Mai abbastanza magra

In un interessante libro, Jamais assez maigre, mai abbastanza magra, Victoire Maçon Dauxerre, una giovane donna che è stata nel 2009 una delle 10 topo model, racconta il sibilo di disprezzo con cui, davanti a un corpo già pericolosamente sottopeso arriva la cortese informazione che, se non si perderà altro peso, la carriera è fuori discussione.

Victoire Macon Dauxerre – Denuncia del diktat della magrezza nel mondo della moda con un post su Instagram di un disegno di Nagy

Il libro è interessante. Victoire Maçon Dauxerre racconta il disprezzo che nel mondo dell’alta moda investe le modelle, il sadismo fisico di farle stare ore ed ore in piedi su tacchi folli, pretendere che sfilino con scarpe di un numero più strette, offrire loro buffet di cibi proibiti e ipercalorici per godersi poi le code al bagno e i gemiti del vomito autoindotto. Racconta che una volta sottratti i biglietti aerei in prima (lei credeva che fossero offerti), gli hotels (idem), le folli percentuali dell’agente, le sfilate pagate in abiti (delle collezioni passate, cioè ormai senza valore nel mondo della moda) invece che in banali dollari, i cosmetici che sono un genere necessario, i proventi che restano in mano sono incredibilmente modesti. E lei era una delle 10 top. L’anno infernale che ha passato con un peso folle ha moltiplicato per 30 il suo rischio di morire di un attacco cardiaco, per 200 il suo rischio di avere una frattura del femore o un’altra manifestazione grave di osteoporosi, ha abbassato molto la sua possibilità di avere figli perché come una macchinetta o un motorino dimenticati per anni in un garage, anche l’apparato riproduttivo si mette in moto con difficoltà.

Cominciò nel 68. Cominciò con Yves Saint Laurent. Al diavolo. Non è stata solo colpa delle madri. Basta con le fesserie. Non è stata solo colpa dei padri. I padri e la madri più o meno disfunzionali c’erano anche nel ‘700 e nel ‘700 l’anoressia non c’era, salvo qualche sparuto caso, che non sappiamo nemmeno se sia autentico. Nel passato molti casi di anoressia erano organici, il cancro dell’esofago e dello stomaco che sulle lunghe distanze porta a morte per cachessia era più frequente anche in persone giovani, in quanto causato da parassiti (aspergillus flavus) e muffe che gli anticrittogamici e i conservanti hanno messo a cuccia. Le madri tragiche e disfunzionali c’erano anche all’epoca dei pionieri americani, nella Spagna di Filippo Secondo, nell’Inghilterra della regina Vittoria e lì le ventenni con la fierezza di pesare 28 chili non ci sono state.

Ha cominciato Yves Saint Laurent, individuo con problemi gravi di disequilibrio psichico e dipendenza da droghe in tempi in cui era veramente difficile esserlo. Io ricordo le sue interviste, quando sibilava “io odio la borghesia, odio i valori della borghesia”. Davvero? E a chi li vendeva i suoi costosissimi e ridicoli stracci: al proletariato, ai metalmeccanici e alle donne delle pulizie? Questo individuo di uno snobismo estremo esattamente che accidenti intendeva per borghesia? Intendeva la società. Quali sono i valori borghesi che gli operai non condividono? Forse che gli operai non desiderano diventare genitori, vedere i loro figli diplomarsi, diventare genitori a loro volta? Odio la borghesia vuol dire odio il popolo, odio la gente, odio la società, odio l’umanità, ma detto così pare brutto, se si leva la parola società e si mette la parola borghesia il tutto ha un suono un po’ radical chic e un po’ trasgressivo che suona meglio. Odio la società, odio i valori della società, odio la famiglia, gli uomini e le donne che si mettono insieme per avere dei figli, che ordinari, odio che le donne non muoiano di fame. “Sei troppo grassa per sfilare per me” sibilava a giovani donne già troppo magre, per spingerle verso la follia, la malattia, il baratro. Gli altri rilanciarono. Gli stacci che disegnavano su un corpo scheletrico forse cadono meglio. Tutte le grandi case si adeguarono e in realtà fu sono un gesto di conformismo estremo e odio contro le donne, contro le loro vere forme, contro la loro potenza, contro la potenza oscura e arcaica dei loro corpi invincibili: la capacità di essere madri. Il Dio denaro non c’entra nulla: gli stracci li avrebbero venduti lo stesso anche se fossero stati di una taglia decente. Anzi: quasi tutti gli anni c’è una protesta nei congressi tessili dell’enorme quantitativo nell’alta moda di taglie piccole, che restano invendute, mentre mancano puntualmente la 46 e la 48 che sono le tagli più vendute. Tenendo presente che le teglie più diffuse sono la 46 e la 48 chi vuole onestamente fare quattrini dovrebbe fare abiti di questa taglia e farli sfilare. Chi fa qualcosa di opposto, ci sta mettendo della buona volontà per fare del male.

In epoca senza stilisti tra i piedi, una madre e un padre perfezionisti e un po’ svalutanti spingeranno la figlia o il figlio a eccellere da qualche parte ( punto croce, conoscenza del greco antico, argenti lucidati, altro) per cui c’è una soffusa inquietudine e una cronica insicurezza a finisce lì. Si può campare anche con l’insicurezza, non è una cosa grave. Tra l’altro: i vostri genitori erano svalutanti? Avete avuto l’impressione che non vi volessero bene? Allora i vostri genitori sono degli eroi. Non vi volevano bene e ugualmente non vi hanno ammazzato, anzi vi hanno dato da mangiare un giorno dopo l’altro. Bene, sono stati dei grandi. Uscite dal vittimismo, spostate l’attenzione su quello che ha funzionato nella vostra infanzia, qualcosa ci deve essere stato o non sareste vivi, e godetevi meglio che potete questa vita imperfetta che questi imperfetti genitori vi hanno dato. E perdonateli. Se sono stati così disfunzionali anche loro no devono essere stati figli di modelli impeccabili e se non hanno amato voi è perché non amavano se stessi. Ma ugualmente siete vivi.

Nelle epoche dove il mito è la magrezza, lo schema competitivo diventa una trappola mentale. Il digiuno e la fame scatenano una serie di neurotrasmettitori che innescano l’emozione della vergogna. Il rapporto tra fame e vergogna è stato per la prima volta esplorato dai reduci dei campi di sterminio.

Silvana De Mari