Omogenitorialità: seconda parte a cura di Andrea Pinato

Omogenitorialità: seconda parte a cura di Andrea Pinato

“Sento e leggo beceri riferimenti a studi immaginari per dimostrare questo e quello a caso, senza la minima consapevolezza né coscienza di che cosa sia una ricerca scientifica. Allora, tutti seduti, vi faccio una lezione, così non potrete più, voi ignoranti in cattiva fede, blaterare a caso e manipolare media, social media e vicini di casa. (Eugenia Romanelli)”

Gentile direttore,

le propongo la mia personale lettura critica dell’articolo Famiglie omogenitoriali: cosa dicono davvero gli studi mondiali della giornalista Eugenia Romanelli. Come le note sull’autore riportano fra le varie attività si occupa, “per la Facoltà di Psicologia e Medicina dell’Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociali e Servizi alla Persona del Comune di Roma,” della formazione di “ psicologi, educatori e assistenti sociali all’interazione con le famiglie omogenitoriali.”.

La giornalista Eugenia Romanelli compare anche fra le relatrici di un convegno (intervento:“Omogenitorialità: comunicare e informare” ) svoltosi a marzo 2015 sul tema nuove famiglie.

Capacità genitoriali e migliore modello di genitorialità per i figli

Prima di analizzare gli argomenti proposti dalla Romanelli è utile ribadire l’ovvio: la genitorialità omosessuale ottenuta attraverso le tecniche di fecondazione assistita porta con se due ineludibili fattori di rischio: viene negata una figura maschile o femminile, vengono recise parte delle radici identitarie dei figli. Qualsiasi sia la capacità genitoriale (e il manuale del buon genitore nessuno lo possiede, questo vale sia per eterosessuali che omosessuali) questa negazione potenzialmente destabilizzante per il benessere psicofisico dei figli viene caricata interamente sulle spalle della prole. Non c’è “piccolo uovo[1]”, semini pance e ovetti che tengano: ogni adulto consapevole di se prima o poi si interroga sulle proprie origini e si rapporta, anche con spirito critico, con i propri genitori.

1000 studi[2]

Il primo studio che viene proposto nell’articolo è Scientific Consensus, the Law, and Same Sex Parenting Outcomes, 2015 di Adam e Light. Confesso che non invidio chi è stato coinvolto nel processo di peer review[3] poiché in questo caso necessitava di una lettura rigorosa di migliaia studi.

Personalmente la lettura di buona parte degli studi elencati nella lista consegnata ai senatori il 9 febbraio 2016 mi ha insegnato che occorre esercitare la massima prudenza nel presentare i risultati al grande pubblico senza specificare i metodi di campionamento, il focus della ricerca, i questionari impiegati ed eventuali criticità ammesse sia dagli autori, sia rilevati da altri studi. Perplessità che le ho già espresso e che Lei gentilmente ha reso pubbliche.

Screditati?

Vengono poi citati da Romanelli quattro autori “contrari” a cui la Romanelli appiccica l’etichetta morale di “screditati”. Oltre a citarli  mi permetto di segnalare titoli e link:

  1. Allen, D. W. (2013). High school graduation rates among children of same-sex households. Review of Economics of the Household, 11(4), 635-658.
  2. Regnerus, M. (2012). How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study. Social Science Research, 41(4), 752-770.
  3. Sarantakos, S. (1996). Children in three contexts: Family, education and social development. Children Australia, 21(3), 23-31.
  4. Sullins, D. P. (2015). Emotional problems among children with same-sex parents: difference by definition. British Journal of Education, Society and Behavioural Science, (forthcoming).

Chi e cosa manca alla lista dei “cattivi” di Romanelli?

Questo studio riprende i temi affrontati dal titolo precedente e opera una revisione critica su 59 studi dell’APA[4]. Le criticità individuate sono:

  • campionamento statistico
  • il mancato uso sistematico di campioni di controllo
  • disomogeneità fra campione e campione di controllo
  • dati contraddittori
  • aree di benessere psicologico indagate sono settoriali e non spaziano su tutte le tematiche
  • mancanza di dati su studi longitudinali[5]
  • necessità metodologie statistiche più robuste nei report APA

che portano l’autore ad asserire che “affermazioni nette, comprese quelle sostenute dall’APA , non hanno garanzia di esser state empiricamente provate . Raccomandazioni sulla metodologia sono suggerite “

e coinvolge le ricerche effettuate da Crouch a partire dal 2012 di cui parlerò nel prosieguo

Un approfondimento merita il caso Regnerus[7]. Esiste uno studio che riesamina il lavoro di Regnerus e per onestà[8] intellettuale è doveroso citarlo: Measurement, methods, and divergent patterns: Reassessing the effects of same-sex parents di Cheng et alt. 2015.

Lo studio di Regnerus è basato su un campione randomizzato estratto dal database National Health Interview Survey (NHIS) e i risultati sono a sfavore della omogenitorialità.

Nel web esiste una sterminata pubblicistica riguardo a Regnerus ma giova ricordare cosa gli viene contestato a livello, non di chiacchera, ma di revisione “peer review”: l’aver identificato come genitori “omosessuali” genitori che hanno avuto relazioni omosessuali.

