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L’avanzata dell’islam in Inghilterra
Analisi di Giulio Meotti

 (Traduzione di Yehudut Weisz)

 

 Giulio Meotti

Per capire l’avanzata dell’islam in Gran Bretagna basta guardare una scritta sulle pareti dell’Università di Londra: “La pace con Israele è un crimine”. Secondo un nuovo studio della Henry Jackson Society, il "Consiglio Musulmano della Gran Bretagna", che si autodefinisce l’“organo di rappresentanza” dei musulmani del Regno Unito, ha assunto oggi nel dibattito pubblico un ruolo più importante della Chiesa d’Inghilterra.

“2030: l’anno in cui l’Inghilterra ha cessato di essere una nazione cristiana”, ha scritto il Daily Mail, un titolo persin troppo ottimista. La Chiesa anglicana sta già morendo e il Regno Unito sta vivendo un processo di “islamizzazione”, come ha scritto il quotidiano di sinistra The Independent.
Nel suo nuovo libro “Civilization”, lo storico di Harvard Niall Ferguson scrive: “Se la popolazione musulmana del Regno Unito dovesse continuare a crescere ad un ritmo annuo del 6,7% (come ha fatto tra il 2004 e il 2008,) la sua percentuale sulla popolazione totale del Regno Unito passerebbe da poco meno del 4% nel 2008 all’8% nel 2020, al 15% nel 2030 e al 28% nel 2040, passando infine al 50% nel 2050”.

Al recente Sinodo anglicano, il vescovo di Southwell e Nottingham, Paul Butler, ha dichiarato che la Chiesa d’Inghilterra “tra venti anni non esisterà più”.
The Economist, il settimanale che da sempre osserva i cambiamenti all’interno della società britannica, prevede che nel 2020 i membri della Chiesa d’Inghilterra saranno non più di 680.000, rispetto agli attuali 800 mila e al milione di un decennio fa. Nel 1979 erano 5 milioni. Il recente censimento nazionale -Inghilterra e Galles- mostra che a Londra, le persone che si identificano come “white British” per la prima volta sono diventate una minoranza.

 Ma la cosa più sorprendente, è che la popolazione musulmana è raddoppiata. Ora è ufficiale: tra il 2001 e il 2011 la popolazione musulmana del Regno Unito è aumentata da 1.5 a 2.7 milioni. In altre parole, si tratta di un aumento dal 3 al 4,8 per cento della popolazione complessiva. In base ai nuovi dati del censimento, in Inghilterra e Galles l’Islam è la religione in più rapida crescita. Un altro recente sondaggio, condotto dal gruppo interreligioso Faith Matters, mostra che il numero di britannici convertiti all’Islam ha già superato la soglia delle 100.000 unità, e che ci sono fino a 5.000 nuove conversioni ogni anno.
Il programma di Channel 4 “Gli ultimi bambini bianchi”mostra due bambini britannici che vivono in un quartiere interamente musulmano e che diventano frequentatori entusiasti della moschea locale.

Dall’ultimo censimento del 2001, il numero di cittadini britannici che s’identificano genericamente come “cristiani”, è sceso di 13 punti percentuali, collocandosi al 59 per cento. Lo studio dal tirolo “ Censimento della Chiesa Anglicana” prevede, inoltre, che il numero di cristiani che frequentano le funzioni domenicali nel Regno Unito si ridurrà di due terzi nel corso dei prossimi tre decenni. Lo studio prevede che per la scarsa partecipazione 18.000 chiese saranno costrette a chiudere.

L’islamizzazione si sta diffondendo anche nelle università. Otto università britanniche, tra cui Oxford e Cambridge, dal 1995 hanno ricevuto più di 233.500.000 sterline da fonti saudite e musulmane. La somma totale, rivelata da Anthony Glees, Direttore del Centro dell’Università Brunel per gli Studi di intelligence e di sicurezza, è la principale fonte di finanziamento esterna per le Università del Regno Unito. Le Università che hanno accettato donazioni dai reali sauditi e da altre fonti arabe comprendono Oxford, Cambridge, Durham, l’University College di Londra, la London School of Economics, la Exeter University nel Davon, la Dundee University in Scozia e la City University a Londra.

