mamma

Gli uomini e le donne del califfato stanno riducendo le donne cristiane a schiave sessuali, esattamente come facevano i giapponesi e i nazisti con le donne dei popoli inferiori. I kapò dei bordelli sono musulmane provenienti dall’Europa. E il movimento femminista? Tace.

“Le femministe hanno bruciato i reggiseno e così hanno bruciato le loro catene”. Per quanto riguarda le regole statistiche  sulle straordinarie potenzialità della stupidità umana rimando al libro (già citato su questo blog) “Allegro, ma non troppo” dell’economista Carlo Maria Cipolla.

Per quanto riguarda il femminismo credo che sia necessario per tutti voi che nel 68 eravate ancora aspiranti spermatozoi, che vi spieghi di cosa si è trattato.

Il femminismo ha avuto due pilastri: il movimento di liberazione della donna e il movimento di emancipazione della donna.

Il movimento di emancipazione della donna è stato un onesto e sacrosanto  movimento di conquista di diritti sociali e umani, fino ad allora negati alle donne per motivi che erano legati alla storia ed alla tecnologia ( o meglio, alla sua mancanza), motivi che sono già stati trattati su questo blog, e che non erano il fatto che i maschi fossero tutti cattivi. Tra l’altro, se la storia prima dell’era industriale è stata durissima per le donne, non è che per i maschi sia stata un tappeto di fiori. Il movimento di emancipazione della donna è stato fatto da persone che amavano la vita, amavano le donne e gli uomini perché amavano l’umanità, amavano i bambini, amavano essere vive. Il movimento di emancipazione di M: L: King amava la vita, il movimento di liberazione di Malcom X odiava i bianchi, era odio, distruzione: Malcom X è una delle anime immonde della seconda metà del secolo scorso, quelli che hanno messo le basi della terza guerra mondiale e della distruzione definitiva del popolo di Israele.

Il movimento di liberazione della donna, come tutto il 68, è stato un movimento di odio, basato sulla criminalizzazione di tutto il nostro passato e della nostra storia, visti senza alcuna prospettiva antropologica, con la becera convinzione di essere più intelligenti ed etici dei propri padri e quindi di poterli disprezzare. Uno dei due sessi è stato criminalizzato, il movimento di liberazione della donna e basato sull’odio e sulla criminalizzazione della religione giudaicocristiana, l’unica che riconosce la divinità delle donne, la divinità dell’essere madri. Il rogo dei reggipetto era qualcosa di ridicolo e osceno, con la puzza di cotone e di tessuto sintetico bruciato: chi è capace di usare la parola la aveva usata, scrivendo libri e articoli. Le babbee, nel senso etimologico di impedite nella parola, bruciano il reggiseno, che è comunque lavoro umano, bruciare è sempre indegno e tra l’altro, accuratamente truccate nella speranza della macchina fotografica del cronista di turno. Bruciano uno strumento indispensabile a chi ha il seno grande per muoversi o correre, ma anche uno strumento si seduzione. E sulla seduzione è basata la vita. Sulla dialettica tra i due sessi è basata la vita. Le povere babbee del movimento di liberazione della donne odiano la vita, odiano se stesse, come tutti coloro che odiano le proprie radici, odiano i maschi, odiano il Cristianesimo, odiano Shakespeare e Dante ( sporchi fallocrati) e non capiscono che la maggior parte degli artisti sono maschi non solo perché i maschi avevano il potere ed hanno vietato l’arte alle donne, certo anche questo è successo, ma c’è dell’altro. L’arte è un surrogato. Nulla ha il potere creativo, la potenza creativa, la violenza creativa dell’essere madre. I maschi non possono essere madri: che almeno si scolpiscano il Mosè e la Pietà.

I miei libri sono importanti,è stato un onore scriverli, una passione da dare le vertigini, ma non è nulla rispetto ad essere madre. Quel giorno nella Maternità dell’Ospedale di Moncalieri, per un istante, io sono stata Dio. E l’unico giorno di qualità altrettanto scintillante del giorno in cui mio figlio è nato è stato il giorno in cui, ormai non ci speravo più da anni, ho scoperto di aspettare un bambino.

Sono madre di un ragazzo, ormai è un uomo, che ha un padre, che è un tizio con un nome, non dello sperma comprato su internet, che lo protegge con la sua forza, che ha usato la sua vita guadagnando del denaro perché quel ragazzo potesse vivere comodo, caldo e protetto. Questo è quello su cui gira il mondo, tutto il resto sono puttanate. E ora che non abbiamo più questo siamo disarmati e vulnerabili e incapaci di reagire e batterci davanti all’iperfallico islam, che dicono gli esperti, (ma quando mai gli esperti l’hanno azzeccata?) ci fotterà con la demografia. Non è un caso l’amore viscerale per l’aborto, la libertà di abortire e quella di farsi portare a letto da maschi che non ritengono di essere abbastanza maturi per impegnarsi e che chiariscono che la maternità è stata una tua scelta, cara, io non c’entro, sono le due fondamenttali  battaglia del movimento di liberazione cui ora si aggiunge la libertà della donna islamica di portare il burka. La famiglia è stata politicizzata: il padre è il capitalismo, madre e figli sono il proletariato, la lotta e l’odio di classe, unica decenza dell’umanità  sono penetrati anche dentro le camere da letto e le cucine.  L’aborto deve essere eseguito sempre, subito, con entusiasmo, e se qualcuno azzarda la frase: Signora, scusi, ci ha pensato bene?, è un fallocrate indegno da espellere dall’Ordine dei Medici. Il movimento di liberazione delle donna è stato, come il 68, un movimento di odio e quindi una cultura di morte, l’entità da uccidere è tutta la civiltà giudaicocristiana, la civiltà occidentale. Noi. 

Silvana De Mari Mamma

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