo scopo di scagionare dalle accuse l’amico Simon Yates. ( Wikipedia)

La cima è talmente difficile che i due sono i primi a riuscire nella scalata. Una tempesta arriva all’ improvviso e l’alpinista che è il secondo cioè quello in basso nella cordata perde la presa, penzola nel vuoto, il vento lo fa sbatacchiare; il primo alpinista, che è quello che sta tenendo per tutti e due si rende conto che tra un secondo cadranno e si ammazzeranno entrambi, quindi taglia la corda, in maniera che muoia solo il compagno e lui si salvi. In montagna questa è una cosa che ha senso, meglio che muoia uno solo piuttosto che morire in due. Al mattino la tempesta si calma e l’alpinista sopravvissuto se ne va senza verificare che l’altro sia proprio morto, l’altro è caduto in un crepaccio, lui non lo vede, lui da per scontato e se ne va. Questo non è tanto carino, tagliare la corda è un atto corretto, andarsene un po’ meno. Arriva al campo base, dove si cambia, fa tutte quelle cose li, non si sogna nemmeno di andare a vedere se l’altro è ancora vivo, anche se c’è un bel sole. L’altro è sopravvissuto, ha una gamba spaccata, ed è sopravvissuto e con una gamba spaccata, senza cibo potendo mangiare solo la neve, lui è sceso da una delle pareti più difficili del mondo. Come ha fatto? Primo, l’idea “posso non farcela” non è mai stata presa in considerazione.

Tutti quelli che sono ottimisti si trovano in continuazione nella loro vita di fronte alla sterminata folla di saggi che spiega quanto bisogna essere realisti, ma la realtà non la conosciamo prima, la realtà siamo noi che la creiamo. La realtà del futuro, non esiste; un tizio con una gamba rotta in un crepaccio, realisticamente avrebbe dovuto morire lì, questo ci dice il realismo.

Ai realisti domandiamo: quante probabilità date a un tizio con una gamba rotta in fondo a un crepaccio di venire giù da una delle pareti più difficili del mondo? Bisogna essere realisti: nessuna? Questa è la risposta giusta? La risposta giusta è: quello che noi vogliamo, quello che noi possiamo. Certo che ci sono situazioni dove l’ottimismo e pessimismo non hanno più importanza, sono situazioni estreme, certo che se Joe Simpson, ‘eroe di questa storia, anziché una gamba si fosse fratturato la colonna vertebrale, non ci sarebbe stato  nulla da fare. Poteva essere ottimista finché si vuole. Ma a parte queste situazioni estreme, il nostro pensiero, la nostra volontà, la capacità di no arrendersi che nascono sola dalla capacità di scacciare dalla mente l’inutile pensiero del fallimento,  ha un peso maggiore di quello che pensiamo. Joe Simpson ha pensato di farcela, nel film si vede chiaramente come si riesce, come esprime le sue potenzialità sovraumane, che in realtà sono umane, perché solo il fatto che un essere umano l’abbia fatto, vuol dire che sono nelle nostre potenzialità. Lui ha diviso il tragitto in pezzi.

Come si mangia un elefante?

Un boccone alla volta, un boccone  dopo l’altro.

Possiamo fare qualsiasi cosa, un pezzetto dopo l’altro. Joe  diceva: ecco devo arrivare a quella roccia entro le cinque e venti e vedeva se ci riusciva.

Quando non ci riusciva, si arrabbiava.

Bravo ragazzo.

La collera è una magnifica emozione: annulla la percezione della paura e addirittura quella del dolore. Quando invece  riusciva, era felice: la felicità, endorfine e serotonina a palla, annulla la paura, annulla il dolore. Quindi lui ha diviso tutta la folle discesa a pezzetti, ha alternato collera e gioia, ha dormito nel gelo, senza sacco a pelo, aveva dovuto mollare il suo zaino, non poteva farcela con lo zaino, è sopravvissuto, ha bevuto della neve, ce l’ha fatta, si è trascinato e alla fine è arrivato alla tenda base strisciando come un verme, un metro dopo l’altro.

Ce l’ha fatta.

sdm

Comments

  1. l’Iran è un paese dove le contraddizioni sono eccessive. Ha la migliore facoltà di informatica del’Asia e prevede il matrimonio di una bambina di 8 e la lapidazione di una di 12.

    Speriamo nelle donne dell’Iran 

  2.  perché questo blog mi segna come anonimo?sdm

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