levy Strauss

Levy Strauss fondatore della moderna antropologia giudica l’islam un sistema inferiore, perché inchioda per sempre gli islamici alla mancanza di pensiero libero e la mancanza di compassione. Levy Strauss, fondatore della moderna antropologia, afferma che la violenza insita nel Corano è strutturale atroce e non risolvibile. Levy Strauss fa queste affermazioni negli anni ’60, anni in cui sembra che l’islam possa evolvere verso la laicità, anni in cui questa è l’impressione. Levy Strauss  afferma che è appunto un’impressione. Laicità e tolleranza sono per l’islam una situazione di equilibrio instabile: si formano saltuariamente in qualche luogo dove il desiderio di libertà degli uomini riesce ad affiorare, ma alla prima crisi si torna all’integralismo, che è l’una forma stabile dell’islam. Negli anni ’60 Levy Strauss poteva scrivere queste cose senza avere la scorta perché era uno di quei periodi di relativa tolleranza.

L’affermazione che nessun comportamento di nessuna popolazione (purché non occidentale) possa essere giudicato è uno dei caposaldi del terzomondismo sessantottino, ed è uno degli elementi dell’etnocidio (distruzione della civiltà) occidentale, primo gradino del genocidio che potrebbe cancellarci dalla superficie del pianeta, quando saremo una minoranza, come sta succedendo  ai cristiani del nord Africa o è già successo ai buddisti dell’Afghanistan. Tutti i  successi, scientifici, tecnologici, ma anche etici, la maggiore compassione, della civiltà giudaico-cristiana vengono cancellati, anzi criminalizzati. Chiunque pensi che la lapidazione vada combattuta è razzista, quindi siamo tutti razzisti. Tutti colpevoli. Noi siamo sempre colpevoli. Anche delle colpe dei nostri antenati. Quando parliamo di quanto oggi l’islam sia atroce, ed è un nostro problema non perché diamo giudizi, ma perché viviamo oggi, l’islam colpisce noi, oggi, ci ricordano l’Inquisizione del ‘500 e lo schiavismo. Qualcuno di voi ha personalmente posseduto schiavi? Avete mai processato eretici? Ne avete bruciati nel cortile di casa vostra?