L’eco delle polemiche è stato notevole e ha spinto alcuni scienziati e ricercatori a sottoscrivere un appello in favore di Regnerus sul sito della Baylor University in cui si dichiara:

“Sebbene l’articolo di Regnerus non sia privo di limiti, in quanto scienziati sociali, pensiamo che gran parte delle critiche ricevute siano ingiustificate. la stragrande maggioranza degli studi pubblicati prima del 2012 su questo tema hanno fatto affidamento a piccoli campioni non rappresentativi, al contrario, Regnerus per raggiungere le sue conclusioni si è basato su un campione di grandi dimensioni, casuale, di oltre 200 bambini allevati da genitori che hanno avuto relazioni omosessuali, confrontandoli con un campione casuale di oltre 2.000 bambini cresciuti in famiglie eterosessuali”.

Non esiste invece nel web una sterminata pubblicistica sulle controversie legate alla carriera accademica di C.J. Patterson[9], autrice del report  “Lesbian & Gay Parenting del Lesbian, Gay, and Bisexual Concerns Office; quindi, visto che la Romanelli si toglie i guanti di velluto[10] e utilizza l’aggettivo “screditati”, non dispiacerà se mi pongo momentaneamente allo stesso livello e riporto una durissima reprimenda della corte della Florida (1997, June Amer, Petitioner v Floyd P. Johnson, p.11) in cui è stata chiamata a deporre come esperta:

“l’imparzialità della Patterson è venuta in discussione quando prima del processo si è rifiutata di consegnare ai suoi legali le copie della documentazione da lei analizzata negli studi. Questa corte le aveva ordinato di farlo ma lei ha unilateralmente rifiutato, nonostante i continui sforzi da parte dei suoi avvocati di raggiungere tale scopo. Entrambe le parti hanno stabilito che il comportamento della dott.ssa Patterson è una chiara violazione dell’ordine di questa corte. La dott.ssa Patterson ha testimoniato la propria condizione lesbica e l’imputata ha sostenuto che la sua ricerca era probabilmente viziata dall’utilizzo di amici come soggetti per la sua ricerca. Tale ipotesi ha acquisito ancora più credito in virtù della sua riluttanza a fornire i documenti ordinati”

Lo studio “in-attesa”

L’articolo prosegue invitando alla lettura del libro di Federico Ferrari[11]  La famiglia in-attesa  che riporta una bibliografia di 38 pagine di studi internazionali.

Non ho esplorato le trentotto pagine di bibliografia, ma ho letto  gli abstract[12] proposti dal What We Know Project, la lista degli studi proposta il 9 febbraio 2016 ai Senatori, buona parte degli studi in essa contenuti.

Sono ancora “in-attesa” di uno studio con tutte le seguenti caratteristiche:

  1. campione ampio e realmente random
  2. campione omogeneo di controllo
  3. indagine sugli effetti sul benessere psichico dei figli (in età matura, non devono rispondere genitore 1&2) sulla mancata figura maschile o femminile. Indagine da effettuare con strumenti psicometrici mirati.
  4. indagine sugli effetti sul benessere psichico dei figli (in età matura, non devono rispondere genitore 1&2) sul prender coscienza di come sono stati concepiti con particolare attenzione ai figli dell’utero in affitto. Indagine da effettuare con strumenti psicometrici mirati.
  5. indagine sugli effetti sul benessere psichico dei figli (in età matura, non devono rispondere genitore 1&2) derivanti dalla negazione di parte delle proprie radici e quindi identità. Indagine da effettuare con strumenti psicometrici mirati.

Conferme che manchino studi con queste caratteristiche si trovano e sono autorevoli:

“Resta poi la questione dell’identità del donatore, anche quella molto variegata: io non sono in grado di esprimermi in merito agli eventuali problemi che una situazione del genere può comportare, ed è lì che nascono i miei dubbi—può darsi che ci siano eventuali problematiche legate alla particolarità della nascita, e al fatto che comunque il bisogno di individuare le proprie origini è una componente molto forte dell’essere umano.”

(da una intervista al presidente dell’ordine psicologi del Piemonte dott. Alessandro Lombardo)[13]

“Sullo stato di salute, in senso globale, di adulti cresciuti da lesbiche o gay sappiamo ancora troppo poco. Abbiamo evidenze solo iniziali.”

(dal comunicato Associazione Culturale Pediatri, comparso anche sul sito di Famiglie Arcobaleno)[14]

Crouch, et alt.

La lezione della Romanelli prosegue quindi passando alle ricerche:

Nello studio “Australian Study of Child Health in Same-Sex Family” di Crouch (Università di Melbourne), sullo sviluppo di 315 genitori con 500 figli tra gli 0 e i 17 anni (fino ad oggi, dai rapporti parziali divulgati, si deduce che genitori e figli percepiscono positiva e normale la loro famiglia, hanno un livello di benessere psico-fisico superiore alla media delle famiglie eterogenitoriali, anche se lo stigma omofobico abbassa la qualità della loro salute mentale)”

La parte interessante è l’affermazione “i figli percepiscono”, finalmente sono loro a parlare!

Gli studi di Crouch[15] sono stati compiuti e pubblicati fra il 2012 e il 2015: l’articolo di Romanelli è stato pubblicato il 27 gennaio 2016. Detto questo tuffiamoci negli studi e leggiamo come è fatto il campione, i questionari, eventuali limiti e conclusioni dichiarate dall’autore stesso.

Lo studio che coinvolge direttamente i figli è: The health perspectives of Australian adolescents from same-sex parent families: a mixed methods study.

Campione:

“Data were collected in 2012 and 2013 as part of the Australian Study of Child Health in Same-Sex Families.”  Quindi dobbiamo esplorare “the Australian Study of Child Health in Same-Sex Families”: il campione è descritto in questa ricerca che lo utilizza: Parent-reported measures of child health and wellbeing in same-sex parent families: a cross-sectional survey, 2014 Crouch et alt.

