oscar Wilde

Oscar Wilde, la perdita dell’anima.
Verrà ritrovata nella sofferenza
Altro grandissimo raccontatore di fiabe del XIX secolo è
Oscar Wilde. Brillante, geniale, intelligente, elegante, molto
critico con l’ipocrisia, insofferente alla stupidità, e anche
parecchio snob, se dobbiamo dirla tutta.
«Alta sulla città, in cima a una colonna, stava la statua
del Principe Felice. Era tutta ricoperta di sottile foglia d’oro
zecchino, e per occhi aveva due lucenti zaffiri, e un grosso
rubino ardeva rosso sull’elsa della sua spada.»
Oscar Wilde è un gigante della letteratura fantastica. In
Il fantasma di Canterville, oltre a una buona dose di ironica
simpatia e a un ammirato sarcasmo per il pragmatismo e
il coraggio dei confratelli statunitensi, Oscar Wilde esprime
un concetto geniale: è la nostra paura che alimenta i
mostri, il coraggio leva loro forza e quindi, alla fine, permette
che la loro malvagità sia risolta così che anche i mostri
trovino la strada della salvezza. Il fantasma di Canterville
è una narrazione dove sotto una veste brillante, ironica,
divertente, scanzonata e lieve appare la realtà incontrovertibile
che il coraggio e la compassione salveranno il
mondo, ma a patto che entrambe siano presenti, una di
fianco all’altra. Ognuna delle due virtù senza l’altra non
ha valore.
Il ritratto di Dorian Gray anticipa labbroni, botulino, quell’infernale
e dolorosissima pratica che è il lifting, che però è
una passeggiata nel parco paragonato alla liposuzione, perché
almeno il lifting non causa decesso, la liposuzione invece
sì. Dorian Gray butta via la sua anima per l’eterna giovinezza.
Contrariamente a Faust, che almeno all’inizio ha
motivazioni nobili, Dorian Gray è proprio l’insulso narciso,
il vuoto esteta che ha nello specchio l’alfa e l’omega della
sua esistenza. L’uomo postmoderno ha ceduto la sua anima
in cambio di una bellezza eterna al silicone, le sopracciglia
depilate e la depilazione al laser.
In una fiaba poco nota, Il pescatore e la sua anima, Oscar
Wilde riprende due temi di Andersen, quello della Sirenetta
e quello dell’Uomo senza ombra. Il pescatore rinuncia alla
sua anima in cambio dell’amore della Sirenetta, siamo un
gradino al di sopra di Faust, tre gradini al di sopra di Dorian
Gray, però il discorso non cambia: l’uomo moderno è
pronto a dare via l’anima al primo acquirente con un’inquietante
facilità.
E alla fine cosa succede? La fiaba del pescatore finisce malissimo,
la vita di Wilde in maniera atroce e meravigliosa.
Dopo un ignobile processo che «punì» la sua omosessualità,
senza che tuttavia fosse processato il suo aristocratico
amante, Oscar Wilde fu imprigionato.
«Dov’è il dolore, là il suolo è sacro.»
Nell’ultima parte della sua vita Oscar Wilde ha scritto
uno dei libri più belli sul significato del dolore, il De profundis.
In esso egli racconta la straordinaria e terribile potenza
della sofferenza. L’anima è stata ritrovata.
Oscar Wilde è morto a Parigi, dopo essersi convertito al cattolicesimo, conversione che lo ha riempito di gioia. E’ morto stringendo il rosario.
 

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