never complain, non lamentarti mai

Le osservazioni di molti autori su quanto emozioni e stati mentali siano contagiosi, fatte per via sperimentale ed empirica, sono tutte confermate dalle recenti scoperte delle neuroscienze sui neuroni a specchio, particolare tipo di cellula nervosa che ci permette di imitare e anche di comprendere le azioni altrui.
Questa è un’affermazione facilmente verificabile: la felicità e l’infelicità tendono ad essere contagiose, non lo sono sempre, certo, e mai per tutti nello stesso istante e nella stessa situazione, ma è una tendenza che può essere forte.
La felicità si contagia con estrema difficoltà in alcune situazioni, vedere qualcuno lieto e giulivo quando la disperazione ci riempie, può peggiorare il nostro stato; con notevole facilità in altre, per esempio quando ci sia una condivisione: vittoria della nazione, almeno della nazionale, concerto, cerimonia religiosa soprattutto se in luoghi particolari. Nel giro di un paio di ore, lo stato mentale può ribaltarsi, passare dal progettato suicidio all’euforia.
La depressione si contagia benissimo. L’insoddisfazione anche.
Il “contagio” avviene attraverso linguaggio verbale e non verbale.
Da questo si deduce anche il comandamento numero 11: non lamentarsi mai.
Sono assolutamente certa che Dio, nella sua infinita misericordia, perdonerà i malvagi, ma non è gratis nè automatico: bisogna pentirsi e farlo sul serio. Non sono così certa per i lagnosi. Il lagnoso è cosciente di fare il male, ma non se ne pente mai: lui è la vittima.
Il lagnoso è un buco nero. Distrugge la tua gioia di vivere senza guadagnarci nulla, ma al contrario per rimetterci. Non solo riempie di lamentele il disgraziato interlocutore, dannando quest’ultimo, ma peggiora anche lo stato mentale del lagnoso. I lagnosi sono individui che fanno stare male tutti per stare sempre peggio loro, che moltiplicano all’infinito i pesci e i pani del loro scontento: che ce ne sia sempre per loro e per tutti gli altri, tutti, a dismisura. Istruzioni per rendersi felici: smettere ora e per sempre di lamentarsi. Qualsiasi sia l’argomento. Parliamo solo di benessere e abbondanza: renderemo per contagio tutti più felici, gli altri ci restituiranno la felicità per contagio e la luce aumenterà, come un raggio di sole riflesso all’infinita tra due specchi.
Facciamo un esempio. Sono uscita di casa e incontro la signora Martina. La signora Martina è una persona educata e mi chiede come va e io me ne sto lì per mezz’ora a dire: ecco vede, una cosa terribile, tutte le mattine quando mi alzo il ginocchio destro non tiene, e poi un male porco, una specie di scossa elettrica. Ma lei si rende conto: male porco, scossa elettrica, ginocchio che non tiene…
Aveva solo chiesto come va, povera donna, è una signora educata. Io le ho vomitato addosso scontento e sconforto a vagonate. Inoltre, in tutto questo sproloquio, la mia attenzione è stata concentrata sul dolore al ginocchio; e, per un effetto descritto dalle neuroscienze come effetto nocebo, la stessa cosa ma in negativo del cosiddetto effetto placebo, il mio dolore al ginocchio è strepitosamente aumentato.
Quindi, da capo: incontro la signora Martina che mi domanda come vanno le cose. Un ginocchio mi fa male, è vero, ma l’altro ginocchio. i gomiti. le mani, la testa e la schiena non mi fanno male. Quindi: rispondere che va piuttosto bene non è una menzogna, non lo è mai. C’è sempre almeno una cosa che sta funzionando, altrimenti non saremmo vivi. Quindi risponderò che va bene, che ieri ho visto un bellissimo film e, nel descrivere il film, produrrò un po’ di endorfine, così che il dolore al ginocchio diminuisca. Che il ginocchio non mi tiene, mi fa male al mattino e a volte sembra avere scosse elettriche lo vado dire l’ortopedico: non mi sto lamentando, sto risolvendo il problema: è diverso.
Silvana De Mari 

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