E qui copio e incollo, perché il campione stesso viene indicato come fattore limitante per la ricerca:

Limitations[16]:

“Whilst the ACHESS is the largest study of its kind to date, the use of a convenience sample to access the highest number of participants needed to be worked through carefully as there are no current options to access data through regular population surveys or administrative datasets. Every effort was made to recruit a representative sample, and from the limited data available about same-sex parent families it appearsthat the ACHESS sample does reflect the general context of these families in contemporary Australia . The self-selection of our convenience sample has the potential to introduce bias that could distort results.

quindi:

  1. campione di convenienza
  2. è impossibile individuare direttamente dai database i figli di coppie omogenitoriali[17]
  3. all’autore il campione sembra (appears) rappresentativo, ma sembra è una opinione e il metodo scientifico non prevede opinioni ma misure con un ben individuato grado di incertezza
  4. c’è il bias di mezzo, e qui riporto in evidenza quello che ho già scritto nella nota 5 a piè di pagina 2. Bias: pregiudizio. Nel caso specifico la propensione dei campioni statistici che si autoselezionano mediante l’adesione volontaria a presentare un quadro ottimistico. Il bias è anche individuabile quando dei questionari sono somministrati a gruppi diversi sullo stesso oggetto di ricerca: ad esempio i punteggi SDQ sui ragazzi divergono quando le valutazioni vengono fatte dai ragazzi, dagli insegnanti, dai genitori
  5. la ricerca di Sullins che vi ho segnalato e che Romanelli e l’ordine dei psicologi del Lazio non hanno citato ha come focus esattamente la stima del bias su una variabile psicometrica (SDQ) che va a influenzare i risultati.

Ma c’è di più se si legge tutto: c’è una importantissima informazione nella tabella che illustra il campione e riguarda i figli dell’utero in affitto. Gli studi di Crouch sono considerati la punta di diamante per chi è favorevole alla omogenitorialità; lo stesso ordine dei psicologi del Lazio li ha evidenziati in verde nella lista consegnata ai senatori. Verde: particolarmente significativi.

Anche io voglio evidenziare in verde alcune parti:[18] [19] [20]

Child demographic characteristics
       
  Number of children (%)
Child demographic characteristics All children (n=500) With male parent/s (n=91) With female parent/s (n=400)
Gender
Male 264 (53) 49 (54) 214 (54)
Female 230 (46) 40 (44) 182 (46)
Mean age, years 5,12 3,86 5,43
Median age, years 4 2 4
Age range, years 0-17 0-16 0-17
Child relationship to index parent
Biological child 310 (62) 46 (51) 256 (64)
Non-biological child 123 (24) 18 (20) 104 (26)
Partner’s biological child 98 (20) 17 (19) 80 (20)
Fostered 13 (3) 8 (9) 5 (1)
Adopted 2 (<1) 2 (2) 0 (0)
Parent relationship status at time of conception, fostering or adoption
Current relationship 347 (69) 66 (73) 279 (70)
Index parent’s previous heterosexual relationship 50 (10) 10 (11) 40 (10)
Index parent’s previous same-sex relationship 37 (7) 2 (2) 35 (9)
While index parent single 33 (7) 8 (9) 23 (6)
Partner’s previous heterosexual relationship 19 (4) 0 (0) 19 (5)
While partner single 2 (<1) 2 (2) 0 (0)
Other 5 (1) 0 (0) 2 (1)
Where child lives
With index parent full time 411 (82) 70 (77) 335 (84)
With index parent part time 50 (10) 16 (18) 24 (6)
With another parent full time 12 (2) 3 (3) 9 (2)
Lives independently 1 (<1) 0 (0) 1 (<1)
Other 24 (5) 2 (2) 19 (5)
Index parent currently in a relationship 464 (93) 83 (91) 374 (94)
Method of conceptionb
Heterosexual intercourse 102 (20) 18 (20) 79 (20)
Home insemination – known or own gametes 137 (27) 7 (8) 127 (32)
ARTc – unknown donor 148 (30) 3 (3) 145 (36)
ART – known donor or own gametes 51 (10) 2 (2) 48 (12)
Surrogacy – own gametes 44 (9) 42 (46) 1 (<1)
Surrogacy – unknown donor 23 (5) 23 (25) 0 (0)
Surrogacy – known donor 10 (2) 10 (11) 0 (0)

Osservazioni:

  1. c’è un evidente sbilanciamento nel campione fra coppie omogenitoriali lesbiche e gay. E’ una situazione che si ripete nei campioni di moltissime ricerche (fidatevi, altrimenti devo fare un elenco lunghissimo di ricerche). Quindi quello che sappiamo sulla omogenitorialità è in prevalenza da attribuirsi all’omogenitorialità lesbica.
  2. Le coppie omogenitoriali gay hanno figli età media di 3,8 anni, mediana di 2 anni, con un range di età 0-16. Non si capisce quanti e se di questi figli siano stati reclutati nella ricerca successiva di Crouch del 2015 e quindi abbiano risposto direttamente ai questionari CHQ e SDQ.

La situazione più probabile è che sullo stato di benessere psicofisico, vista l’età media, abbiano risposto sempre i genitori 1&2.

