mangiare i cinghiali

Benché io abbia cercato di segnalare che non ero interessata a conoscerle, mi continuano ad arrivare sulla posta privata e messanger addolorate dichiarazioni di disprezzo, con accorati inviti alla vergogna e al pentimento. Quello che è terribile è la delusione. Non vorrei deludere nessuno. Quindi meglio che sappiate subito chi sono. Ho vissuto per molti decenni e sono stata in molti luoghi, seguendo sempre l’ordine evangelico di mangiare quello che mi davano.
Silvana De Mari,
mangiatrice di
Orsi, spezzatino con i chiodi di garofano.
Volpi, dopo averla fatta marinare, col sugo di pomodoro, noce moscata e cipolla. Aggiungere la punta di un cucchiaino di cacao amaro stemperato nel vinsanto per levare il sapore di selvatico.
Rane: aglio e prezzemolo.
Lumache (in realtà chiocciole): burro e prezzemolo.
Renne, abbondate con i chiodi di garofano e la noce moscata, che se babbo Natale non se le è ancora mangiate c’è un motivo.
Topi, not so bad, ricordano il coniglio.
Lupi, stopposi, ossuti, insipidi: ultima ratio quando anche le renne e i topi sono finiti. Calavano sugli ovili negli inverni. Contrariamente a San Francesco noi non eravamo capaci di discuterci. Non è il caso di sprecarci i chiodi di garofano: non migliorano nemmeno così.
Pipistrelli: con il curry.
Alligatori: polpette con il peperoncino.
Serpenti: zuppa, con riso e verdure.
Cavallette (Tettigonia viridissima )e locuste, (Locusta migratoria migratoria) : sorprendenti. Le locuste sono migliori delle cavallette.
E soprattutto divoratore di cinghiali.
Sono figlia di Alberto De Mari, che un giorno d’inverno del 1954, a Tramariglio, in Sardegna, uccise con un unico colpo, il proiettile entrò dietro l’orecchio destro, un cinghiale entrato nel nostro cortile stava per aggredire mia sorella. Mia sorella è viva perché mio padre aveva un fucile e sapeva usarlo. La pelle del cinghiale con il buco del proiettile dietro l’orecchio destro è rimasta in casa per anni e poi si è dissolta. Tutto quello che c’era sotto il cinghiale è finito spezzatino con i chiodi di garofano, salvo i posteriori trasformati in prosciutto per l’inverno successivo. Il cinghiale sicuramente era finito nel nostro cortile perché cercava da mangiare, noi ce lo siamo mangiato, la regola che quello che si fa per mangiare è lecito, o vale per tutti o non vale per nessuno. Ma secondo voi, noi dopo avergli sparato, con tutto quello che c’era sotto la pelliccia che avremmo dovuto farci? Seppellirlo? Cremazione e ceneri disperse nel vento mentre qualcuno pronuncia poesie? Ce lo siamo mangiato. Tutta Tramariglio ha mangiato cinghiale per una settimana.
Nelle nostre case di fanatici integralisti cattolici non mancava mai il sale, l’acqua benedetta, il rosario, il messale in latino, il santino di Sant’Antonio da Padova, protettore dei naufragi e delle cause perse, che poteva sempre tornare comodo, e la palma della Domenica delle Palme.
 

Rispondi