L’Ipersoluzione

Quando si trova qualcosa di utile spesso si incorre nel rischio dell’ipersoluzione (Cfr. Watzlawick, Di bene in peggio, ed Feltrinelli), la soluzione trovata viene applicata sempre, la si ritiene la chiave per tutte le serrature, fino a creare situazioni non meno disfunzionali di quelle che si voleva curare.
Il secondo grande vantaggio dell’essere medico, il primo è che abbiamo medicinali gratis dagli informatori sanitari, è che noi abbiamo ben chiaro nella nostra struttura di pensiero che c’è per la maggioranza delle cose un giusto mezzo, al di fuori del quale sia la mancanza che l’eccesso sono disastrosi. L’ipotensione porta alla morte, quando è acuta, e si chiama shock; l’ipertensione porta alla morte, quando è cronica, e non molla mai il suo martellamento sulle arterie. L’ipoglicemia porta alla morte. L’iperglicemia porta alla morte.
Lo sviluppo della chimica è stato uno straordinario impulso per la civiltà umana, ma anche in questo caso si è avuta l’ipersoluzione.

Grazie alla chimica abbiamo battuto la fame e la carenza, ma ora l’eccesso di nuove molecole crea pericolosi problemi di allergia e di nuova tossicologia. La radiologia è stata la soluzione di tutti i mali: ci si curavano anche le verruche, con delle piaghe da paura. La radiologia serviva per curare l’ipertrofia, peraltro normale, dei linfonodi nei bambini: l’hanno pagata molto cara. I ragazzini con l’ipertrofia del timo, altra cosa normale, sono stati irradiati, sono morti tutti prima dei quarant’anni per infezioni ricorrenti o tumori, con il sistema immunitario abbattuto. Le apparecchiature radiologiche si usavano anche nei negozi di articoli sportivi per verificare che il piede del cliente nello scarpone da sci non venisse compresso da nessuna parte.

All’inizio del secolo scorso, materiale radioattivo veniva usato per dare fosforescenza alle vernici con cui si dipingevano gli orologi: finalmente la devastante mortalità e morbilità tra le operaie suggerì che forse non era troppo salutare. La chirurgia è stata la panacea di tutti i mali, fino alla terrificante chirurgia preventiva: tonsille e appendice tolti a tutti, “tanto non servono”, e adesso si scatena con la chirurgia estetica che tutto risolve: sicuramente tutte le donne morte per liposuzione non si vergognano più della cellulite.
Anche psicologia, sociologia e antropologia sono diventate la spiegazione di ogni cosa e hanno abbattuto il libero arbitrio. Un tragico caso di ipersoluzione.

La sociologia, quando spinta all’eccesso, ha negato l’individuo riducendolo a frammento di un gruppo, la classe sociale. La sociologia – che dovrebbe studiare la società umana per aiutarla a trovare la sua armonia – è diventata cibo per cattivi maestri, causa di caos. L’esempio tragico è quello di Pol Pot, che aveva imparato nei salotti buoni parigini, nella facoltà di sociologia della Sorbona, che è necessario distruggere fisicamente la borghesia, eliminare il denaro, annullare la famiglia, proibire la religione. Il professore della Sorbona parlava tanto per dire, per ascoltare la propria voce e sentirsi trasgressivo. Purtroppo è stato tutto messo in pratica.
L’antropologia, quando spinta all’eccesso, ha negato l’individuo che diventa il frammento di un gruppo, il gruppo etnico, così che tutta l’umanità è rimasta frammentata in ringhiose minoranze ognuna rinchiusa nel suo astioso vittimismo, e ogni possibilità di fratellanza umana è stata annientata. Quando spinta all’eccesso, l’antropologia ha addirittura negato il libero arbitrio agli appartenenti a civiltà che negano i diritti umani: “è la loro civiltà”, ecco la brillante frase che giustifica bambine vendute e seviziate.

Che il comportamento della persona vada giudicato anche in rapporto al suo gruppo, è assolutamente vero e dovrebbe valere quando noi giudichiamo i comportamenti dei nostri antenati.

Il comportamento del gruppo, però, è un’attenuante, non un’ assoluzione.

Silvana De Mari

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