  1. Non è chiara la tabella, ma pare proprio che i figli con la pratica dell’utero in affitto siano 33 o 42

Le eventuali ripercussioni sulla psiche dei ragazzi nel prender coscienza di come sono stati concepiti non è argomento affrontato dalla Romanelli[21] [22] ma qui si palesa un problema: non è solo questione di “capacità” genitoriale, ma c’è anche da considerare quale sia il miglior modello di genitorialità per i figli con particolare attenzione per la pratica dell’utero in affitto. E’ chiaro che dal punto di vista psichico questo sia un elemento da ponderare come lo stesso dott. Alessandro Lombardo, presidente dell’ordine dei psicologi del Piemonte, ammette nell’intervista citata in nota 11 a piè di pagina 4: non credo, opinione personale, che basterà raccontare ancora a questi ragazzi il “piccolo uovo” quando saranno adulti.

Quali informazioni su questo specifico problema abbia dato l’ordine dei psicologi del Lazio ai senatori non è dato di capirlo allo scrivente. Ma personalmente, da cittadino interessato alla cosa pubblica, avrei gradito che nella lista consegnata ai senatori avessero messo in evidenza la reale consistenza dei campioni che riguardano direttamente i figli dell’utero in affitto e le eventuali risultanze (sempre che ci siano, visti i numeri molto ridotti).

            Ma è possibile saperne di più su come si reclutano questi campioni e in particolare su come lo fa Crouch? Certo, leggiamo ACHESS – The Australian study of child health in same-sex families: background research, design and methodology, 2012 Crouch et alt.

“Recruitment:

Initial recruitment will involve convenience sampling and snowball recruitment techniques that have been successful in other survey-based Australian studies of same-sex attracted populations including the Work, Love, Play Study and the Lesbian and Gay Families Study [59, 60]. This will include advertisements and media releases in gay and lesbian press, flyers at gay and lesbian social and support groups, and investigator attendance at gay and lesbian community events. Discussion pieces and interviews with mainstream media outlets will help target families not engaged with the gay and lesbian community, as well as rural and remote families. Primarily recruitment will be through emails posted on gay and lesbian community email lists aimed at same-sex parenting. This will include, but not be limited to, Gay Dads Australia and the Rainbow Families Council of Victoria. Any parent over the age of 18 years, who self-identifies as being same-sex attracted, lives in Australia, and has children under 18 years of age will be eligible to participate in the study. Children aged ten years or over will also be asked to complete a questionnaire.”

A annunci su media (facebook, blog) su stampa gay, gruppi di supporto gay, incontrando gente a manifestazioni gay e l’equivalente australiano della associazione Famiglie Arcobaleno. Ovviamente il campione è su adesione volontaria e quindi ancora, inevitabilmente, si autoseleziona. Questo Crouch lo riporta ed evidenzia negli abstract: lo mette significativamente fra i fattori limitanti.

A non evidenziarlo sono i giornalisti. E’ sconfortante che non lo faccia la carta stampata e on line[23], ma è sconvolgente che addetti ai lavori consegnino una lista, evidenzino in verde uno studio (da leggenda: particolarmente significativo) e lo presentino con queste citazioni:

The health perspectives of Australian adolescents from same-sex parent families: a mixed methods study.Crouch S. 315 genitori di cui il 18% (oltre 50) è gay, 500 figli tra 0 e 17 anni I bambini australiani con genitori dello stesso sesso presentano una serie di misure sulla salute maggiori rispetto alla popolazione generale. Lo stigma percepito è associato negativamente alla salute mentale.

Il campione di questo studio è un ordine di grandezza più piccolo! E non compare nessuna precisazione sulle criticità del campione. I senatori avranno letto direttamente gli abstract?


Sui risultati e il campione l’informativa dovrebbe essere così:

The health perspectives of Australian adolescents from same-sex parent families: a mixed methods study:

METHODS: A mixed methods study of adolescents with same-sex attracted parents comprising of an adolescent-report survey of 10- to 17-year-olds and family interviews with adolescents and their parents. Data were collected in 2012 and 2013 as part of the Australian Study of Child Health in Same-Sex Families.

RESULTS: The findings from qualitative interviews with seven adolescents and responses to an open-ended survey question (n = 16) suggest four themes: perceptions of normality, positive concepts of health, spheres of life (including family, friends and community) and avoiding negativity. The quantitative sample of adolescents with same-sex attracted parents (n = 35) reported higher scores than population normative data on the dimensions general health and family activities within the Child Health Questionnaire (CHQ) as well as higher on the peer problems scale on the Strengths and Difficulties Questionnaire (SDQ). Perceived stigma correlates with lower health and well-being overall.

CONCLUSIONS:Positive health outcomes are informed by the ways adolescents conceptualize health and how they construct their spheres of life. Peer relationships, and community perspectives of same-sex families, inform perceived stigma and its correlation with poorer health and well-being. Although adolescents see their families as essentially normal they are negatively affected by external societal stigma.

A scrivere non è un becero, è Crouch et alt.!

