Madri-surrogate – Termini ambigui, interventi bio-medici e domande (Parte II)

Segue dalla prima.

Seconda Parte. 

  1. Tipologia di individui singoli che desiderano “figli” da madre-surrogata

La donna-uomo (!)-cliente della madre-surrogata puo essere (ma anche non essere dal punto di vista genetico) uno dei seguenti individui.

  1. una donna singola che non vuole il rapporto sessuale? Oppure vuole scegliere alla carta (nel menu’?) il padre superdotato e/o genedotato e di intelligenza superiore (?)

(un donatore di spermatozoi)

  1. un uomo singolo che non vuole il rapporto sessuale? Oppure vuole scegliere alla carta (nel menu’?) la madre superdotata e/o genedotata e di intelligenza superiore (?)

(una donatrice di ovociti)

  1. un individuo transgender (ex uomo o ex donna)?

(una donatrice di ovociti e anche un donatore di spermatozoi)

  1. un omosessuale singolo?

(una donatrice di ovociti)

  1. una lesbica singola?

(un donatore di spermatozoi)

 Considerati i numerosi interventi bio-medici necessari per ottenere la gravidanza surrogata, puo’ essere (solo a titolo) INDICATIVO evidenziare che, nel caso che il “materiale” umano (e biologico) necessario sia maschile, l’intera procedura potrebbe essere semplificata, resa senz’altro piu efficiente (e meno costosa) anche in termini di pericoli e conseguenze negative per la salute sia delle donne coinvolte nella riproduzione (la eventuale donna-donatrice di ovociti verrebbe a coincidere con la stessa madre-surrogata) sia del bambino. Con il previo accordo “segreto” tra le parti coinvolte (che “elimina” anche le gravi implicazioni etiche), sarebbe sufficiente:

  • il “semplice” accoppiamento (anch’esso plurimo), in una apposita camera da letto allestita all’interno della Clinica medica, del partner della donna-cliente con la madre-surrogata. Che si vende ancor prima di vendere il “suo” figlio.

Se (per l’interesse evidente delle parti coinvolte) nessuno lo verra’ a sapere, sara’ possibile affermare (e pubblicizzare su internet il nome della prestigiosa Clinica medica!) che tutte le procedure per ottenere un “figlio” perfetto, con la riproduzione artificiale “surrogata”, sono condotte con la piu avanzata strumentazione medica, con impeccabile accuratezza, in assoluta sicurezza sanitaria e a “perfetta regola d’arte”… e, guarda caso, proprio ed esattamente come la riproduzione naturale!

