Madri surrogate? – Ordine e Organizzazione del DNA Parte I

Introduzione

 Madri-Surrogate?

Non e’ facile rispondere a questa domanda. Per rispondere correttamente e in modo esaustivo sono richieste molte competenze: biologiche, psicologiche, mediche, sociologiche, politiche, legali, filosofiche, religiose… Non e’ facile trovare una persona (esperto, accademico, politico) che abbia solide basi in tutte queste discipline.

Il presente saggio offre una possibilita’ di capire, con indiscutibili nozioni di Biologia e Genetica umana, quale e’ il problema e quale e’ la risposta piu naturale (normale) a tale domanda. Si avverte il lettore, che per apprendere tali nozioni e poter cogliere il profondo significato e valore della maternita’ e della vita umana fin dal suo nascere, dovra’ pazientemente leggere con molta attenzione anche i paragrafi A), B) e C) che segnalano i pericoli di fraintendimento del problema, dovuti agli inganni comunicativi diffusi da autorevoli “esperti” e dai media.

  1. Il DNA umano

Il DNA e’ una lunga molecola organica a doppia elica e a forma spirale, presente in ogni organismo vivente, monocellulare o pluricellulare.

Nell’essere umano il DNA e’ di una complessita’  “fondamentale”, perche’ possiede:

  • un singolare ordine strutturale (il genoma): la sequenza (casuale) di numerose basi (Adenina, Guanina, Citosina, Timina), di cui ogni gene e’ costituito, e la successione (casuale) dei geni lungo la molecola,

ma, soprattutto:

  • una singolare organizzazione funzionale: la modalita’ (maturazione, splicing, policistronia, eterocronia) di espressione differenziale dei geni (il tempo di inizio, ritmo, durata, distretto corporeo e intensita’ con cui ognuno dei circa 20.000 geni attivi produce la/le proteine) e la combinatoria della interazione-retroazione geni-proteine in ciascuna cellula (poligenia, pleiotropia). Una organizzazione la cui complessita’ e’ fondamentale.

CRAMER F., Caos e ordine: la complessa struttura del vivente, Mi: Bollati Boringhieri, 1994: 231: “La complessita’ degli esseri viventi pone un limite alla nostra abilita’ di conoscere. Naturalmente molti dettagli degli acidi nucleici e delle proteine possono essere efficientemente descritti, ma le interazioni fra questi componenti in sottosistemi e in orgnizzazioni superiori rappresentano un imprevedibile sistema a rete al quale attribuire una fondamentale complessita’… Infatti questi sistemi possiedono una complessita’ fondamentale e, cioe’, essi non sono riducibili: il tutto e’ molto piu’ della somma delle sue proprie parti“.

BRAY D., WETWARE. A computer in every living cell, Yale University Press-New Haven & Landon, 2009: 89, 191 e 199: “The combinatorial of gene-gene, gene-protein and protein-protein interaction is immense and explosive”.Try mapping all the protein-protein interactions in even a small region of a cell, and you will create a mass of density interwoven lines impossible to unpack”. “But the networks of genes in any real organism have a richness and baroque strangeness that would be difficult to invent…”. ”It is now clear that the control panel of gene expression is indeed built from banks of gene switches. In a living embryo, protein activators and repressors, collectively termed transcription factors, operate in cascades”.

NOBLE D., The MUSIC of LIFE: Biology Beyond Genes, Oxford University Press, 2006: 44 e 34: “Genes are controlled by proteins. Those proteins in turn are coded for other genes. Those other genes can in turn be switched by other proteins coded by jet more genes. The system depends on massive networks of such gene-protein-gene-protein … etc. … interactions” (“In addition to gene imprinting, cells also receive signal from the body itself [and the individual body receive “signals” from “external” environment: ndt]”. So, even if we speak of gene-protein networks, we must be careful. These are not networks that operate independently of higher level processes.” “Moreover the interaction of gene products, proteins, as they form biochemical networks, are highly non-linear” e “This complexity is immense”.

AGENO M., Punti cardinali, Mi: Sperling & Kupfer, 1992: 227: [Essa, la complessita’, lascia] “senza fiato”.