E se lo scrivo io, da lettura (di Crouch e della letteratura scientifica) questa è una ricerca

“con sotto campione di 7 ragazzi sottoposti a domande aperte, 35 ragazzi a questionari CHQ[24], SDQ, fra i 10 e 17 anni, estratti da un campione di convenienza affetto da bias con variabili psicometriche fuori controllo (non stimabili e che influenzano il risultato) che asserisce che i bambini australiani con genitori dello stesso sesso presentano una serie di misure sulla salute maggiori rispetto alla popolazione generale. Lo stigma[25] percepito è associato negativamente alla salute mentale. ”

C’è una ultima importante considerazione prima di proseguire: sia nello studio di Crouch del 2014 (parent-reported…, ovvero la percezione dei genitori 1&2) che in quello del 2015 (The health perspectives…) si confrontano i risultati ottenuti da un campione di convenienza con dataset che sono reale immagine random della popolazione dei ragazzi:  il Child Health Questionnaire (from the Health of Young Victorians Survey, HOYVS e il Strengths and Difficulties Questionnaire (from the Victorian Child Health and Wellbeing Survey, VCHWS. Confrontare risultati di campioni non omogenei (convenienza vs random) in statistica è sempre una operazione ardita se non scorretta[26].

I rilievi dello studio di Mark Loren del 2012 sono dunque confermati nei fatti. Le critiche di George Rekers, risalenti ormai a quindi anni fa rimangono straordinariamente attuali e fresche.

A questo punto è meglio fare un piccolo riassunto:

In  Parent-reported measures of child health and wellbeing in same-sex parent families: a cross-sectional survey, 2014 Crouch et alt. Abbiamo le opinioni sondate con test psicometrici di un campione di 315 genitori 1&2 con tutte le limitazioni esposte.

In The health perspectives of Australian adolescents from same-sex parent families: a mixed methods study:, 2015 Crouch et alt. abbiamo le risposte di 7+35 ragazzi estratti da un sotto campione di un campione con tutte le limitazioni esposte.

Conviene pure leggere alcuni passi di  ACHESS – The Australian study of child health in same-sex families: background research, design and methodology, 2012 Crouch et alt. In questo studio Crouch introduce, spiega, metodologie e strumenti che verranno impiegati nei due studi successivi. Ma non solo: negli abstract generalmente prima di esporre i propri risultati gli studiosi fanno il punto della situazione sulla ricerca. Propongo alcune considerazioni scritte in questo studio da Crouch, non da un “becero o screditato studioso legato all’accademia cristiana.”

  • To date there is no substantial research looking at the health and wellbeing of children residing from birth with gay male parents and conclusions cannot therefore be drawn about their health and wellbeing in this setting. Meglio tradurre, perchè è importante: “Ad oggi non c’è una sostanziale ricerca concentrata sulla salute e il benessere dei ragazi cresciuti fin dalla nascita con genitori gay maschi e non si possono trarre conclusioni sulla loro salute e benessere su questo insieme”. Crouch lo scrive nel 2012, non nel 1972 quando sono iniziate le ricerche sull’omogenitorialità. Nei fatti quello di Crouch è il primo e unico serio tentativo (sulla cui scientificità sono perplesso) di esplorare questa area di ricerca. E fuor di metafora “ cresciuti fin dalla nascita con genitori gay maschi” significa sostanzialmente “figli dell’utero in affitto”. Allo scrivente piace ribadirlo e sarei stato ancor più sodisfatto (sempre da privato cittadino ancora interessato alla cosa pubblica ) se nella lista consegnata ai senatori sulla tabella, colonna risultati, questa importantissima considerazione fosse stata evidenziata. Era ed è importante, perchè i Senatori dovranno decidere anche sulla step child adoption: argomento che, nonostante certa stampa voglia in malafede negarlo, è collegato all’utero in affitto delle coppie omogenitoriali gay.

 

  • “The influence of parental gender and parenting has been another area of enquiry, and in this context Stacy and Biblarz, who reviewed the existing literature in 2001, suggest that, rather than sexual orientation, parental gender may play a role in child health and wellbeing, highlighting research that scores both lesbian and heterosexual mothers better in measures of effective parenting than heterosexual fathers [12]. They argue that mothers are more emotionally invested in raising children than fathers are in general, which has been supported by other authors [41, 42, 43] and includes research by Gatrell (2005, 2010) and Golombok (2010) [40, 44, 45]. The research conducted by Golombok et al. in 1997 suggests that absent fathers may be detrimental to self-rated cognitive and physical competence [46]. One area that many authors are in agreement on however is that there is a lack of research looking at male same-sex parented families [47].”

Ecco, non serve tradurre, ma vorrei far notare alcune cose.

Al di là se abbiano o meno le “capacità genitoriali” emerge che coppie omogenitoriali di femmine e maschi presentano attitudini genitoriali diverse. Il filone “non c’è madre e padre ma figure di contenimento e accoglimento intercambiabili” e “madri e padri sono concetti antropologici” va molto di moda (specie il concetto antropologico) ma è opinione personale che maschi e femmine abbiano in effetti una psiche diversa, che questa diversità sia una ricchezza per la prole. Oltre a considerare le “capacità genitoriali” si dovrebbe tenere a mente questo fattore (ricchezza diversità maschio e femmina) quando si legifera per il bene comune. Se e in che misura la psiche di maschi e femmnine siano diverse e se questa diversità possa essere un valore aggiunto per la prole non ho idea se sia stato evidenziato nel plico di documenti inviato dall’ordine dei psicologi del Lazio ai senatori.

  • Pervade tutti gli studi da 40 anni e viene indicato (dai sostenitori del “no difference”) come unico fattore di rischio. Crouch usa la scala di stigmatizzazione ideata da H. Boss[27] et alt. Esiste anche la rainbow family scale” di C.J. Patterson et alt. Non mi soffermo su come sono state costriute, non lo fa la Romanelli e quindi non lo faccio pure io. Ma è argomento importante e che andrebbe ben spiegato al grande pubblico perchè coinvolge la mentalità con cui questa e la scala psicometrica della omofobia sono state ideate. Tantissime cose da dire e moltissime cose che mi lsciano perplesso[28].

