Ma è davvero la Rivoluzione Francese che ci ha portato alla democrazia?

Ogni tanto mi capita di confrontarmi con coloro che ritengono che la Rivoluzione Francese ci abbia portato alle moderne democrazie, mentre io vedo in quella rivoluzione, come nelle successive, una perversa eterogenesi dei fini. Spero si sappia che eterogenesi dei fini significa l’avverarsi del contrario di ciò che si è promesso. Nel caso della Rivoluzione Francese, il cui intento era forse quello di riformare il precedente regime (che effettivamente necessitava di riforme), ha però trasformato le tre paroline magiche, l’affascinante slogan allora coniato, “libertà, uguaglianza e fraternità” in quello che gli storici chiamano “terrore”. Bastava un semplice sospetto di essere un reazionario conservatore o la tua appartenenza alla fede cristiana, per finire sotto la ghigliottina.

Molti affermano che da quel bagno di sangue sono poi scaturiti i semi per le future democrazie. Beh, intanto questi semi hanno dovuto aspettare un bel po’ prima di portare i “frutti democratici”, perché negli anni successivi, per seminarli nei vari paesi europei, l’Imperatore Napoleone Bonaparte causò altri milioni di vittime, nelle sue guerre di conquista. L’epoca napoleonica terminò con il Congresso di Vienna, 1814-1815. Ancora però in giro non c’erano democrazie, se non forse in Inghilterra. Nel 1848 ci fu un’altra rivoluzione, sicuramente non pacifica. Iniziava a quel tempo, con a capo il Piemonte massonico, la guerra fratricida tra italiani per arrivare, nel 1861, alla parziale unità del Paese, che venne completata alla fine della Prima guerra Mondiale, 1915-18. Questa guerra fratricida fra europei determinò anche la caduta degli imperi e il sorgere dei nazionalismi. Nel 1917 iniziava anche la Rivoluzione Bolscevica, che diffuse gli errori e le menzogne del comunismo in tutto il mondo, fino ai nostri tempi, creando gli orrendi gulag dell’URRSS e i milioni di morti di fame in Ucraina, e ora i laogai cinesi. Ma la lista comprende il sanguinario regime di Pol Pot, la liberticida Cuba di Castro, il Venezuela del despota Maduro, la Corea del Nord del diabolico Kim il Sung, eccetera.

In Italia, nel 1918 non c’era ancora la democrazia, come la intendevano i padri fondatori dell’Europa (guarda caso, cattolici), ma si stava profilando la dittatura fascista, che ha fatto anche cose buone, ma non era di certo una democrazia. Nel frattempo in Germania sorgeva il Nazismo, con a capo il sanguinario dittatore Adolf Hitler, che creò i campi di sterminio e provocò l’inizio della Seconda Guerra mondiale, alleandosi con l’Italia fascista e il Giappone. Anche questa ha causato milioni e milioni di morti, ed è terminata nel 1946 con i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaky.

In quello stesso anno, con l’estensione anche alle donne del diritto di voto a suffragio universale, cominciavano finalmente a fruttificare anche in altri paesi europei, i semi di democrazia sognati dagli ideologi e dai demagoghi di quella antica rivoluzione. Quanto sangue però è stato versato e quanto tempo è trascorso per farli fruttificare! Lenin diceva che la violenza è la levatrice della storia. Le conquiste sociali, secondo questa visione prettamente umana, atea e materialistica, si otterrebbero quindi solo con la violenza. Il cristianesimo, al contrario dice che “la levatrice della storia” è l’amore”.

Di questa tremenda lotta tra il bene e il male ci parla anche lo scrittore cattolico Alessandro Manzoni, ricordandoci che in questo tremendo conflitto, per grazia gratuita, è ingaggiata anche la Divina Provvidenza. Per questo vorrei concludere con una famosa frase contenuta nel capitolo 8 de I promessi sposi, che dice: «Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande”. Ecco, visto in una prospettiva di fede – oggi sempre più rara -, anche il male che abbiamo visto in questi secoli,  e che vediamo tuttora può trasformarsi in bene qui ed ora, e ancor più, nella futura vita eterna!

Questa è una mia piccola e povera riflessione sulle due visioni della storia: quella mondana e quella vista con gli occhi della fede. Ognuno è libero di scegliere per sé qual è la migliore fra le due. Come sono messe ora le nostre democrazie, conquistate a un prezzo tanto caro? Sentiamo spesso parlare del bisogno di difendere i valori, ma non si capisce bene quali siano. Se sono sempre quelli delle passate ideologie assassine – seppur modificati dal pensiero unico dominante e del relativismo libertario e libertino -, che Dio ce ne scampi e liberi!

Claudio Forti