nazismo islamico

Perché il nazismo tedesco indigna e quello islamico e palestinese no?

 

 

 

De-nazificare il mondo arabo
Analisi gi Giovanni Quer
 

Il Gran Mufti di Gerusalemme al Husseini con Hitler, Berlino 1944

Dalle truppe nazi-musulmane Handzar al nazionalismo arabo I legami tra Islam e nazismo sono da alcuni considerati come funzionali alla convergenza tra antisemitismo e interesse anti-sionista (1), mentre solo di recente nuove analisi storiche precisano le affinità ideologiche tra nazionalismo pan-arabista, islamismo e nazismo (2).
Nell’interpretazione funzionalista, Hajj Amin al-Hussayni aderì all’Asse per combattere gli ebrei in Palestina. Questa tesi è tuttavia discutibile se si tiene conto di tre altri fattori: la fascinazione per il nazi-fascismo che ha influenzato il movimento pan-arabista, il ruolo attivo nel reclutamento di truppe musulmane per le SS e l’ammirazione per l’Islam che si stava diffondendo nella letteratura nazista. Due figure principali simboleggiano l’unione nazi-islamica: il Gran Muftì di Gerusalemme Hajj Amin al-Hussayni e Heinrich Himmler. Hajj Amin, Rashid Ali e le SS musulmane Il Gran Muftì di Gerusalemme Hajj Amin al-Hussayni, nominato dai britannici che dividevano le cariche con la famiglia rivale dei Nashashibi, aveva stretto i primi rapporti con i nazisti nel 1933, attraverso il console tedesco pro-nazista a Gerusalemme, Heinrich Wolff, dal quale di era fatto promettere l’impegno tedesco ad ostacolare il progetto sionista.
Italia e Germania nazista non sostengono ufficialmente l’organizzazione del Gran Muftì fino allo scoppio della Guerra, quando Hajj Amin è costretto a riparare dapprima in Libano e poi in Iraq per le rivolte anti-ebraiche e anti-britanniche del 1936-1939. Proprio in Iraq viene a definirsi la sua influenza politica, che esercita per diffondere l’ideologia nazi-fascista tra gli ufficiali iracheni nazionalisti. Tra questi vi era anche Rashid Ali, che si distinse non solo per la partecipazione al colpo di stato nazionalista del 1941, ma anche per la diffusione dell’antisemitismo, grazie anche alla stampa del Mein Kampf in arabo sovvenzionata dal consolato nazista, che portò al ‘ farhud ‘, il progrom di Baghdad nel giugno 1941.
Hajj Amin si diresse verso l’Italia, stringendo i rapporti con Mussolini, e poi in Germania, dove si era inserito negli ambienti delle gerarchie naziste. In segno di gratitudine per l’aiuto che gli era concesso, Hajj Amin si prodigò a reclutare giovani musulmani per le SS. A questo scopo soggiornò in Bosnia, per aiutare i nazisti a formare le truppe Handzar, 13a divisione di fanteria alpina delle SS, unico reparto di non-tedeschi (ad esclusione delle truppe Ustasha) nelle Schutzstaffel. La sua propaganda era arrivata ai popoli musulmani della Russia Sovietica, che accorsero fino dalla Cecenia e dall’Uzbekistan al richiamo del jihad nazista. La sua dedizione alla causa nazista si dimostrò anche quando si oppose in due occasioni al trasferimento di bambini ebrei dalla Croazia e dalla Bulgaria in Turchia, impedendo che potessero salvarsi arrivando in Palestina. Himmler, Hitler e l’Islam
I contatti con Hajj Amin, la vicinanza politica con il nazionalismo pan-arabo e le prodezze delle divisioni musulmane delle SS svilupparono in Himmler e in Hitler una notevole ammirazione per l’Islam. Hitler vedeva l’Islam come alleato politico nella lotta contro il "contagio ebreo" e "l’ateismo marxista", come testimonia il suo testamento politico, mentre Himmler riconosceva nella religione islamica un apprezzabile potenziale ideologico convergente con il nazismo. L’impostazione ideologica di Himmler era funzionale alla creazione di impavidi guerrieri, per i quali la vita e i valori dell’umanità si dissolvevano nella realizzazione del progetto di dominio della razza ariana. Il suo scopo era annientare l’umanità che c’era in ognuno di loro, rendendoli pronti a morire per una causa superiore, il trionfo dello spirito germanico.
Nell’elaborazione del suo pensiero, Himmler è rimasto affascinato dall’impavido impegno in battaglia dei musulmani, individuando nel jihad e nel martirio l’essenza del guerriero che combatte per uno scopo meta-storico. Nazional-socialismo e nazional-islamismo:Il fallimento della de-nazificazione
 I legami diplomatici tra nazionalisti arabi e nazisti erano talmente consolidati che molti criminali di guerra nazisti, aiutati dalla rete ODESSA, trovarono rifugio in Siria e Egitto, dove continuarono la loro opera antisemita come consiglieri per la propaganda anti-sionista. È il caso di Johann von Leers, che assieme ad altri criminali nazisti divenne consigliere di Gamal (abd al-) Nasser e di Sadat, diffondendo le idee anti-semite nella propaganda anti-israeliana – persino i sovietici si infastidirono dell’apertura egiziana ai criminali nazisti, ma chiusero un occhio sul loro impiego nei ministeri di informazione e propaganda (3).
La tradizione antisemita islamica si è rinvigorita prima con l’antisemitismo ottocentesco sostenuto dalle traduzioni degli arabi cristiani e poi grazie alla propaganda nazista. Gli effetti pervasivi del nazismo nel nazionalismo arabo-islamico sono oggi ancor più evidenti dopo che i partiti islamici si stanno insediando al potere nella successione di regime per le rivoluzioni della primavera araba. Questo elemento è da alcuni ignoto e da altri trascurato, nella faziosa convinzione che il risentimento anti-israeliano per la questione palestinese sia la causa dell’anti-sionismo.
Nonostante i rapporti di intelligence degli anni ’50 e ’60 informassero America, Francia e Gran Bretagna della diffusione dell’antisemitismo nazista in Egitto, Siria, Iraq, e fino al Sudafrica, ad opera dei criminali nazisti fuggiti alla giustizia, non si è voluto continuare l’opera di de-nazificazione oltre confini europei. Così, l’antisemitismo nazista è rimasto attivo nel mondo arabo-islamico per decenni e ritorna ora al potere.

 (1) Renzo De Felice. Il Fascismo e l’Oriente: Arabi, ebrei e indiani nella politica di Mussolini. Bologna: Il Mulino, 1988
(2) Jeffrey Herf. Nazi Propaganda for the Arab World. New Haven: Yale University Press, 2009- anche in traduzione italiana.
 (3) Kurt P. Tauber. Beyond Eagle and Swastika: German Nationalism since 1945. Middletown (CT): Wesleyan University Press (2 vol.), 1967. —

Giovanni Quer

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