Le altre ricerche straniere proposte da Romanelli sono:

“ la “Research on New Family Forms” di Golombok e Ehrhard (Cambridge e Columbia University), sui padri gay con figli nati da surrocacy tra i tre e gli otto anni; il “New Parents Study” di Lamb (Cambridge), Bos-Gelederen (Amsterdam) e Vecho-Gross (Parigi), che sta osservando lo sviluppo del primo anno di età dei bambini nati da procreazione assistita, sia in famiglie omosessuali che in quelle eterosessuali”

Vista l’età del campione e letto un bando di reclutamento non posso che sottoscrivere i passi che vi ho già citato, in particolare quello della Associazione Culturale Pediatri:

“Sullo stato di salute, in senso globale, di adulti cresciuti da lesbiche o gay sappiamo ancora troppo poco. Abbiamo evidenze solo iniziali.”

Romanelli poi passa in rassegna la ricerca italiana a partire da  Famiglie composte da genitori gay e lesbiche e famiglie composte da genitori eterosessuali: benessere dei bambini, impegno nella relazione e soddisfazione diadica, 2013 Baiocco et alt., ma non avverte i lettori che l’obbiettivo della ricerca non è studiare sul campo le “capacità genitoriali”, ma indagare

l’atteggiamento[29] nei confronti della genitorialità omosessuale in un gruppo di genitori gay (N=16) e lesbiche (N=16) confrontando tale gruppo con genitori eterosessuali (padri=16; madri=16) su variabili quali l’adattamento familiare, di coppia e le percezioni delle proprie competenze genitoriali”[30]

Merita senz’altro un breve commento anche La qualità delle interazioni triadiche nelle famiglie lesbo-genitoriali: uno studio pilota con la procedura del Lausanne Trilogue Play”, in «Infanzia e Adolescenza», vol. 12, n. 2, pp. 113-127..

La Romanelli lo cita nell’articolo perché si sofferma sugli studi italiani. Quello che invece personalmente non capisco è perché mai fra migliaia studi da scegliere l’ordine dei psicologi del Lazio abbia proposto ai Senatori anche questo studio che è pilota, limitato alle coppie lesbogenitoriali, con un campione di 10 famiglie, con figli di età media di 28,3 mesi, focalizzato sul  Losanna Trilogue Play. Il  Losanna Trilogue Play è un gioco strutturato che coinvolge genitori, bambino e misura la capacità di condividere momenti di piacere e di comunicazione.

Certamente è collegato alle capacità genitoriali, ma è anche collegato alla capacità di nonni, zii, fratelli, vicini di casa e babysitter di giocare con bambini piccoli condividendo gioia e comunicazione.

Non è citata invece nell’articolo di Romanelli la ricerca italiana Lesbian Mother Families and Gay Father Families in Italy: Family Functioning, Dyadic Satisfaction, and Child Well-Being[31] di Baiocco et alt. 2015. Dopo averla letta la mia personale opinione è che l’unica cosa che si può scientificamente affermare sulla prole è che i genitori omosessuali appartenenti a un campione di convenienza (32 da Famiglie Arcobaleno, 8 indicati da Famiglie Arcobaleno) ed eterosessuali (40) hanno la stessa percezione del benessere dei figli misurato con questionari SDQ e ECR.

Baso la mia opinione sul fatto che hanno risposto padri, madri, genitori 1&2 sul benessere  psicofisico dei figli:

 

“The participants were administered self-reports, in order to investigate the dyadic relationships, family functioning, and emotional and social adjustment of their children”.

Chiara Lalli[32] e la genitorialità condominiale

Siamo ai passi finali della ri_lettura critica dell’articolo della Romanelli, e qui il mio stato emotivo vira da molto perplesso a intellettualmente ostile[33]. Non viene citato uno studio, ma il libro di Chiara Lalli: “Buoni genitori”dedicato alle nuove famiglie. Copio e incollo un passo significativo della recensione del sito dell’Unaar.[34]

“..un esempio italiano di coparenting, rappresentato da una famiglia composta da una coppia gay, una coppia lesbica, due bambini figli di uno dei due partner e di una delle due partner, più una figlia frutto del precedente matrimonio etero di una delle due donne. “

Osservazioni:

  1. se è (solo) l’amore che crea una famiglia e fai una legge sulle unioni civili basata sull’articolo 2 della Costituzione allora logica vuole che si estenda questo istituto giuridico alle unioni poliamore. Se un principio vale per una coppia allora, per principio appunto, deve valere per trii, quaterne etc. etc.
  2. non discuto sulle capacità genitoriali di questa nuova famiglia, sono affari loro: ma se questo è un modello di normalità proponibile e normabile per legge in virtù del principio “(solo) l’amore crea una famiglia” allora mi aspetto che l’ordine dei psicologi del Lazio emetta una noticina sul fatto che bambini con due papà, due mamme, otto nonni, tre mamme e due papà segnatamente alla figlia del precedente matrimonio etero, otto o dieci nonni non siano a rischio di un sano e robusto stato confusionale sulle figure di accoglimento e contenimento.

Proprio così: non ci sono più mamme e papà ma figure di accoglimento e contenimento intercambiabili. Sospetto che il dott. Lingiardi sia d’accordo con questa affermazione, ma non posso scientificamente provarlo: non ho letto i suoi libri.

