matrimoni combinati.

Ringraziando la primavera araba e tutti coloro che l’hanno sostenuta, dal presidente Obama ai nostri Monti e Napolitano, ora finalmente anche in Tunisia e Egitto stiamo eliminando il matrimonio per scelta a favore di quello combinato, meglio che se con donne molto giovani, così che non abbiano ancora avuto tempo di perdersi , e raccomanda l’età di 12 anni.

Evviva.

Matrimoni combinati e delitto d’onore.

Sono sempre più numerose le giovanissime donne ammazzate in Europa, e di migliaia ormai di donne e giovanissime donne quando non ragazzine, che in Italia non sono state ammazzate perché hanno chinato la testa davanti alla barbarica usanza di un matrimonio stabilito da altri, un matrimonio all’interno della propria religione, una religione crudele e ottusa che vieta alle proprie figlie di disporre di sé. Ho ricevuto un post qualche anno fa di una signora italiana sposata ad un uomo di origine pachistana che mi ricordava come nell’islam i padre amino le loro figlie e che suo suocero ha scelto per sua figlia un ragazzo che a lei piace. Non metto in dubbio che nella maggior parte dei casi sia così. Per inciso è la trama del 60% dei film di fattura indiana e dell’80% dei film di fattura pachistana: il padre sceglie lo sposo che, fortuna, piace alla figlia. E nei casi in cui il padre non è benevolo e sceglie indipendentemente dai voleri della figlia e contro di essi? E se questa figlia si fosse scelto un uomo da sola e se questo uomo fosse stato induista, sick, cristiano o buddista? Se fosse stato ebreo? Un funzionario dell’ambasciata israeliana?

Ho  incontrato qualche settimanda fa  l’onorevole Sbai e l’avvocato Loredana Gemelli.

Facciamo un riassunto. L’onorevole Sbai, presidentessa dell’associazione Donne Marocchine in Italia, ha una fatwa sulla testa ed è la prima persona che è riuscita a far riconoscere come l’emissione di una fatwa di condanna a morte debba essere perseguito  per istigazione a delinquere.

L’avvocato Loredana Gemelli, in prima linea nella difesa dei diritti delle donne musulmane, è stata minacciata anche lei e più di una volta.  È stata lei a rappresentare la parte civile nel processo per l’omicidio di Hina Saleem, la ragazza pakistana ammazzata dal padre perché aveva deciso di vivere con un italiano ed a stare dalla parte della vittima nel giudizio contro il padre di Sanaa uccisa a Pordenone da un padre padrone marocchino. Senza la tenacia e la determinazione di Loredana Gemelli sarebbe passata la orrida tesi del “delitto culturale”, che nel nostro codice penale non esiste, ma va bene lo stesso.

Buona notte Hina e buona notte Sanaa, giovanissime martiri della libertà: che qualcuno vi abbia portato le mimose.

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