Le conseguenze di questi finanziamenti sono chiare. Il 70 per cento delle lezioni di scienze politiche presso il Centro sul Medio Oriente al St Antony’s College di Oxford, sono “implacabilmente ostili” verso l’Occidente e Israele.
E’ un fenomeno esemplificato dalla scritta riportata all’inizio sulle pareti della London University: “La pace con Israele è un crimine”.
Nel frattempo, il grande ideale britannico che risale ai tempi della Magna Carta – tutti dovrebbero essere trattati allo stesso modo davanti alla legge-  è stato eroso dai tribunali della Shari’a.
Il Regno Unito ha importato la legge islamica da teocrazie come l’Iran, l’Afghanistan e l’Arabia Saudita: secondo un rapporto del 2009 del Centro Studi Civitas, nel Regno Unito ci sono già 85 consigli della Shari’a operativi. Poi c’è una vasta rete di “consigli”informali islamici, che spesso operano esternamente alle moschee, occupandosi di divorzi religiosi e di custodia dei figli, in linea con l’insegnamento coranico.
Questi tribunali si basano sul rifiuto del principio d’inviolabilità dei diritti umani. I tribunali formalizzano il “talaq”, il ripudio della moglie da parte del marito, la poligamia, il diritto di “rimprovero” alle mogli e la mutilazione dei genitali.

Gli islamici sono riusciti anche a distruggere un altro valore britannico: la libertà di espressione. La programmazione del film su Channel 4, dello storico Tom Holland “Islam: The Untold Story” è stata cancellata a seguito delle minacce di morte ricevuto. Grayson Perry, l’artista vincitore del premio Turner, ha poi ammesso che lui stesso si auto-censura quando si tratta di questioni relative all’Islam. “Non voglio che mi si tagli la gola”, ha detto.

Nel “Declino e Caduta dell’Impero Romano”, il grande storico Edward Gibbon aveva ipotizzato che se i francesi non fossero riusciti a sconfiggere l’esercito invasore musulmano nella battaglia di Poitiers nel 732C.E., “forse l’interpretazione del Corano sarebbe ora insegnata nelle scuole di Oxford”. Quando queste parole furono pubblicate nel 1788, parevano frutto della fantasia. Oggi, a Oxford si discute su “il diritto di Israele ad esistere” e si predica l’Islam. Gibbon aveva ragione, ma l’aveva previsto troppo presto.

La marcia britannica verso l’Islam sembra oggi inesorabile. Questo è “Il mondo nuovo” di Aldoux Huxley. La chiamata alla preghiera dell’imam salirà sui tetti di ardesia delle baraccopoli industriali inglesi e gli“emirati” medievali funzioneranno al di fuori del diritto britannico, all’interno delle città.
Le Chiese saranno utilizzate come locali notturni o come moschee.
Gli ebrei saranno costretti a vivere in nuovi ghetti per “motivi di sicurezza” o fare le valigie e andarsene.
La Gran Bretagna come abbiamo visto sta per scomparire. La storia ci racconta che interi paesi, in passato, hanno adottato una nuova religione. Perché non può accadere oggi nel Regno Unito?

 

Comments

  1. Lo scorso maggio 2012  sul Quotidiano OnLine  “L’Occidentale” è stato pubblicato un mio testo.    “La Kirchner ricordi di essere in democrazia anche grazie alla Thatcher”

    Così ammoniva il titolo de “L’Occidentale”, che io commentai.

     

    Si parlava di Gran Bretagna, di Argentina, di islamizzazione, di Sovranità Nazionale.

    E, “di sbieco”, anche di Italia. Guarda caso.

    Argomenti apparentemente eterogenei, invece strettamente correlati.

     

    Con la mia solita provocatoria spavalderia cercai di dimostrare quanto siano correlati questi argomenti, e quanto direttamente ci riguardino. Oggi, a quanto pare, questi argomenti sono ancora più attuali.