Andrea Pinato Twitter: @PinatoAndrea

PS:

Perchè proprio l’articolo di Eugenia Romanelli?

Ho iniziato a leggere questi studi verso dicembre 2015 e facendo ricerche nel web mi sono imbattuto in moltissimi articoli di taglio giornalistico. Rimasi colpito da un particolare: sembravano tutti discendere da uno stesso pezzo, quasi fossero dei “sinottici”. Questo articolo è più che sinottico: è stato riproposto tale e quale su più siti e per questo l’ho scelto.

Comunque, spero sia chiaro, non ho la pretesa di dare “lezioni”: ho solo cercato di esporre le ragioni delle mie perplessità su “cosa dicono davvero gli studi mondiali “.

Immagino di non esser il solo ad averle e questo non fa di me un “becero” .

[1]        Esula dallo scopo dell’articolo, ma non posso esimermi dall’esprimere un netto giudizio: chi racconta la gestazione per altri (eufemismo politicamente corretto dell’utero in affitto) a bambini con favolette illustrate non li informa sulla natura ma compie un sopruso. Al bambino viene subdolamente veicolato il messaggio che sia una normale variante della maternità quando invece nei fatti è un contratto fra adulti. Contratto su cui i genitori hanno il diritto e sacrosanto dovere di esprimere una valutazione etica di bene o male e trasmettere questo giudizio ai propri figli. Qui non sono in ballo valori condivisi del civico convivere di cittadini: nessuna scuola, nessuna organizzazione pro LGBT pur dotata di bollino blu dell’UNAR o chicchessia può manipolare per i propri scopi politici i bambini o far fuori i genitori dalla scelta dei valori di vita che vogliono comunicare ai propri figli. A questo sopruso si DEVE reagire con qualsiasi mezzo, fosse anche la disobbedienza civile con tutti i rischi che potrebbe comportare in futuro specie se il DDL Scalfarotto fosse convertito in legge.

[2]    Non li ho contati e sull’abstract non è riportato un numero: mi fido dell’informativa ai senatori: “Lo studio ha esaminato migliaia di articoli peer- reviewed sulla genitorialità di persone dello stesso sesso e le citazioni dei lavori da parte di altri ricercatori”

[3]    https://it.wikipedia.org/wiki/Revisione_paritaria

[4]    America Psychological Association, e in particolare il APA Lesbian, Gay, and Bisexual Concerns Office, l’ APA’s Committee on Lesbian, Gay, and Bisexual Concerns, e Society for the Psychological Study of Lesbian, Gay, and Bisexual Issues (APA Division 44).

[5]    E questa mancanza è drammaticamente vera ed evidente per i figli dell’utero in affitto.

[6]    Bias: pregiudizio. Nel caso specifico la propensione dei campioni statistici che si autoselezionano mediante l’adesione volontaria a presentare un quadro ottimistico. Il bias è anche individuabile quando dei questionari sono somministrati a gruppi diversi sullo stesso oggetto di ricerca: ad esempio i punteggi SDQ sui ragazzi divergono quando le valutazioni vengono fatte dai ragazzi, dagli insegnanti, dai genitori: un esempio lo trovate qui: http://www.sdqinfo.com/norms/AusNorm2.pdf

[7]    professore di sociologia dell’ Università di Austin (Texas of University)

[8]    Come sarebbe stato intellettualmente gradito che la dr.ssa Paola Biondi, curatrice finale della  rassegna stampa inviata ai senatori, avesse indicato eventuali studi peer review a ulteriore conferma del suo personale giudizio sulla validità di questi studi.

[9]    Patterson, C.J. (2005) Lesbian & Gay Parenting, APA’s Committee on Lesbian, Gay, and Bisexual Concerns

(CLGBC), Committee on Children, Youth, and Families (CYF), and Committee on Women in Psychology

(CWP).

[10]  E visto che mi sono tolto momentaneamente i guanti segnalo che lo statuto di Famiglie Arcobaleno, articolo 3 capoverso j recita: “ideare, sostenere, promuovere, organizzare e finanziare direttamente o indirettamente attività scientifica, seminari, corsi di ogni genere, manifestazioni culturali ed artistiche, ricerche ed attività di studio nonché mostre stabili o periodiche, convegni, meeting, pubblicazioni, espressioni pubblicitarie ed altre iniziative connesse;”

[11]  Federico Ferrari, Psicologo psicoterapeuta familiare, ha posto la sua firma su un documento inviato “Alle e ai responsabili, alle e agli insegnanti degli asili nido e delle scuole dell’infanzia Alle direttrici e ai direttori, alle maestre e ai maestri delle scuole elementari” in cui si denuncia che la “La festa della mamma e la festa del papà” ..” è un rituale educativo che perpetra le premesse di una sola forma di relazione famigliare possibile, inserendosi quindi nell’insieme delle pratiche sociali che dalla più tenera età vanno a strutturare il pregiudizio eterosessista ed omofobico.”. Il documento è scaricabile su: http://www.famigliearcobaleno.org/userfiles/file/Lettera%20agli%20Educatori%20da%20psico(1).pdf

[12]  Abstract: riassunto o presentazione di uno studio scientifico. Solitamente vengono indicati contesto socio culturale (background), metodi (methods), risultati (results), limiti della ricerca (limits), conclusioni (conclusions), parole chiave (keywords)

[13]  “Con l’ordine del Lazio siamo in stretta collaborazione, e conoscevamo da tempo il contenuto del dossier che sarebbe stato presentato al Senato: da diverso tempo stiamo lavorando sulle questioni LGBT”Nella stessa intervista che trovate qui si trovano le considerazioni su radici e identità

[14]  http://www.acp.it/2016/05/pediatri-acp-unioni-civili-vicini-a-tutte-le-famiglie-nellinteresse-del-bambino-9680.html

      http://www.famigliearcobaleno.org/it/news/news54/

[15]  DR Simon Crouch, University of Melbourne.