  1. DOMANDE
  1. Donna-cliente e Madre-surrogata
  • Perche’ (quasi) unicamente povere donne indiane (o di altri Paesi in via di sviluppo) offrono il loro corpo-mente e sono pagate come madri-surrogate per una funzione cosi’ intima e personale?
  • Le madri-surrogate indiane sono piu’ generose delle donne di altri Paesi sviluppati?
  • La decisione di diventare madre-surrogata e’ un atto intenzionale di volontaria (libera) e altruistica umana generosita’?
  • La madre-surrogata e’ considerata dalla donna-cliente un essere umano (una donna di pari dignita’ come lei) oppure soltanto un ventre (un contenitore) dal quale estrarre un prezioso e gratificante prodotto (di gustare)?
  • Il denaro offerto alla madre-surrogata puo’ puo’ pienamente compensare la sua prestazione fisica e mentale ed essere un modo decente per offrire ad essa aiuto economico?
  • Dimostra invece la donna-cliente, nel conferire l’incarico alla madre-surrogata, di agire con estremo egoismo e di amare il proprio corpo piu’ del corpo del “suo” bambino che lei non considera come un fine ma come un mezzo per la sua realizzazione di donna?
  • Il bambino che nasce da una madre-surrogata appartiene completamente (anche biologicamente) alla madre genetica (e/o alla donna-cliente)? Cioe, l’ambiente materno della madre-surrogata durante la gravidanza puo’ influenzare (modificare, alterare) i caratteri fisiologici, anatomici e perfino psicologici del bambino?
  • I medici (solitamente donne) che assumono le povere madri-surrogate e che sono anche managers delle Cliniche mediche sono in chiaro conflitto di interesse?
  1. Umanita’ e Dignita’ delle donne
  • Le donne che accettano di diventare madri-surrogate, perche’ sono povere e hanno bisogno di aiuto per vivere, vogliono veramente (intenzionalmente) e liberamente offrire il loro corpo e la loro mente per tale compito? Oppure il loro corpo e la loro mente sono sfruttati sia dalla donna-cliente sia dai medici-managers della Clinica impegnati ad accumulare i sostanziosi guadagni del business della riproduzione artificiale (RAM)?
  • Per una donna-cliente che vuole ad “ogni costo” un figlio, e’ un atto decente (ordinato, buono) usare (sfruttare), in una Clinica “medica” di un Paese in via di sviluppo, il corpo, la mente e la dignita’ della madre-surrogata (che e’ povera e in difficolta’ economica) per una funzione che la donna-cliente (oppure il suo partner), fisiologicamente o psicologicamente deficitaria, e’ incapace o non vuole o non le piace svolgere?
  • Offrire latte materno ad un neonato di una altra donna che non ne produce e’ un atto di umana libera, volontaria e altruistica generosita? La decisione di una madre-surrogata di offrire il proprio corpo-mente, in cambio di un compenso (perche e’ povera e ha bisogno di aiuto), per l’impianto di uno zigote-embrione (che puo’ anche non appartenere alla donna-cliente e perche’ incapace di rimanere incinta, oppure che non lo vuole per evitare i danni estetici della gravidanza o per non patire il dolore del parto), e’ un atto di umana libera, volontaria e altruistica generosita’?
  • Il denaro che una donna-cliente “offre” ad una madre-surrogata per generare un “figlio” che dovra’ cedere (vendere) subito dopo il parto, compensa pienamente la dignita’ della madre-surrogata, specialmente nel caso che lei abbia gia’ figli legittimi e un marito e abbia accettato, in accordo con i medici di una Clinica, impegnata nel grande business della IVF, di dare la prestazione solo perche’ povera e in stato di bisogno?
  • Il danno (l’insulto) che una donna-cliente fa patire alla dignita’ di una madre-surrogata, che si vede costretta a svolgere tale prestazione solo perche’ e’ povera e ha gia’ figli legittimi da aiutare a vivere, puo’ essere compensato (indennizzato, ripagato) con i soldi che essa riceve dalla donna-cliente in una Clinica medica che si fa garante anche dell’accordo tra le parti?
  • Il denaro offerto alla madre-surrogata, per svolgere una prestazione che usa (sfrutta) il suo corpo e la sua mente – per una funzione che e’ la piu specifica, personale e intima di ogni donna che liberamente sceglie di amare un uomo e offrire a lui il proprio corpo e la mente, con il desiderio di generare solo con lui i propri figli -, puo’ essere giustificato come una forma di aiuto offerto da una generosa donna ad una povera donna di un Paese in via di sviluppo?
  1. Biologia della riproduzione: identita’ genetica e biologica; individualita’ genetica e biologica; ordine del DNA e organizzazione del DNA; effetti materni; difetti genetici, effetti epigenetici, difetti innati e trasmissibili ai discendenti.
  • Poiche’ l’impianto di un embrione di una donna-cliente in una madre-surrogata, e che e’ geneticamente diverso, ha un ridotto tasso di successo, ci sono altri trattamenti medici (o altre opzioni sessuali) permesse e accettate solo dai medici managers delle Cliniche e la donna-cliente – che ovviamente rimangono segreti – che possono modificare l’iniziale accordo tra le parti e “facilitare” la fecondazione e salvaguardare, cosi, sia la “verita’” della generazione sia il grande business della riproduzione artificale (RAM)?
