Notorietà

Non ultimo dei motivi per cui una persona viene spinta verso il terrorismo è il desiderio di notorietà, un desiderio che può essere spasmodico.
“Il sogno di molti è essere conosciuti da tutti, ma per essere conosciuti da tutti occorre essere molto bravi in qualcosa: vincere le Olimpiadi, scrivere un best seller, raggiungere il red carpet o almeno andarci vicino. Fare qualcosa di insolito e metterlo su You Tube: possiamo aggiungere You Tube al novero delle narrazioni.

Avere commesso un crimine particolarmente creativo e soprattutto di risoluzione non troppo scontata, per cui non solo si finisce in prima pagina ma ci si resta per un certo periodo, e si conquistano i talk show.
Consigliata una situazione che permetta colpi di scena.

Andare al «Grande Fratello» è la migliore scorciatoia per la notorietà.
Possiamo chiederci perché così tante persone guardino i reality.

I reality, come i social network, sono epifenomeni. Cioè sono sintomi. Mi spiego: il fenomeno è che l’auto non ha benzina, l’epifenomeno è che si accende la spia della riserva, la conseguenza che la macchina si ferma. Se ignoro che va messa benzina nell’auto, concluderò che tutte le volte che l’auto si ferma è perché si è accesa la spia rossa. Confondiamo gli epifenomeni con i fenomeni. Il fenomeno è la mancanza di segni di affiliazione al gruppo, anzi la mancanza di affiliazione al gruppo. Dispersi nel relativismo, senza miti condivisi, senza riti, senza un accidenti di niente, restano solo piercing, tatuaggi, reality e social network a creare in una persona giovane che non abbia ancora una vita strutturata, l’illusione di un gruppo di appartenenza e di condivisione. In 1984, oltre alla corretta rappresentazione del potere dittatoriale che perde entità fisica, troviamo la descrizione del bispensiero (già accennata con leggerezza da Andersen in I vestiti nuovi dell’imperatore).

Come spiega Edith Stein, morta ad Auschwitz, convertita al cattolicesimo e suora carmelitana con il nome di Suor Teresa della Croce, la tragedia dei totalitarismi non è solo la perdita della libertà, ma la perdita dell’anima. La perdita dell’individuo. Perdendo la religione ebraico-cristiana, abbiamo perso il suo dono più grande: l’anima, il senso dell’individuo unico e irripetibile. E in grado, solo contro tutti, di dire la verità. La verità vi renderà liberi.

Combatti fino alla morte per la verità e Dio combatterà per te. Annientata l’etica biblico-evangelica sono rimasti a battersi per la verità Gandalf e Harry Potter, che avvertono del pericolo incombente, che tutti negano.

L’imperatore è nudo, ma potrebbe ancora salvarsi, se recuperasse l’orgoglio della propria storia e della propria etica.

Altrimenti dal bispensiero, passando arditamente per il pensiero debole, siamo arrivati direttamente al non pensiero. Nelle facoltà di antropologia, cattedratici pagati con il denaro dei contribuenti spiegano come sia un errore giudicare l’infibulazione, la laèidazione e lo sterminio degli infedeli, essendo sbagliato criticare una pratica di altri popoli.

Sessant’anni fa dalle stesse cattedre, sempre con i soldi dei contribuenti, spiegavano come fosse necessario allontanare dalle scuole quelli che si chiamavano Levi, Frank e Einstein.”

da La realtà dell’orco ed Lindau
Silvana De Mari