    Ecco quanto scrissi su “L’Occidentale” :

     

    <<  Per quel che potrà valere, mi permetto commentare: prima coi miei ricordi diretti, indi con il “senno di poi”. La guerra delle “Falkland / (alias) Malvinas” a seconda se gli atlanti geografici erano di stampa anglo-americana o argentina, fu  – all’epoca –  una specie di “cartina di tornasole” della situazione internazionale. Nel senso che i Paesi di convinta “fede” Occidentale sostennero la Gran Bretagna, mentre i Paesi aderenti o simpatizzanti dell’ allora “Blocco Sovietico” sostenevano la Argentina. [E tutti “A Prescindere”, diremmo oggi…] Allora, si trattava di “filo-comunismo”, oppure non di rado di FIFO-comunismo = le principali pulsioni che animavano l’ establishment in voga dalle nostre parti. L’articolo di L. Capone riassume bene le vicende del tempo. Tuttavia col dovuto rispetto mi permetterei di confutare l’affermazione che “questo conflitto marginale abbia rotto i classici schemi della Guerra Fredda”. Oserei invece dire che li confermò.  Nel senso ( della “finalità” beninteso ) che: da una parte stava il Mondo Occidentale propriamente detto (anglofono), dall’altra stava la URSS, la cui politica ( oggettivamente: una sagace politica ) era quella di sostenere QUALSIASI occasione propizia a indebolire il gigante anglo-americano. Anche appoggiando militarmente Paesi non propriamente “rossi”. Mentre questi ultimi, nonché gli altri attori sulla scena, erano soltanto utili gregari o irrilevanti comparse. Il fine giustifica i mezzi.  A “sistemare” gli argentini bene o male, Gorbachev ci avrebbe caso mai pensato dopo… . E confermò pure qualcos’altro. L’Italia, -tanto per cambiare…- tentennava. E pendeva a sinistra. In questo, nessuna sorpresa. Il Primo Ministro era se non erro il “laico” G. Spadolini, ma d’un Governo di centro-sinistra che si espresse per lo più a favore della Argentina “aggredita” ( blaterando di “nostre comuni radici neolatine” ), invocò l’intervento dell’ ONU, deplorò l’imperialismo britannico, sostenne iniziative “per la pace”… (sempre a senso unico). E pochissimo tempo dopo, con B. Craxi leader ( guarda caso ), ci sarebbe stata la vicenda di Ciampino & Sigonella. ( No: nulla a che fare col bunga-bunga o altre metafore boccaccesche: la faccenda fu molto, ma MOLTO più seria, anzi GRAVE… . E le conseguenze non le abbiamo ancora pagate tutte neppure adesso, anzi. Sta di fatto che la sinistra italiana detestava e detesta l’Occidente, d’onde nondimeno trae origine. E amava e ama gli islamici, coi quali peraltro nulla ha a che fare. Tant’è che beninteso NON viene corrisposta. E domani? Mah …. ) I comunisti (di allora…) andavano a rimorchio dell’URSS e pertanto si adeguarono alle prescrizioni della Casa Madre. I socialisti ( di cui sopra… ) e i gruppettari o gruppuscoli di estrema sinistra, andavano a rimorchio dei comunisti ortodossi nostrani, affettando per salvarsi la faccia pignole distinzioni. Le “destre” ( allora esisteva ancora il cosiddetto “Arco Costituzionale” ) e gran parte della pubblica opinione, giustificandone il legittimo intervento militare tifavano timidamente per la Gran Bretagna e dunque per l’Occidente.  Sappiamo come andò complessivamente a finire. Mi domando se OGGI in una situazione analoga le faccende si svilupperebbero allo stesso modo e con gli stessi esiti. Caduta in rovina la mole sovietica, si erge la “mole islamica” (faccio per dire…). E qui provo (necessariamente semplificando) a fantasticare. Si tratta di opinioni, pertanto valgono quel che valgono. Oggi la Gran Bretagna è allo sbando. Avvelenata da duri contrasti sociali, dal tramonto probabilmente irreversibile della istituzione monarchica, dalla crisi economica, dalle fatiche del proprio premeditato e snervante doppio giochismo pseudo filo-europeo, dalla cancrena islamista che -a torto o a ragione- la sta facendo disintegrare e degenerare a sub-società. Dubito assai che avrebbe la ( antica ) grinta necessaria a impegnarsi in una guerra di “oltremare” per tenere in pugno pochi isolotti rocciosi. Gli USA, anche loro barcollanti per una crisi economica derivata dalla troppa fede apodittica nella “libera” economia di carta, non pare abbiano una leadership particolarmente incline a “mostrare la bandiera” su fronti lontani. Nelle vicende medio orientali ci sono stati trascinati dentro per i capelli, loro malgrado. E i risultati, almeno per ora -dati i protagonisti- sono ( scusate l’insolenza… ) tragicomici. Pessimo esempio. Vice versa, la Argentina vive un periodo di ripresa economica e sociale (ipocritamente ignorato dai mezzi di comunicazione nostrani), esito delle drastiche, coraggiose ( e solo apparentemente “disperate” ) scelte effettuate in conseguenza della crisi di circa dodici anni or sono. A dispetto di tutte le pretese ortodossie “globaliste”. Ciò implica anche un rigoglio, anzi una rinascita della dignità nazionale. Ancora un poco di ricostituente irrobustimento e poi essa avrebbe le carte in regola per ritentare l’azzardo di una qualsivoglia “usurpazione territoriale” a pochi passi dai propri confini. E presumibilmente ben pochi Paesi si immischierebbero… . E la Kirchner magari ricorderà Mrs Tatcher, ma avrà visto ieri alla TV il Carlo d’Inghilterra mentre legge le previsioni meteorologiche. Quasi quasi scommetterei il classico caffè che andando di questo passo, al prossimo tentativo la Argentina si riprende le Malvinas (pardon: le Falkland) senza colpo ferire. E se le tiene.  >>