L’ antropologia babbea, quella pauperista terzomondista, ha sostituito il concetto giudaico-cristiano di responsabilità personale con il concetto islamico di responsabilità tribale, ma solo se i colpevoli siamo noi. Abbiamo avuto schiavi, quindi per l’eternità siamo colpevoli ed è giusto che i dannati della terra vengano a saldarci i conti. Chiunque di noi poteva trovarsi sulle Torri gemelle o nella metropolitana di Londra. Chiunque di noi è sotto attacco ora perché colpevole a prescindere. 
Io non ho mai fatto del male a nessuno, non sono colpevole di niente e se uno mi odia, mi difendo con tutta la forza che ho. Ribaltiamo il concetto. Posso uccidere o almeno picchiare tutte le persone di origine turca che incontro per la colpa di aver conquistato Costantinopoli e distrutto la popolazione cristiana dell’Anatolia? Posso invocare il terrorismo contro di loro? Posso essere io in collera per le perdita di Costantinopoli, terza città santa della cristianità, per la perdita (Algeria) dei luoghi dove Sant’Agostino ha parlato, dei luoghi (Turchia) dove San Giovanni ha scritto il Vangelo e forse l’Apocalisse (non  siamo certi sia dello stesso autore), dei luoghi (Siria) dove San Paolo è stato illuminato e dove sorgevano le 300 chiese più antiche?  I maledetti arabi musulmani hanno distrutto il Santo Sepolcro: posso irritarmi e saldare il conto a suon di bombe? O almeno considerare guerrieri di una guerra giusta  con l’etica del loro tempo, i i crociati che sono andati a saldare i conti? Hanno ammazzato ebrei innocenti e questo mi ferisce come fossero stati miei parenti di primo grado,  anche civili, ma porca miseria, nel 1100, la guerra si faceva così!   Giudico il loro comportamento, ma relativamente alla loro etica, non posso applicare la mia, il relativismo vale anche per i crociati,  e i crociati ne hanno ammazzati meno degli altri e se gli arabi non volevano veder crepare le loro donne e i loro bambini ammazzati da gente incazzata, bastava che la piantassero con le guerre di conquista e distruzione.
Non mi pento delle crociate. Sono un crociato e un sionista. Quando Osama Bin Laden parla di crociati e sionisti: Io: a me l’irritazione per la perdita e la distruzione dei miei luoghi santi non mi spetta mai? Agli ebrei nemmeno. Noi non ci incazziamo mai, secondo le antropologhe babbee, malate di un razzismo totale, noi occidentali il sistema limbico (dove nasce l’incazzatura) non ce lo abbiamo. Gli africani che infibulano le figlie non hanno l’emisfero razionale e il libero arbitrio e la capacità di cambiare, secondo queste stolte, e noi non abbiamo il sistema limbico, non ci incazziamo mai. L’arabo, il jihadista, il palestinese è in collera. E solo collera. Dato che è incazzato, questo giustifica tutto, anche il giulivo sterminio di bambini. I palestinesi, i protagonisti delle periferie europee in fiamme, i terroristi delle Torri gemelle, di Londra, Madrid, Mumbay eccetera, tutti  pensano con la collera, sono arrabbiati e quindi giustificati. La gente che è solo sistema limbico, che trasforma la collera in omicidio, a casa mia ha un disturbo border-line di personalità e va messa sotto tutela. Non è un adulto degno di gestire uno Stato.
Signori, potrei irritarmi io, perché il sistema limbico fa parte anche del mio sistema, e chi lo rinnega sempre e completamente, rinnega la propria umanità.
E perché nessuno sputa in faccia a Clinton quando spiega che la Jihad è in collera per la perdita di Gerusalemme, città non nominata nemmeno una volta nel Corano, dove Maometto non è mai stato in vita sua, che qualche fantasioso cretino, purtroppo con enorme seguito, dichiara città santa dell’islam per motivi che continuano a restarmi oscuri. Qualcuno mi spiega perché una città non nominata un’unica volta nel Corano è una città santa dell’islam? Nel Corano c’è scritto che Maometto è stato assunto al cielo nella moschea "più lontana". Che la moschea lontana sia la Spianata del Tempio di Gerusalemme è un’interpretazione. Peraltro questa interpretazione ci dice quanto Maometto fosse lontano da Gerusalemme. Infatti di Gerusalemme, agli arabi non gliene è mai importato nulla. Come il bambino tra le due madre di re Salomone. Purché non ce l’abbiano cristiani ed ebrei, fanno la terza guerra mondiale, ma quando ce l’hanno Gerusalemme la fanno decadere. Sia Voltaire che Mark Twain ci raccontano come, sotto l’Impero ottomano, fosse rovine e polvere, poco più di un villaggio di pastori. Quando nasce lo Stato di Israele, il settore orientale di Gerusalemme è occupato dai giordani, che cacciano gli ebrei dal quartiere dove erano da tremila anni con una violenza terrificante, distruggono tutto il quartiere, incluse sinagoghe millenarie, e impediscono l’accesso agli ebrei, che non possono nemmeno accedere al Muro del pianto. Gerusalemme è l’unica città santa degli ebrei, il Muro del pianto è l’unico luogo santo, insieme alla Spianata del Tempio, il cuore del giudaismo, dove l’islam tiene i suoi  piedi, con la costruzione della moschea con la cupola d’oro, e dal quale i palestinesi tirano sassi sugli ebrei in preghiera (ma sono arrabbiati e allora giustificati. Sono arrabbiata anche io. Posso far saltare un bus scolastico a Istanbul, che in realtà è Costantinopoli occupata dai turchi?). La Giordania non aveva Gerusalemme come capitale quando aveva Gerusalemme. C’è qualcuno tanto idiota da credere che Gerusalemme valga qualcosa per l’islam? L’islam vuole Gerusalemme, come prova di forza, poi la butta via quando ce l’ha, la fa morire di stenti e polvere, perché così dimostra la superiorità della Mecca e Medina. Gli ebrei sono andati a Babilonia cantando Gerusalemme possa cadere la mia mano, il mio occhio se ti dimenticherò. Gli Ebrei sono andati davanti alla camere a gas dicendo ai bambini: ci rivedremo a Gerusalemme. Mille anni prima della nascita di Roma, duemila anni prima della nascita di Maometto, Gerusalemme era la capitale degli ebrei. E’ anche la città santa della cristianità, e quindi voglio che sia sempre sotto unico controllo israeliano, perché solo gli israeliani hanno la forza e la volontà di proteggere me, pellegrina, quando sono andata a mettere il mio mazzetto di lavanda del mio giardino nell’orto del Getsemani (la mia mamma ci teneva). Gerusalemme non è città santa dell’islam, è santa affinché appartenga all’islam, questa è la dizione corretta. Come Roma. Devono appartenere all’islam come prova che ha vinto. Le vere città sante sono La Mecca e Medina.
Soprattutto nella delirante teoria che Gerusalemme sia la terza città santa dell’islam, ci sono anche informazioni sulla quarta, che è Roma, e che in teoria appartiene all’islam e noi la occupiamo arbitrariamente. Dopo Israele, ci siamo noi. Se la folle volontà di monsignor Cappucci si avverasse, se Israele fosse distrutta, il fronte saremmo noi. L’esercito israeliano combatte anche per noi italiani, dopo Israele c’è l’Italia, perché il profeta Maometto è l’erede di Abramo e Cristo.
Noi, occidentali, ebrei e cristiani,  siamo sempre, tutti, colpevoli Sarà stato un atto di giustizia quando ci annienteranno. La collera giustifica tutto? Gli israeliani, già ebrei, non sarebbero quelli che a un filo di incazzatura avrebbero anche diritto, dopo secoli anni di persecuzioni atroci? Incluso il genocidio degli ebrei dell’Arabia commesso da Maometto. Quello se lo dimenticano tutti. Non considerare criminale un profeta che ha distrutto un popolo, non è un po’ scortese verso quel popolo? un pochino?.

Bene signori, una citazione di  George Bernard Show, comunistiello anche lui, però scriveva bene: “Se una tigre mi aggredisce, io non la giudico, in nulla. Non me ne ritengo superiore. Mi limito a ucciderla, perché vivo meglio in un mondo dove la tigre non c’è. Se la tigre ha un paese d’origine, aggiungo, ce la rimando, come unica alternativa al sopprimerla, al suo paese di origine e se questo paese è povero perché la tigre è troppo disfunzionale per produrre ricchezza, non sono problemi miei. Non perché giudichi la tigre, ma perché così campo meglio io”.

Il mio nemico non sono gli uomini, so che sono fratelli, ma l’ideologia che li spinge.

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