libertà sessuale fino a 50 sfumature di sado maso.

Thérèse Hargot è una giovane sessuologa belga (nata nel 1984) con una laurea in filosofia e un master in scienze sociali alla Sorbona. Sposata, con tre figli, ed è laica, non integralista cattolica, quindi credibile. Nel suo ottimo libro Une jeunesse sexuellement libérée (ou presque) [Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)], purtroppo non ancora tradotto in italiano, arriva alla stessa conclusione cui sono arrivata io: la liberazione sessuale è stata una trappola maledetta. Siamo passate a una situazione ben peggiore. Siamo passati da una situazione in cui potevamo essere donne, vivere la sessualità alla maniera femminile, all’interno di relazioni stabili che permettevano la maternità, a un sesso promiscuo che la nostra mente inconscia vive come autoaggressione e che annienta la fede in se stessa di una donna. Annientare vuol dire ridurre a niente, e chi ha la fede in se ridotta a niente, dipende sempre di più dall’altro, sempre più disposta a umiliarsi per una carezza, a svendersi per un mezzo distratto sorriso, ad accettare pratiche sessuali che non si ha nessuna voglia di subire. Prima la società imponeva a u uomo se voleva accedere al corpo di una donna ad impegnarsi per la vita, a dare a lei il sostentamento fisico e una ragionevole sicurezza affettiva. È forte la critica della Hargot al sesso tecnicizzato, igienizzato, ridotto alla combinazione meccanica dei corpi. Il paradosso, dice la sessuologa belga, è che la sessualità non è mai stata tanto «normata» come nel nostro tempo per via del combinato disposto tra il culto della performance (imposto dall’industria pornografica) e l’ansietà derivata da una morale igienista ( magro, tonico, depilato). Il punto è che le femmine hanno meno testosterone e quindi una libido minore. Madre natura ha dato loro una libido minore proprio perché restino lucide a scegliere il maschio che sia disposto a morire per loro. Grazie a questa boiata della libertà sessuale, le donne si sono lasciate imporre una sessualità usa e getta di tipo maschile, la gravidanza è diventata un faticosissimo optional di un sesso sempre più lurido e faticoso. La nostra libido è basata su quella del maschio, si impenna, quando lui ci desidera.
Fare l’amore con uno che per noi è disposto a morire è divertente. Fare l’amore, anzi fare sesso con un tizio a cui di te frega talmente poco che probabilmente domani non ti chiamerà nemmeno è una noia mortale. Vivacizziamo con 50 sfumature di sado maso.
Anche la tedesca Gabriele Kubi arriva alle stesse conclusioni, nel suo libro The global sexual revolution, , destruction of freedom in the name of freedom, La rivoluzione sessuale globale, la distruzione delle libertà in nome della libertà, di come le donne si siano fatte incastrare, di come la civiltà attuale non ci garantisca più la protezione necessaria a poter diventare madri, non ci garantisce nemmeno la possibilità di accedere a una sessualità di cui ci freghi qualcosa, una sessualità carica di affettività, che non sia solo apri le gambe, e uno e due e uno e due e uno e due e ti sei ricordato il preservativo? No? Tranquilla , c’è la pillola del giorno dopo e se anche quella va male c’è l’aborto facile ed economico.
Entrambe le autrici dedicano enormi spazi nei loro ottimi libri alla spaventosa importanza della pornografia, al suo peso infinito nelle vite di sempre più persone, di sempre più giovanissimi, di sempre più bambini.
A proposito di pornografia, lo sapevate che dà dipendenza? Una vera e propri dipendenza biochimica, basata sul crollo della produzione endogena di endorfine, eppure è lecita e spessa anche gratuita.
Come ci siamo arrivati?
Si comincia con il dottor Kinsey,