     

    Sono passati otto mesi. I Capi della Gran Bretagna -osservazione conclusiva- non somigliano neppure lontanamente ai magnifici avventurieri che costruirono un Impero, né men che meno ai saggi Statisti che a lungo lo conservarono. Sono ridotti a miseri relitti farfuglianti.

    La crisi economica (e politica) della maledetta “unione europea” non fa che peggiorare.

    E noi ( l’Italia, intendo ) saremo ben presto costretti ad affrontare la dura realtà di un collasso economico/sociale per superare il quale l’abbandono della “u. e.” non sarà che l’indispensabile requisito preliminare.

    L’alternativa sarà un tragico e forse irreversibile declino.

    Noi ( l’Italia, intendo ) avremmo bisogno di un Governo.

    Nel frattempo l’Argentina ( della quale pochissimo si parla, guarda caso … ) prosegue nella ripresa economica e il suo Governo accresce le proprie ambizioni, nell’ indifferenza (o sarebbe meglio dire nell’ omertà ?) internazionale.

    Posto che giammai questo “tema” delle Isole Falkland/Malvinas rappresentasse per Noi un qualche interesse,  questo interesse andrebbe collocato:

    nell’insegnamento da trarre che le scelte economico/politiche di tipo nazionalista dei governanti argentini dell’ultimo decennio -a torto o a ragione- si sono dimostrate salutari per il loro Paese (e probabilmente di buon esempio per altri);

    nella persuasione che le alleanze internazionali o si giocano lealmente o è meglio lasciarle perdere;

    nella conferma che ( tanto in vicende individuali, quanto in vicende nazionali ) la cattiva coscienza -cioè la mala fede- trova più facilmente pretesti per operare che non di poi formole per giustificare il male che ha commesso.

    Dunque: se oggi l’Argentina si riprende le “Falkland / Malvinas”, cosa farebbe la Gran Bretagna ? E l’Italia, quale posizione assumerebbe in merito ?

    E la maledetta “u. e.” cosa farebbe ?

    [ Spero proprio che il nostro M. C. Allam riferisca queste note all’amico Nigel Farage … non si sa mai … . ]

    Io alcune idee in proposito le avrei.

    Acquattato sotto la toga del Machiavelli il Polemista Polemologo sogghigna, in attesa del prossimo pubblico pateracchio sul quale lanciare le proprie invettive.

    Le mie considerazioni probabilmente soneranno presuntuose, e molti lettori arricceranno il naso di fronte alla mia “saccenza”.

    Pazienza. Può darsi io mi sbagli. Ma tanti dadi sono oggi in lancio sul tappeto ( per usare una metafora “relativista” ) e nei prossimi tempi potrebbe, per molti, giungere la Nemesi.

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