Perciò, ogni cellula umana possiede:

  • una identita’ genetica, che e’ data dall’ordine (strutturale) del DNA (il genoma);
  • una identita’ biologica, che e’ data dall’organizzazione (funzionale) del DNA (che comprende-contiene la identita’ genetica).

Di conseguenza ogni individuo umano ha:

  • la sua singolare identita’ genetica (unica ed irripetibile, ad eccezione dei gemelli monozigoti);
  • la sua propria singolare identita’ biologica (unica ed irripetibile, nel passato, presente e futuro, sulla Terra e nell’Universo) che e’ data dall’interazione delle singolari e diverse organizzazioni del DNA di tutte le sue cellule.

Ogni individuo umano e’ diverso da ogni altro individuo non solo per il diverso ordine del suo DNA ma, soprattutto, e specialmente durante lo sviluppo embrionale (vedi avanti), per la diversa (singolare) organizzazione del suo DNA.

NOBLE, The MUSIC of LIFE…, pp. 8, 19, 46, 90: “There is regulation of how the code is read off from the gene in order to form the protein (transcription), and regulation of what happens after transcription. These are all complicated processes subject to many other influences than the DNA code itself”, “Same maternal effects, additional to the DNA coding do seem to be transmitted”; “In fact, contrary to the view that we start life as a bunch of genes inherited from, and separated from, our parents, we start life subject to influence exerted on our genes by the environment, including the complete system of the mother” (vedi anche l’ultima citazione di questo eminente esperto della Universita’ di Oxford, nel paragrafo Conclusione)

  1. Solo due generi: maschio e femmina (uomo e donna)

Pertanto, i maschi sono maschi e le femmine sono femmine in ogni loro cellula e i generi sono soltanto due (maschile e fenninile) non solo per l’ordine del loro DNA ma anche per l’organizzazione del loro DNA.

Un ordine del DNA maschile (… XY) non puo’ sviluppare una organizzazione del DNA femminile e, tanto meno, una organizzazione mentale (psicologica) femminile. Pena una mancata coincidenza di genere biologico ed una enorme ambiguita’ personale, contraria alla natura umana.

Un ordine del DNA femminile (… XX) non puo sviluppare una organizzazione del DNA maschile e, tanto meno, una organizzazione mentale (psicologica) maschile. Pena una mancata coincidenza  di genere biologico ed una enorme ambiguita’ personale, contraria alla natura umana.

Una natura della specie umana che si e’ complessificata e perfezionata, per selezione naturale, in milioni di anni di evoluzione, perche’ solo il maschio e la femmina si riproducono e sopravvivono. Percio’, solo il maschio e la femmina perseguono la perfezione individuale. Non esistono altri generi e tutti gli altri “generi” mentali sono “mostri senza speranza” con una “faccia” deturpata e ambigua che evitano la riproduzione e vengono scartati per selezione naturale.

La diversita’-distinzione ordine e organizzazione, e la diversita’-distinzione genetica e biologica, non viene (quasi) mai chiaramente evidenziata e viene ambiguamente confusa (oppure l’organizzazione viene ridotta all’ordine) dalla maggior parte degli eminenti “esperti” di Biologia, Medicina e di Bioetica (e perfino da Premi Nobel).

  1. La metafora del DNA

Il DNA umano, solo per ragioni di semplificazione della sua irriducibile e “fondamentale” complessita’, viene spesso metaforicamente assimilato alla tastiera di un pianoforte (o alle canne di un organo) che viene “suonato” dall’apparato della cellula. Dunque, la diversita’-distinzione ordine/organizzazione e’ simile a quella pianoforte/brano musicale.

Conoscere i tasti non significa assolutamente conoscere lo spartito.

Oppure, simile a quella elenco telefonico/rete di telefonate tra gli utenti.

Conoscere il nome degli utenti non significa assolutamente conoscere la rete di telefonate tra di loro. Una rete spazio-temporale che e’ di una complessita’ “fondamentale”.

Piu precisamente, questo significa che dalla lettura dell’ordine del DNA non si puo’ assolutamente conoscere (desumere) l’organizzazione del DNA.

Segue nella II Parte

Gianni Bozzato