  • L’ambiente materno della madre-surrogata, nel cui corpo l’embrione ad essa estraneo si sviluppa, essendo diverso da quello della donna-cliente, puo’, proprio come tale, influenzare lo sviluppo dell’embrione (l’organizzazione del suo Dna) e trasmettere al figlio taluni tratti genetici (epigenetica), fenotipici e psicologici?
  • L’embrione geneticamente “estraneo” alla madre-surrogata e che cresce e si sviluppa nel suo corpo-mente e “dialoga” biochimicamente (fisiologicamente) e “mentalmente” con lei durante la gravidanza, viene da lei biologicamente riconosciuto e percepito (considerato) come suo proprio figlio?
  • Il bambino che nasce da una madre-surrogata appartiene geneticamente e anche biologicamente alla donna-cliente (o alla donna genetica)? Ossia, per il solo fatto che lei lo ha ordinato e lo ha interamente pagato per la dovuta specifica prestazione, appartiene interamente a lei? (vedi il mio articolo pubblicato su questo blog: Madri-surrogate? Ordine e organizzazione del DNA).
  • Oggigiorno, la infertilita’ di una donna dipende da cause genetiche naturali. Puo’ essa dipendere da alterazioni dei normali ritmi ormonali femminili causati – (a) da taluni prodotti alimentari, (b) contracettivi chimici e/o (c) trattamenti terapeutici ormonali per prevenire o correggere malattie dovute all’uso di contraccettivi – (d) proprio nel caso di una madre-surrogata, per rendere piu facile ed efficiente la fecondazione e gravidanza?
  1. Il bambino
  • Il figlio che ha una madre genetica (la donna-cliente o la donna-donatrice degli ovociti) ma che si e’ sviluppato nel grembo di una madre-surrogata (geneticamente estranea) e poi viene cresciuto ed educato da una coppia fertile, infertile o sterile (conviventi, omosessuali? Transgenders?… estranei), e’ un bambino biologicamente migliore e sara’ psicologicamente piu felice?
  • Il figlio che e’ desiderato a “tutti i costi” da una donna-cliente e che si sviluppa nell’utero, a lui geneticamente estraneo, di una madre-surrogata, e’ l’espressione di un atto generoso e altruistico di una madre (la donna-cliente) verso il “proprio” figlio? O, invece, e’ l’espressione di un estremo egoismo di una donna fisicamente sana o malata che ha comunque la mente degradata e che ama il proprio corpo piu’ del “suo” bambino e lo considera un “prodotto” da acquistare a pagamento per soddisfare un suo bisogno di felicita’?
  1. Sociologia e multiculturalismo
  • Quali tradizioni culturali e condizioni sociali fanno dell’India (come di altri Paesi in via di sviluppo) la meta preferita dalle donne-clienti e dove lo sfruttamento delle donne che offrono il loro corpo e mente (anche) come madri-surrogate e’ accettato, non impedito e perfino permesso dalla legge [(Regulation) Bill 2016]?
  • Gli immigranti indiani che nel Pease dove sono accolti conservano le loro tradizioni culturali e religiose – in particolare delle “caste”, che classificano gli esseri umani di differente grado di umanita’ e dignita’, per cui ci sono donne inferiori che possono o devono offrire a pagamento il loro corpo e mente (anche) come madri-surrogate – come considerano le donne del Paese che li ospitano e con le quali si trovano a vivere insieme?
  • Nei Paesi sviluppati, che accolgono immigrati indiani (per esempio, in Australia), ci sono Istituti o Associazioni indiane, riconosciuti dal Governo, che formalmente reagiscono e protestano (disapprovano, esprimono dispiacere e profonda vergogna) contro l’uso del corpo-mente delle donne indiane, sfruttate e umiliate – per esempio le madri-surrogate – nel loro Paese di origine?
  1. Ultima domanda
  • Se la donna-cliente sa rispondere a tutte le precedenti domande senza sentire il minimo turbamento e senso di colpa (e di ignoranza) e senza avere alcun dubbio etico, e’ essa mentalmente malata, inadatta e dannosa per la educazione del “figlio” e pericolosa per la societa’ umana?

Conclusione

Da quanto piu sopra precisato, risulta evidente che la possibilita’ offerta dalle Biotecnologie di produrre bambini-figli con metodi “scientifici” (artificiali!) e’ anomala e anormale (depravata), anche perche’ e’ basata sullo sfruttamento delle donne e dei bambini.

Uno sfruttamento che riceve il pieno consenso delle Associazioni LGBTQ e di altri strani individui umani, come sono tutti gli altri generi mentali, e delle femministe che vedono, invece, nelle stesse Biotecnologie finalmente realizzata la piu’ perfetta riproduzione umana, la liberta’ della specie umana dall’unica procedura di riproduzione naturale ma che non coinvolge solo due (maschio e femmina) ma tutti i numerosi sessi mentali possibili (e immaginabili), e segnatamente la liberta’ della donna.

Dopo la lettura di questo saggio, una qualunque persona normale e sana di mente si chiederebbe:

Che mamma è questa “donna-cliente”?

Che bambino è questo “suo” “figlio”?

Che generi sono questi “sessi mentali”?

Che liberta’ è questa “liberta’ della donna”?

Che specie umana è questa “specie umana”?

 

Gianni Bozzato