L’identificazione col padre

Gli studiosi insistono molto sull’importanza della figura pa­terna nel processo di separazione del maschietto dalla madre e nell’acquisizione dell’identità maschile. La Mahler, per esem­pio, accen­tua l’importanza dell’”abbandono della madre” e insi­ste su una co­stante presenza del padre per aiutare i due, madre e figlio, a sciogliere la simbiosi. In tale senso è determinante che il padre si dedichi alla formazione della ma­scolinità del figlio, il quale, un volta identi­ficatosi nella sfera maschile, è disponibile a identificarsi con gli altri uo­mini e ad aprirsi alla relazione con il femminile in modo sereno. Questo fa comprendere quanto siano importanti e fondamentali i primi tre anni di vita per l’identificazione psicosessuale e, pertanto, per l’orientamento eterosessuale.

In man­canza del padre, può svolgere una funzione rilevante un uomo che mantenga rapporti affettivi con il bambino, come un nuovo compagno della madre che accetti la presenza del bam­bino come parte integrante della relazione e che lo aiuti a distac­carsi dalla madre, uno zio, e nelle fasi successive un insegnante maschio, un ani­matore sportivo, ecc. Il bambino ha biso­gno di figure maschili, che siano per lui un modello di comportamento maschile, non in conflitto con il femminile, ma con una posizione di chiara diffe­renziazione e di esplicita valorizzazione dell’eterosessua­lità, come dimensione decisiva e fondamentale della personalità.

All’inizio della psicoanalisi, l’importanza della figura del padre sullo sviluppo dell’identità psi­cosessuale non aveva avuto molta attenzione, ma da tempo ormai la valenza emotiva del padre è  considerata essenziale per la crescita e lo sviluppo del bambino e in particolare per l’acquisizione della sua identità psicoses­suale.

Il bambino  imita la figura più significativa e si identifica con essa, plasma la sua identità sul modello che sente più affine a sé. Ora, come è già stato detto, per lui il padre è la figura maschile più significativa nei primi anni di vita, spesso lo è anche negli anni successivi. A lui si con­forma e si identi­fica. Ne interiorizza valori e comportamenti. Può capitare ciò anche nei con­fronti di uno zio, di un uomo legato affettiva­mente al nucleo fa­miliare, o anche di un fratello maggiore.

L’identificazione avviene attraverso i comportamenti, tra cui anche le punizioni, ma in parti­colare, tramite l’affetto, il calore, il coinvolgimento per­sonale, la partecipazione alla vita di gioco e agli interessi del bambino. Le ricer­che confermano che la presenza di un padre affettivo facilita l’identificazione ma­schile, più della pre­senza di un padre freddo. Per gli adolescenti, per esempio, il ricono­scimento delle qualità af­fettive, gratificanti e an­che delle  punizioni  del padre faci­litano una buona ed equilibrata mascolinità.

Gilberto Gobbi

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