Nuova categoria di medici, gli specialisti in morte.

Nuova categoria di medici, gli specialisti in morte.

I ginecologi sono specializzati nell’aiutare a venire alla vita, per loro l’obiezione di coscienza sull’aborto è inviolabile.

La soluzione è un’altra, creare una categoria di medici specializzata nel dare la morte. Solo in quel caso le obiezioni sarebbero inaccettabili.

Il 28 febbraio è stato pubblicato sul Corriere della Sera l’articolo “Aborto: l’obiezione e la coscienza“, un reportage sull’elevata percentuale di obiettori di coscienza nelle strutture sanitarie pubbliche.

L’articolo si apre con il riferimento ad un’iniziativa del gruppo attivo su Twitter con l’hashtag  #ObiettiamoLaSanzione, una realtà che si è formata in opposizione alle recenti sanzioni economiche varate nei confronti dell’aborto clandestino. Il gruppo in questione ha anche scritto su tale argmento una lettera aperta all’On. Laura Boldrini, Presidente dell’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità, redatta da 13 firmatarie (tra giornaliste e attiviste) e un sito.

Il riferimento ad una campagna su Twitter e ad una lettera aperta firmata da 13 persone, appare oggettivamente debole all’interno dell’inchiesta e costituisce poco più che uno spunto di colore per l’apertura dell’articolo, un incipit che mostra l’orientamento della testata.
A seguire vengono riportate diverse opinioni sull’argomento supportate da quattro interviste in video di cui tre critiche verso l’obiezione e una a favore. Da esse emerge una critica generalizzata verso gli obiettori di coscienza che vengono accusati dagli intervistati di accampare argomenti pretestuosi. Tra gli obiettori appare invece diffusa una tendenza alla riservatezza e a non parlare degli argomenti dei non obiettori.
Curiosamente la prima intervistata, un medico non obiettore, nasconde il proprio volto, per quale motivo dato che in Italia non si corre  alcun rischio a dichiararsi abortisti?
Nel video sono evidenti le accuse agli obiettori di essere in malafede, accuse riportate anche da un secondo non obiettore intervistato:
Ben altro emerge invece dalle dichiarazioni dell’unico obiettore intervistato:
Di particolare rilievo le cause riportate su uno dei nuovi motivi per cui l’obiezione è in aumento:
Grazie ai progressi nelle tecniche ecografiche, quello che avviene nell’utero è sempre più chiaro a chi sta dall’altra parte del monitor. Il ginecologo, più che il medico della donna, diventa il medico del feto; e il feto, più che un feto, un bambino. E così l’ivg diventa una procedura sempre più sgradita.
Insomma l’obiettore si accorge, grazie alla tecnologia, che quello che va ad eliminare non è un oggetto ma un bambino.
Ma il problema sembra essere la tecnologia, non la verità che essa mostra.
E infatti la bioeticista Chiara Lalli vorrebbe la fine della possibilità di obiettare:
«Agire secondo coscienza è un diritto. Ma esistono anche gli obblighi professionali», avverte Chiara Lalli, filosofa e bioeticista che ha dedicato diverse pubblicazioni al tema dell’aborto. «Si diventa ginecologi per libera scelta – aggiunge – e non per costrizione. In casi simili è legittimo appellarsi alla coscienza per sottrarsi a una parte del proprio lavoro?»
Alla filosofa va fatto notare che si diventa ginecologi per far nascere bambini non per farli a pezzi, e che quindi l’obiezione è più che lecita e il diritto di esercitarla non può essere violato.
Semmai, secondo la logica, dovrebbe essere istituita una nuova specializzazione medica la “necatologia” nella quale dovrebbero confluire tutti coloro che si vogliono specializzare nel dare la morte, gli abortisti e, in un futuro prossimo, gli esecutori di eutanasia.
Allora, e solo allora, sarebbe inaccettabile l’obiezione di coscienza.
Enzo Pennetta

Sorgente: Una proposta a Chiara Lalli: create una nuova categoria di medici, gli specialisti in morte.