Norvegia, Francia, nuove terre di conquista

Oslostan. I norvegesi minoranza a casa loro.

by Max Ferrari

Il norvegese “buono” è percepito come debole, perdente, e questo impedisce anche la famosa integrazione, perché nessun immigrato è invogliato a diventare un perdente.
Quasi 200 anni fa, il 17 maggio 1814, la Norvegia si liberava dal giogo danese e conquistava l’indipendenza di cui va fiera, ma che oggi è minacciata da un nemico interno inaspettato e subdolo: l’islamismo radicale.
Chi pensa al paese come al sereno regno delle foreste e dei fiordi non potrà credere che l’anno scorso uno dei tanti gruppi estremisti che spadroneggiano ad Oslo ha scritto una chiara lettera ai rappresentanti del governo minacciando attentati “stile 11 settembre” se non si fosse provveduto a creare uno stato islamico nei quartieri di Oslo Est dove gli immigrati sono maggioranza e dove par di essere in Pakistan o a Mogadiscio pur essendo ad un chilometro dal palazzo del Parlamento.
“Noi non vogliamo essere parte della società norvegese né condividere le vostre tradizioni impure- scrivono gli estremisti-.ma neppure vogliamo andarcene. Dateci il controllo della zona est prima che la nostra pazienza finisca”.
Il governo, di fatto, ha ceduto perché la polizia è stata istruita a “non provocare” e la pace sociale, per ora, viene mantenuta con palate di denaro pubblico versate agli stranieri sotto forma di ricchissimi sussidi e concessioni di ogni tipo.
Basti pensare che quest’anno a Oslo a presiedere l’organizzazione della Festa Nazionale è stato designato un politico di origini pakistane che dirige il potentissimo “Centro Norvegese Anti-Razzismo”, ma fino a pochi anni fa era a capo del “Consiglio Islamico Norvegese” e fece scalpore perché rifiutò di criticare la pena di morte per gli omosessuali e le teorie antisemite di alcuni predicatori che esaltavano l’Olocausto.
Cose che a un norvegese sarebbero costate la carriera, ma a lui no. D’altra parte anche la giovanissima ministro della cultura ha origini pakistane e la sinistra non fa che ripetere che la “nuova Norvegia” è in debito con queste persone che la arricchiscono culturalmente e dal punto di vista economico.
Non la pensano così gli esperti di economia e i giornalisti del quotidiano finanziario Finansavisen che hanno dimostrato che i soldi pubblici sborsati per gli immigrati non sono nemmeno lontanamente ripagati dalle tasse versate da quelli di loro che lavorano.
Lo stesso giornale ha poi osato l’inosabile e qualche giorno fa ha fatto una grande inchiesta titolata: “Vita da minoranza etnica”.
Sembrava la solita brodaglia di sinistra dove si raccontano i problemi dei “poveri” immigrati pakistani, ma era l’esatto contrario: la minoranza sottomessa e in via d’estinzione di cui si parla sono i norvegesi residenti nei quartieri operai e piccolo borghesi.
I ragazzi intervistati raccontano che a scuola sono sistematicamente aggrediti e che i professori, terrorizzati e minacciati, ordinano di non rispondere spiegando che non è possibile condannare gli stranieri traumatizzati da un passato di povertà e guerra.
“Ma quale guerra- dice Marius- se sono nati qui e i loro genitori arrivano dal Pakistan e dal Maghreb dove non c’è stato nessun conflitto?”.
“Loro si muovono in gruppi di fratelli, cugini, parenti -dice Andreas- noi siamo soli”.
Il norvegese è percepito come debole, perdente, sottomesso e questo impedisce anche la famosa integrazione, perché nessun immigrato è invogliato a diventare un perdente.
“Le nostre ragazze -spiega- sono disprezzate e usate come oggetti, ma preferiscono gli immigrati perché sono forti, arroganti, non lavorano ma hanno belle macchine e tanti soldi da spendere dati dallo Stato o proventi di attività illegali”.
Marius spiega che, per un maschio, l’unico modo per sopravvivere è integrarsi, ma al contrario: “Occorre andare male a scuola, limitare il vocabolario, imitare i loro errori grammaticali e di pronuncia e mettersi a servizio. Molti si convertono all’islam, ma può non bastare”.
Esagerazioni? Affatto (il sottoscritto aveva già raccontato queste cose 15 anni fa su questo giornale) e la prova arriva da un altro quotidiano, il moderatissimo e popolarissimo Aftenposten che racconta la “fuga” di Patrick Aserud un insegnante che dice:
"Non lascerò che i miei figli crescano qui. Non oso farlo. E’ diventato difficile essere un Norvegese autoctono a Groruddalen. Vi sono enormi problemi di comunicazione, e oltre a ciò c’e’ una pressione affinché noi ci adattiamo alle loro norme.”
"Ci sono asili nido dove quasi nessuno dei genitori parla Norvegese, e ci sono scuole dove i bambini vengon minacciati di essere picchiati se portano salame a scuola per pranzo”.
"Le ragazze vengono prese di mira per il solo fatto di essere bionde, e si tingono i capelli di nero per integrarsi. E’ particolarmente pericoloso essere gay a scuola, o ateo, e soprattutto Ebreo. Che possibilità abbiamo di creare un buon ambiente in una situazione del genere?" chiede Aserud.
"Avevo un atteggiamento positivo e ottimista – prima. Ma e’ stata superata una soglia insuperabile. Molte persone penseranno che io sia intollerante e non in linea con la ‘Nuova Norvegia’.Se e’ questo il caso, allora ci sono molti fra noi a non essere in linea”.
Conclude amaramente Andreas che spiega che il nonno combatté nella resistenza contro i nazisti e si chiede: “che senso ha avuto cacciare i tedeschi per finire sotto gli islamici? Cosa direbbe il nonno se vedesse come è finita la nazione che ha liberato e se vedesse suo nipote ridotto a minoranza in casa propria?”
Andreas non lo sa ma lui e gli altri che si fanno queste domande sono l’embrione di una nuova Resistenza.
Max Ferrari
Max Ferrari | 20 maggio 2013 alle 19:23 | Etichette: immigrazione, islam, Norvegia | Categorie: Max-Ferrari | URL: http://wp.me/p2t7xv-54

per quanto riguarda la Francia è estremamente interessante il libro France Orange Mecannique, che, benchè sia ij testa alle classifiche dei saggi in Franckia non viene tradotto in Italia e non è nemmeno scaricabile in e-book.
segue.
sdm