[16]  Le sottolineature sono del sottoscritto

[17] dabase Health of Young Victorians Survey, HOYVS per la misura psicometrica CHQ e victorian Child Health and Wellbeing Survey, VCHWS per la misura psicometrica SDQ

[18]  Pagina 4 tabella 1di:  Parent-reported measures of child health and wellbeing in same-sex parent families: a cross-sectional survey

[19]  ART: Assisted reproductive technology (ART) ovvero Fecondazione artificiale

https://it.wikipedia.org/wiki/Procreazione_assistita

[20]  Surrogacy ovvero Surrogazione di maternità

https://it.wikipedia.org/wiki/Surrogazione_di_maternit%C3%A0

[21]  Eugenia Romanelli considera i padri con la pratica dell’utero in affitto dei rivoluzionari:

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/03/famiglie-arcobaleno-i-veri-rivoluzionari-sono-i-nuovi-padri/2689930/

[22]  E forse nemmeno da Crouch.

[23]  Ho controllato Wikipedia alla voce “studi omogenitoriali”: il paragrafo che parla delle ricerche di Crouch è scandalosamente approssimativo e fuorviante.

[24]  Lo potete scaricare qui: https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwiP9YCIoofNAhXOhRoKHUdwAnsQFggtMAA&url=https%3A%2F%2Fwww.healthactchq.com%2Fsurvey%2Fchq&usg=AFQjCNH99tKK1XxlCN_vBN6gW5BPxCBziQ&bvm=bv.123325700,d.d2s

[25]  L’argomento stigma meriterebbe un articolo a parte. Ho già esposto il mio punto di vista sulla misura psicometrica dell’omofobia proposta dallo studio Italian Validation of Homophobia Scale (HS), 2015 di Ciocca et alt.

[26]  Voi vi fidereste di uno studio sulla percezione del buon governo di Renzi con un campione di convenienza, volontario, selezionato fra i partecipanti alla Leopolda con questionari preparati da sondaggisti renziani? Secondo voi corrisponde alla percezione del livello di buon governo dell’intera popolazione con diritto di voto? E se ce ne fossero migliaia di studi condotti con la stessa metodologia cambiereste opinione? A studi così voi dareste la patente di “scientificità”?

[27]  Vedi grafico pagina 8. Le madri sperimentano lo stesso tipo di “stigma” dei ragazzi, vedi nota 27.

conviene però anche citare alcuni passi contenuti di questo documento: “However, research conducted among young adults who grew up in a lesbian mother family in the United Kingdom has found that as children they were no more likely than the children of a heterosexual mother to have been teased or bullied by peers (Golombok, 2000; Tasker & Golombok, 1997). Vanfraussen et al. (2002) reported that children in lesbian families were not frequently more teased than children in heterosexual families in terms of their clothes, and physical appearance; however, family-related incidents of teasing were only mentioned by children from lesbian families.”

Da tenere bene in mente! Esiste una reale emergenza omofobia nelle scuole? Serve veramente il “piccolo uovo?”

[28]  Un esempio è lo studio: Dutch adolescents from lesbian-parent families: How do they compare to peers with heterosexual parents and what is the impact of homophobic stigmatization? In particolere invito a riflettere sulla tabella 3 pag. 70. Certo, l’Olanda non è l’italia. Ma comunque è una indicazione preziosa

[29]  Il sottolineato è mio

[30]  Uno dei problemi degli articoli di stampa e web è che propongono una infinita sequela di titoli. Sono tutte ricerche rispettabilissime, che rispondono ai criteri di un documento che debba passare il “peer review”. Ma il problema è questo: si fa presto ad arrivare a un numero di 65 (prima lista studi famiglie arcobaleno), 70 (lista senatori), 73 (lista what we know project) e migliaia (Adams) se nel mucchio si mette tutto quello che genericamente è riferito alla genitorialità e un esempio è questo articolo: compare anche nella lista consegnata ai senatori. Se ci focalizziamo solo ed esclusivamente su studi che indagano sul benessere dei figli con campioni “ragionvolmente” ampi la numerosità degli studi candidati a esser presi in considerazione cala drasticamente.

[31]  Non è nell’articolo ma è presente nella lista dei Senatori

[32]  https://it.wikipedia.org/wiki/Chiara_Lalli

[33]  Ostile a livello 5 su una scala likert. E’ per sdrammatizzare, ma raccomando al lettore sempre la massima prudenza nel considerare gli strumenti psicometrici. Quantificare scientificamente stati emotivi è impresa ardua e le problematiche epistemologiche fioccano che il buon Dio la manda. E’ una tematica fondamentale: in che misura e come sia possibile otterere informazioni “scientifiche”, ovvero conformi al metododo scientifico, in sociologia e psicologia è un problema aperto.

[34]  E  quando leggo unione atei agnostici e razionalisti mi vien da piangere perché quella è la parrocchia da cui provengo: per gran parte della mia vita io sono stato ora ateo, ora agnostico. Quanto a razionale spero di esserlo ancora: almeno ci provo.

Andrea Pinato

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