Lia Mills e il suo discorso anti aborto

Di Lucia Scozzoli, pubblicato su La Croce
A febbraio 2009 la dodicenne Lia Mills, di Toronto è diventata una star nella sua scuola e su Youtube con i suoi cinque minuti di discorso a favore della vita, realizzato per un concorso scolastico. Nonostante lo scoraggiamento e l’aperta opposizione degli insegnanti, la presentazione di Lia è stata così ben fatta che ha vinto il concorso dal quale era stata in un primo momento esclusa, a causa proprio dell’argomento “controverso” che aveva scelto.
Il discorso è disponibile nella sua interezza su Youtube, dove è stato visto oltre 2.700.000 volte e ha scatenato una accesa discussione.

 

Lia pronuncia con voce ferma e viso solare alcune frasi così semplici e così incontrovertibili, da lasciare spiazzati: logiche, per niente politically correct, dirette.

“E se ti dicessi che in questo momento, qualcuno sta scegliendo se tu vivrai o morirai?” inizia Lia con piglio carismatico. “E se ti dicessi che questa scelta non è basata su ciò che puoi o non puoi fare, o su ciò che hai fatto in passato o su quello che potresti fare in futuro? E se ti dicessi che non puoi fare nulla a riguardo?
“Compagni e docenti, migliaia di bambini sono ora in questa situazione. Qualcuno sta scegliendo senza che nemmeno loro sappiano se potranno vivere o morire. Quel qualcuno è la loro madre. E questa scelta è l’aborto.”
“Perché pensiamo che solo perché un feto non può parlare o fare quello che facciamo, non è ancora un essere umano?” Lei chiede. “Alcuni bambini sono nati dopo soli cinque mesi. E’ questo un bambino non umano?”
“Pensate ai diritti del bambino, che non gli sono mai stati riconosciuti. Non importa quali sono i diritti della madre, ciò non significa che possiamo negare i diritti del feto”, ha detto. “Dobbiamo ricordare che con i nostri diritti e le nostre scelte abbiamo delle responsabilità, e non possiamo portar via a qualcun altro i suoi diritti per evitare le nostre responsabilità.”

La madre di Lia si è difesa con forza dall’accusa di essere stata lei a spingere la figlia per questa battaglia pro-life, ha anzi affermato di aver cercato di dissuaderla in tutti i modi ma di non esserci riuscita, come se Lia fosse animata dalla necessità di compiere una battaglia non rimandabile, importantissima, inevitabile, a qualunque costo.
Nonostante gli insegnanti che hanno giudicato il suo lavoro fossero pro-choice, essi sono stati costretti ad assegnarle la vittoria al concorso per la profondità degli argomenti trattati e la loro sostanziale incontestabilità.
E davvero l’effetto che fa questo video è quello di chi compie un gesto banale che però nessuno prima era riuscito a fare, trova la soluzione all’enigma irrisolvibile e tutti a dire “è vero, era così semplice, lapalissiano!”

 

Lia dice cose semplicissime, che però nessuno dice più: non possiamo calpestare i diritti di qualcun altro per sottrarci alle nostre responsabilità. Sì, proprio responsabilità: una parola desueta, che nessuno vuole più sentirsi dire.
La maternità non è un accidente di percorso che può capitare a qualche donna sprovveduta, è sempre un atto che richiede coscienza e responsabilità, perché fa entrare sulla scena del mondo un nuovo individuo, qualcuno che sarà un uomo o una donna come noi, che potrà compiere tanti gesti, vivere, amare, lottare, piangere e ridere. Una persona tutta intera.
Sgombriamo il campo dai discorsi pietisti sui bambini malati: a parte il fatto che le diagnosi possono essere sbagliate, che non possiamo proiettare sui bambini le nostre aspettative e andare nel panico al primo difetto prospettato, che non è vero che una persona che non nasce perfettamente sana sarà infelice, a parte tutto ciò, la stragrande maggioranza degli aborti non avviene per motivi terapeutici in senso fisico, ma per disagi di natura psicologica ed emotiva della madre, cioè per la paura di non sopportare il disagio di una nuova vita da gestire, magari nelle difficoltà economiche, in situazioni familiari controverse, nella precarietà lavorativa o nella solitudine affettiva. Ma spesso non ci sono nemmeno dei veri disagi dietro cui giustificare la tragica scelta: semplicemente non è il momento giusto, la coppia vuole passare ancora un paio di anni in libertà, la donna vuole proseguire la sua carriera senza intoppi, o non vuole perdere la linea, o altre amenità del genere.
Il professor Noia testimoniò ad una conferenza che una donna aveva dato come giustificazione per un aborto il fatto che non si sentiva ancora pronta per diventare madre, le servivano altre sei/otto mesi. Per questo abortiva. Una gravidanza capitata sei mesi prima del previsto.

 

Esiste uno squilibrio paradossale tra i diritti degli adulti e quelli dei bambini, i feti nel grembo della madre sono totalmente indifesi, dal punto di vista fisico e legislativo, nessuno più li tutela. Non sono soggetti di diritto, non sono nemmeno soggetto di cure, i medici, quelli che hanno fatto il giuramento di Ippocrate, li possono tagliare a pezzetti o sciogliere in soluzione salina ed estrarli rattrappiti dal corpo della madre. E non si può dire, dobbiamo nascondere questa banale verità dietro il paravento degli intoccabili diritti della madre.
La natura però ha previsto che il corpo della donna diventi sede della vita altrui, che per 9 mesi non si appartenga più semplicemente, in modo esclusivo, ma che sia la porta della vita per un altro individuo, un essere umano, come lei, con lo stesso valore, dignità e potenzialità. Questa è la realtà dei fatti. Semplice, incontrovertibile.

 

Sentirlo dire dalla bocca di una bambina come Lia rende tutto più chiaro ed evidente: la scelta di abortire, per quanto giustificata da mille difficoltà, resta un atto di soppressione di una vita umana. Se è vero che i diritti di ogni individuo finiscono dove iniziano quelli di un altro, sicuramente è necessario ripensare l’aborto dal punto di vista del bambino, il soggetto debole e muto, un uomo che semplicemente non nascerà.

 

Lucia Scozzoli

Sorgente: Lia Mills e il suo discorso anti aborto – Ontologismi

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