L’identità psicosessuale del proprio figlio

Non è semplice, ma neanche impossibile. In un passato, non tanto lontano, si dava per scontato che la tendenza sessuale era di conseguenza legata all’identità di sesso, vale a dire che la con­formazione fisica era garante dell’orientamento sessuale.

Ora, con l’evolversi delle ricerche, sappiamo che è necessa­rio sentirsi e viversi nella propria identità. Occorre pas­sare  dall’identità del sesso all’identità psicosessuale, che de­termina l’orientamento della sessualità di un soggetto. Questo ha favorito l’identificazione di una serie di fattori e di fenomeni, che con l’evolversi della crescita del bambino permettono di chiarire l’orientamento sessuale di base.

E’ lo­gico che ciò comporta la capacità di osservare atten­tamente, senza pregiudizi e senza preclusioni, i differenti com­porta­menti e atteggiamenti del bambino, come il modo con cui il fi­glio vive il proprio corpo, gli organi genitali, parla di sé come maschietto o come femminuccia, predilige giochi, ve­stiti, sce­glie attività e la compagnia dei compagni. Questi aspetti, con la crescita, si accentuano sempre più, e divengono dei criteri di valutazione dell’orientamento sessuale.

Non necessariamente un bambino aggraziato e gentile ha tendenze omosessuali, è solo un bambino che ha acquisito un modo aggraziato di atteggiarsi con gli altri.

Teniamo presente che un bambino, che vive in un am­biente femminile, tende ad imitare ed avere comportamenti si­mili alle sorelle o alla madre, e non necessariamente è omoses­suale.

Va ricordato l’importanza del clima psicoaffettivo fa­miliare (ciò che si respira in casa) circa il riconoscimento o la sva­luta­zione dei ruoli maschili e di quelli femminili. Vi sono in casa degli atteggiamenti, dei linguaggi, dei modi di essere e di trattare le persone, che qualificano e valo­rizzano l’identità di ciascuno e i differenti ruoli, e altri, invece, che dequalificano e svalorizzano.

Una bambina, per esempio, che vive in un ambiente che   svalo­rizza la donna, come contrapposizione tende ad imitare i maschi, assumen­done i comportamenti più sgraziati. Sarà un “maschiaccio”, e in tal modo assume, per un certo periodo, un atteggiamento negativo per tutto ciò che appare femminile. Non necessariamente diverrà una lesbica, ma faticherà molto nell’adolescenza e nella giovinezza ad ac­quisire una dimen­sione che le permetterà di vivere pienamente la sua femmini­lità.

Il clima psicoaffettivo, che si vive in casa circa la sessua­lità, l’identità psicosessuale e il ruolo sessuale, diviene il fat­tore determinante, assieme all’eredità, della strutturazione, ac­quisizione, elaborazione che ogni membro ha circa la propria identità psicosessuale e il proprio orientamento.

 Il bambino – maschietto – deve poter percepire che è bello essere maschio come suo papà, com’è bello per la mamma es­sere femmina. Lo stesso la bambina deve sentire che per lei è bello essere femmina come la mamma, e che è bello per il papà essere maschio. (Gilberto Gobbi, I bambini e la sessualità, pp. 89-90).

Gilberto Gobbi

Sorgente: Come rendersi conto dell’identità psicosessuale del proprio figlio – Gilberto Gobbi – | Tempo e Spazio. Il blog di Gilberto Gobbi

Rispondi